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Il nuovo cammino del Management: “Il dolore post operatorio lo abbiamo messo nello stomaco” [INTERVISTA]

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Un nuovo inizio per il Management, la band abruzzese formata da Luca Romagnoli (voce e autore dei testi) e Marco Di Nardo (compositore) dopo due anni dalla pubblicazione di “Un incubo stupendo” (2017), è tornata nuovamente sulle scene in una versione inedita con “Sumo, quinto disco in studio per Full Heads/AudioGlobe in cui si nota una vera e propria svolta artistica, contrassegnata da un sound minimale ed elettronico a supporto di una forma canzone molto vicina al cantautorato.

Abbiamo Intervistato Luca Romagnoli, facendoci raccontare qualcosa in più sul nuovo disco e sulle motivazioni che hanno portato determinate scelte durante il periodo di pausa, non perdendo l’occasione per intraprendere una riflessione sul panorama musicale italiano attuale.

 

Luca, dopo tantissimi anni in giro tra concerti e dischi vi siete fermati per due anni. Ora siete tornati in una nuova veste e con il nome rimaneggiato. Cosa è successo in questo momento di stop?

Abbiamo lavorato, scritto, pensato e sbagliato tanto prima di trovare la strada giusta per il nuovo disco. Poi abbiamo capito che le canzoni migliori andavano in un versante particolare. In questi due anni essendoci fermati ci siamo guardati indietro. Quando ti fermi vedi la strada che hai percorso e inizi a pensare a quella nuova da intraprendere. Abbiamo quindi lavorato su tutti i livelli non solo sul versante musicale-produttivo ma anche sul lato emotivo e psicologico.

Sumo” ha un sound decisamente diverso dai lavori precedenti, decisamente più minimale (anche se poi in realtà ascoltandolo bene ci sono un sacco di suoni) e votato all’elettronica. Come è stata la reazione dei vostri fan più affezionati?

Ti dirò, è successo qualcosa di miracoloso: con il cambio di nome e con il cambio di rotta evidente chiaramente ci aspettavamo la rivolta del vecchio pubblico. Non è stato così, hanno capito la sincerità e l’intimità del disco: questo album fa male a chi lo ascolta e soprattutto a chi l’ha scritto, e si sente: è molto autentico, intimo ed autobiografico. I fan hanno riconosciuto questo aspetto e hanno saputo ricollegare questi momenti ad altri di uguale forza emotiva dei dischi precedenti, riconoscendo il dolore post operatorio anche se l’abbiamo tolto dal cartellone e lo abbiamo messo nello stomaco: hanno capito il processo. In questo senso è fondamentale la canzone con la quale ci siamo presentati: abbiamo optato infatti per “Come la luna“, la nostra veste più scarna, più pura anche in confronto alle altre tracce che sono molto prodotte; un antisingolo chitarra e voce impassabile in radio. Una scelta strana ma necessaria per dire a tutti: “Siamo tornati, siamo sempre noi. Nel disco che state per ascoltare abbiamo raccolto i pensieri, le emozioni, i dolori della nostra vita.

A proposito di elettronica. Mi ha colpito particolarmente il crash tra l’impronta fortemente cantautorale e la produzione spiccatamente internazionale. Come siete arrivati a questa commistione?

La realtà è che la mia formazione proviene dal cantautorato italiano: amo particolarmente De Andrè, Dalla, De Gregori ma anche Vasco, Luca Carboni, Piero Ciampi, Luigi Tenco. Quello di Marco è un background molto più internazionale. Da questi due fattori è nato quindi questo elettrocantautorato. Non a caso negli ultimi giorni ho definito il disco “Neoclassico”, molto italiano nella scrittura che vuole essere volutamente retrò ma con dei suoni contemporanei. Non siamo giovanissimi, abbiamo ormai cinque dischi alle spalle e una certa esperienza, non volevamo concentrarci sulle sciocchezze sentimentali: io faccio sempre una distinzione tra il romanticismo quello più letterario presente anche nel disco, e il sentimentalismo, che trovi invece nei libri che si vendono all’autogrill.

