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Il Pan Del Diavolo: L’anima americana di Palermo

Che avevate da fare il 29 giugno? In realtà non c’interessa, perché se avevate la possibilità di partecipare al Forest Summer Festival di Foresto Sparso (BG) e non ci siete andati avete ben poche scuse disponibili. Se foste venuti quel giorno vi sareste beccati aggratis un sacco di bella gente, tra cui anche quel concentrato di energia che sono i due membri de Il Pan Del Diavolo.
Noi di Loudvision li abbiamo incontrati nel backstage del festival, e questo è il risultato della bella chiacchierata con Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo.

Dei palermitani che fanno un folk’n’roll così scatenato. Da dove nasce questo mix?
Ti potrei dire le solite cose tipo la Sicilia è una terra calda, c’è una forte tradizione di musica popolare, in qualche modo un’energia rock’n’roll… forse è così effettivamente, però non so come è nata effettivamente la scintilla, però ad un certo punto è arrivata e questo è stato. Come fai a scegliere o controllare una cosa del genere? Succede.

Rimane forte un collegamento più statunitense. Avete fatto anchenun viaggio negli USA, in Texas, al South By Southwest. Com’è stata questa esperienza?
È andata bene. Abbaimo visto una marea di gruppi: folk, punk… Da tutto il mondo. È stata un’esperienza di quelle storiche, diciamo. Magari da ripetere. Ma comunque unica.

Sempre parlando della vostra musica, avrei una curiosità personale: chi è il Ciriaco dell’omonima canzone del vostro primo album? Qualche riferimento politico?
Ciriaco l’abbiamo scoperto come nome di santo, e poi si è animato in questa canzone. In realtà non c’è nessun riferimento alla politica siciliana o altro.

Com’è stata l’esperienza del secondo album?
È andata che è andata bene, quindi questo gradino l’abbiamo superato. Sul terzo album non si dice niente di particolare (mentre “il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista” cit. ndr) quindi possiamo andare sereni.

Com’è nata la collaborazione con Mazan di Bologna Violenta?
È nata perché lui è un maestro di violino e fa dei fantastici arrangiamenti e a noi serviva un arrangiamento. Lui era la persona giusta. Ma vicino al nucleo del disco ci sono altri musicisti come Antonio Gramentieri e Diego Sapignoli con cui abbiamo scritto e suonato l’album. Poi ci sono dei musicisti che hanno partecipato un po’ in amicizia e un po’ per l’effettiva necessità di utilizzare loro a quei determinati strumenti.

Se doveste scegliere una canzone che sentite più vostra, in cui vi identificate di più, quale scegliereste?
Mah, ti posso dire quale ci diverte di più suonare. “Libero” mi diverte un sacco a suonarla. Non è la mia preferita, perché sai come funziona, non c’è la preferita. Hanno tutte un motivo per essere suonate. Però diciamo che quando suono “Libero” mi diverto di più.

Parliamo della vostra etichetta, La Tempesta Dischi. Come vi trovate in questa grande famiglia? Come ci siete arrivati?
Questa è una domanda personale: essendo una famiglia dobbiamo mantenere un profilo basso quindi non possiamo rispondere a questa domanda. In realtà però la domanda è come sono arrivati loro a noi, perché è sempre uno scambio: non siamo andati alla sede della Tempesta e abbiamo fatto sentire il disco. C’è stato un passaparola tra gli artisti e poi ci siamo incontrati con Davide (Toffolo ndr) a Milano un giorno e abbiamo deciso di partecipare. Lui già conosceva il disco, l’EP (“Il Pan Del Diavolo” del 2009, ndr) e gli piaceva, e allora…

Com’è stata la collaborazione con gli Zen Circus?
È stata una cosa molto breve, una questione di un pezzo. Era un periodo che suonavamo molto spesso nei festival e per mettere il marchio su questa nostra amicizia abbiamo deciso di farci un pezzo insieme nel disco. Cioè sono arrivati in studio, gli accordi sono quelli, l’abbiamo arrangiata al momento… niente di così complicato. Questa. Così è iniziata e così si è conclusa.

Prevedete altre partecipazioni o collaborazioni?
Chissà. Noi cerchiamo di guardare a qualcosa di nuovo. Poi se gli Zen volessero fare un pezzo con noi ben volentieri.

Che evoluzione musicale prevedete nel vostro stile?
Le evoluzioni sono inevitabili, credo, automatiche. Certe volte te le imponi perché vuoi che un pezzo prenda questa direzione, certe volte vengono da sole. Chiaramente nel disco nuovo nei pezzi che stiamo scrivendo ci sono un sacco di evoluzioni. Evoluzione è anche mantenere quello di buono che abbiamo sempre avuto, e quindi migliorarlo e vedere cosa succede.

Un’ultima domanda su questo festival: come vi trovate qui? Che atmosfera sentite?
Quella di un festival professionale, tutto in regola. Accoglienza perfetta, bel palco, bel suono, bella location… non fosse per i ragazzi che fan le interviste! (risate)

Che variazioni avete visto tra i pubblici d’Italia?
Negli ultimi anni abbiamo suonato più al Nord che al Sud, ma ci pensavo giusto ieri a qesta questione. Dipende dal posto, dalla situazione, da come si godono il concerto, ma non c’è tutta questa differenza tra le persone. Poi ci sono delle situazioni particolari. In Lombardia noi siamo accolti generalmente bene. Magari andiamo in Piemonte e siamo accolti più freddamente, ma non si parla di Nord e Sud, ma più di variazioni da regione a regione.

Dopo quest’ultima domanda lasciamo andare Il Pan Del Diavolo a riposarsi in vista del gran concerto della sera, subito dopo Maria Antonietta e prima de Lo Stato Sociale.

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