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Il mito in arrivo

Oltre 400 i milioni di dollari incassati in patria dopo il quarto week end di programmazione. Se continua a viaggiare sulle medie giornaliere attuali potrebbe diventare il secondo incasso americano della storia ed insidiare il trono di “Titanic”. 1,14 miliardi di dollari l’incasso mondiale al 6 gennaio, ormai secondo solo a “Titanic”. Basterebbero questi numeri per rendere la portata epocale di “Avatar”, il nuovo fenomeno griffato James Cameron, alias “the King of the world”, a 12 anni di distanza dall’affondamento del Transatlantico dei record.

Costato la cifra astronomica di quasi 500 milioni di dollari, di cui 300 di produzione e oltre 100 di marketing, “Avatar” apre il nuovo decennio rivoluzionando il concetto di visione e di esperienza cinematografica. Ambientato nel 2154 sul pianeta Pandora, tra umani invasori avidi di ricchezze minerarie, meravigliosi indigeni Na’Vi dalla pelle blu e avatar, la sci-fi opera in 3D di Cameron mescola fantascienza e mitologia con quella potenza immaginifica cui l’autore di “Terminator” ci ha abituati da decenni. Una “storia futuristica” che è anche “un’avventura vecchio stile nella giungla”, come Cameron l’ha definita: tra innovazione e tradizione, “Avatar” si afferma come “lo Star Wars” della nostra epoca” (Times UK), “la combinazione più persuasiva di live action e animazione in motion-capture finora mai apparsa sullo schermo” (Chicago Tribune).

La genesi del film è già leggenda. Il progetto nasce a metà degli anni ’90, ma l’industria degli effetti speciali non è sufficientemente avanzata per permettere al mondo futuristico di Cameron di prender vita così come è stato concepito. Accantonato il progetto per dedicarsi a “Titanic”, è solo dopo aver visto gli sviluppi della computer graphic ne “Il Signore Degli Anelli”, “I Pirati Dei Caraibi” e “King Kong” che Cameron avvia la produzione del film e mette a punto un innovativo sistema di ripresa, la Reality Camera System, in grado di restituire il livello di profondità della vista umana. “Voglio creare un nuovo tipo di grafica virtuale aiutandomi con l’animazione del performance capture”, dichiara.

Ultimata la sceneggiatura nel 2006, Cameron annuncia che il film non sarà pronto prima della fine del 2009, in modo da migliorare al massimo l’estetica degli effetti speciali. Girato per il 40% in live action e realizzato al computer per il restante 60%, “Avatar” si avvale della presenza nel cast di Sigourney Weaver, che funge da straordinario elemento di continuità con il passato, e presenta una nuova indelebile figura di eroina-guerriera tutta animata al computer, Neytiri, interpretata da Zoe Saldana.

Uscito il 18 dicembre in tutto il mondo meno che in Italia per permettere ai cinepanettoni nostrani di racimolare i loro miseri milioncini, “Avatar” atterra sui nostri schermi il 15 gennaio e si prenota per una valanga di candidature all’Oscar, tra cui miglior film e miglior regia. James Horner, autore della colonna sonora, ritenta il colpaccio di “My Heart Will Go On” ed affida il tema musicale “I See You” alla voce di Leona Lewis.

Pur sottolineando la scarsa originalità narrativa e la povertà dei dialoghi, la critica si è sperticata per coniare nuovi superlativi in grado di definire il livello tecnico del film. Se per Peter Travers del Rolling Stone la space opera di Cameron “estende le possibilità di quello che il cinema può fare”, il New York Observer definisce lo spettacolo visivo offerto dal film “qualcosa di nuovo che le pupille nemmeno immaginavano di poter vedere”. Ed ancora oltre va Richard Corliss sul Time: “È un mondo completamente plausibile e seducente che richiede la tua totale immersione. Non resistete: lanciatevi e volate. Tutto quello che Cameron chiede è che apriate i vostri occhi”. Buon viaggio!

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