Una scelta molto identitaria…

Paradossalmente noi siamo più veri adesso che prima: Marco ha sempre prodotto con questa voglia di farsi influenzare dai suoni del mondo, io sono sempre cresciuto con il cantautorato. Tutti i passaggi dei dischi più giovanili per quanto belli e cuciti del vestito “punk” che ci hanno attribuito – quando punk era più l’atteggiamento provocatorio iconoclasta sopra e sotto il palco – erano molto legati all’energia giovanile di quando avevamo vent’anni. Ma citando un amico quando avevamo vent’anni eravamo due stronzi. Dopo una lunga pausa ci siamo fermati per la prima volta per lungo tempo, abbiamo riflettuto capendo che quello che volevamo fare emergere era qualcosa di più sentito e serio, con meno orpelli legati al gesto. Abbiamo pensato che sarebbe stato molto più gratificante avere un pubblico innamorato delle canzoni, delle parole, delle armonie piuttosto che della nostra immagine. Siccome viviamo in un momento storico dove la musica è davvero troppo legata all’immagine anzi, a volte è solo legata all’immagine, visto che di immagine facciamo schifo e con i social facciamo schifo al cazzo, la nostra immagine sono le nostre canzoni. A me non va per scimmiottare un personaggio per tutta la vita, io e Marco non vogliamo salire sul palco a 60 anni a rotolarci e vivere una vita al limite. Personalmente a 80 anni voglio salire sul palco come Gino Paoli, con un bicchiere di Whisky e una sigaretta. A 80 anni voglio parlare di me a 80 anni o dei miei ricordi. Niente di più.

A proposito di immagine e di cambiamenti. Voi avete vissuto l’esplosione dell’indie, ora diventato itpop, ma anche quello della trap dall’interno. Cosa avete recepito di questo boom?

La risposta più immediata da dare in questi casi è quella da calciatori, la più banale, ovvero: “L’artista se ne frega delle categorie, contano soltanto le canzoni”. Non è sempre così. Certi tipi di refrain, vedi “soldi”, “pistole” e “collane”, crea molto quel gioco del “riconoscersi con”: la trap, genere che ha rivoluzionato il mondo venendo saccheggiato anche da artisti pop, ha cambiato il linguaggio e non sta a noi decidere se in meglio o in peggio. Siccome nei giovani c’è sempre questa voglia enorme di volersi distinguere, arriverà un momento in cui altri giovani vorranno distinguersi discostandosi dalla trap, oppure dall’itpop o dall’indie. Quello che è successo all’indie è che agli inizi, quando noi ne facevamo parte, era la musica alternativa, quindi alternativa alla tv, al sistema dominante, a Sanremo. L’espansione del movimento tuttavia è una cosa molto buona per la musica perché tutti questi giovani andranno a sostituire i dinosauri. Fortunatamente le televisioni e le radio hanno capito che il pubblico dei giovani è più potente e futuribile rispetto a chi sta dietro le telecamere da 90 anni. Quindi non è l’indie che ha “scelto di”; piano piano i ragazzi in possesso di idee moderne con linguaggi nuovi stanno sostituendo in maniera totale i “vecchi”, con tutto il rispetto per loro ovviamente. Anche perché con questo processo si crea una strada per gli altri gruppi emergenti: però non dobbiamo dire adesso che tutti quelli che iniziano un percorso in un determinato modo lo fanno per omologazione, tra mille gruppi ce ne saranno 700 che si omologano e 300 che tirano fuori delle novità pazzesche che cambiano per sempre la musica. Se credi nell’arte devi essere sempre dalla parte delle cose nuove, anche se non ti ci riconosci perché, come diceva Faber, i giovani”hanno sicuramente dei valori che noi non siamo ancora riusciti a capir bene perché siamo troppo affezionati ai nostri “.

Non posso salutarti senza chiederti del tour, in partenza nel mese di febbraio. Rivestirete i brani del repertorio con il suono più vicino a “Sumo”?

Stiamo provando da mesi e proveremo durante tutte le feste. Il tour inizierà appunto a febbraio e suoneremo anche i vecchi brani riarrangiati con il sound più vicino al nuovo disco in modo da avere buona amalgama. Alcuni pezzi neanche troppo: una canzone nata in un modo si può suonare anche in quel modo, magari raccontando il nostro passato i cui  eravamo diversi riflettendoci su; è bello vedere tutti questi cambiamenti. Non vediamo l’ora di suonare, non lo facciamo da tanto tempo e non capiamo come abbiamo fatto e come non ci siamo ancora sparati.

 

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