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Il Paziente Inglese alla Festa del Cinema di Roma 2016

La Festa del Cinema di Roma 2016 rende omaggio a “Il paziente inglese” (“The English Patient”), l’imponenente film drammatico di Anthony Minghella che uscì vent’anni fa e vinse ben nove premi Oscar. Sul red carpet che si terrà prima della proiezione di questa sera saranno presenti i (magnifici, allora come oggi) protagonisti Ralph Fiennes, Kristin Scott Thomas e Juliette Binoche, mentre all’incontro stampa del mattino ha preso parte solo Fiennes accompagnato dal produttore Paul Zaentz (è il nipote di Saul).

Tratto dal romanzo omonimo di Michael Ondaatje, “Il paziente inglese” è una storia d’amore, tradimento e impossibile redenzione ambientata negli anni della seconda guerra mondiale. Un misterioso e sfigurato English patient (che non è affatto inglese, si scoprirà poi — lo interpreta Ralph Fiennes) è finito in Italia, dove viene amorevolmente curato dall’infermiera canadese Hana (Juliette Binoche). Nel suo passato si nasconde la tragica relazione con Katharine (Kristin Scott Thomas), conosciuta quando lavorava come cartografo nel Sahara per la Royal Geographical Society…

La conferenza stampa non può che aprirsi con un ricordo di Anthony Minghella, morto nel 2008: «Anthony era un ottimo regista e sceneggiatore — esordisce Zaentz — ma soprattutto un essere umano straordinario». Gli fa eco Ralph Fiennes: «Un uomo gentile, sempre collaborativo e paziente, con un meraviglioso senso dell’umorismo, capace di prendersi cura dei collaboratori e di valorizzarne il lavoro. L’atmosfera sul set era fantastica. È grazie a lui se noi che abbiamo preso parte al “Paziente inglese” siamo qui oggi e ci sentiamo ancora così uniti» (in serata Zaentz ci ha anche rivelato che tutti i membri del cast presenti a Roma hanno sostenuto personalmente le spese di viaggio, ndr).

Parte delle riprese di “Il paziente inglese” si svolsero in Italia: a Pienza in Toscana, negli studi di Cinecittà (per gli interni delle scene ambientate nel monastero in cui si rifugiano Hana e il paziente) e al Lido di Venezia (dove gli scenografi ricostruirono lo Shepheard’s Hotel del Cairo — qui venne girata ad esempio la celebre scena del ballo tra Laszlo e Katharine).

«Durante la lavorazione del film abbiamo dovuto affrontare grosse difficoltà finanziarie — racconta Paul Zaentz — e la direzione di Cinecittà ci permise generosamente di restare lì per tre mesi anche se sul momento non eravamo in grado di pagare, fidandosi di noi e del film che stavamo realizzando».

Chiediamo poi di raccontarci qualcosa a proposito della notte degli Oscar del 1997: «La ricordo bene, certo, è stata una bellissima serata e un vero trionfo per il nostro film, dai reparti tecnici — penso ad esempio al premio per il direttore della fotografia John Seale — fino naturalmente alla vittoria di Juliette (migliore attrice non protagonista, ndr). “Il paziente inglese” ha senza dubbio rappresentato uno spartiacque nella carriera di tutti noi. Le cerimonie di quel tipo sono divertenti, anche se io mi sento sempre nervoso e a disagio… Ricordo comunque quella notte con grande affetto».

Paul Zaentz aggiunge un piccolo aneddoto: «Anthony si disperò perché, sceso dal palco dopo aver ritirato l’Oscar come miglior regista, si accorse di aver dimenticato di ringraziare Michael Ondaatje! Così tornò sul palco per rimediare mentre, poco dopo, Saul ritirava il suo premio per il miglior film come produttore. Ve lo dico per farvi capire il rapporto di amicizia tra Anthony e Saul, che non fu affatto infastidito per l’interruzione».

Ma qual è il segreto dietro al grande successo del “Paziente inglese”? Ralph Fiennes si ritrae (e da bravo introverso risponde a tutte le domande con gli occhi bassi), la palla passa a Paul Zaentz che tira fuori una buona risposta: «Il segreto sta nella straordinaria chimica che si creò tra Ralph Fiennes e Kristin Scott Thomas, nel talento narrativo di Anthony Minghella, nella fotografia di John Seale, nell’atmosfera così ben ricreata che seppe trasportare gli spettatori nel deserto (la lunga parte del film ambientata in Africa, ndr)… Una fortunata combinazione di elementi». E poi, come ricorda Ralph Fiennes, “Il paziente inglese” è soprattutto «una grande, universale, emozionante storia d’amore».

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Ph. Luca Dammicco – Fondazione Cinema per Roma

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