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Il pensatore di Rodin

Vi siamo mancati? No? Neanche voi ci siete mancati. Si stava così bene alle Bahamas a realizzare il nuovo LoudVision, piuttosto che nella grigia Milano a raccontarvi degli ultimi rantoli del music biz!
Dopo troppi mesi torniamo a dare un’occhiata al percorso che l’industria musicale sta solcando, avanti e indietro alla ricerca di una soluzione per le proprie tasche silenziose. La traccia è sempre la stessa: oggi le stesse risoluzioni di ieri, non è cambiato nulla. L’immagine del pensatore di Rodin rende molto bene l’idea del momento.

Sarkozy è riuscito a far scavalcare alla sua legge anche la barriera del Senato francese e le major continuano a negare l’embed dei video caricati su YouTube e a rimuovere quelli dei fan. Sembra di essere ripetivi, pur essendo passati più di quattro mesi da quando abbiamo lasciato, già stanchi, questi discorsi. Eppure, lo avrete notato anche senza di noi, ci si ostina ancora a cercare di infilare l’oceano in una bottiglia d’acqua, piuttosto che investire massivamente in nuove forme di business e avviare il processo di smantellamento dell’obsoleto mastodonte.

Sembra un po’ di parlare dell’ex-Unione Sovietica, i parallelismi sono fin troppo inquietanti. Possiamo sperare che la fine non sia la stessa, che la libertà non sia comunque sinonimo di povertà. Possiamo sperare che i posti di lavoro inevibilmente persi nell’industria del disco saranno recuperati nelle comunicazioni, nell’informatica, nell’organizzazione degli eventi e in tutto quel mondo che vive anche grazie ai suoni.

La musica non è un valore morto, neanche in senso economico. Piuttosto è divenuto un valore diffuso, spalmato lungo molte dimensioni. Chi aveva tutto in pugno, ora pensa di non avere più niente: non è così, perché gli artisti più apprezzati dal pubblico sono sempre gli stessi, semplicemente i loro eccessi vengono ora in parte ridistribuiti. Internet significa possibilità per tutti, ma ancora non ha preso il sopravvento sul mondo reale. E forse mai potrà, almeno speriamo non nel corso della nostra esistenza.

Con questa idea in mente, torniamo a osservare.

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