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  • Il Ponte delle Spie

    Diretto da Steven Spielberg

    Data di uscita: 16-12-2015

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Può un film che racconta la Guerra Fredda risultare politicamente urgente e moralmente rilevante per gli spettatori di oggi, senza rinunciare a una spettacolare bellezza cinematografica? “Il Ponte delle Spie” di Steven Spielberg, al cinema dal 16 dicembre dopo l’anteprima al Courmayeur Noir in Festival, grida SÌ! a ogni inquadratura.

Scritto da Ethan e Joel Coen in collaborazione con il drammaturgo e sceneggiatore televisivo Matt Charman, “Il Ponte delle Spie” si ispira alla vera vicenda di James Donovan (Tom Hanks), uno stimato avvocato assicurativo di Brooklyn, a cui nel 1957 viene chiesto di difendere in tribunale Rudolf Abel (Mark Rylance, grande scelta di casting), accusato di aver svolto attività di spionaggio per l’Unione Sovietica. Più tardi Donovan volerà a Berlino per negoziare il rilascio di due prigionieri americani da scambiare proprio con Abel.

Attraverso il personaggio di Donovan, Steven Spielberg dipinge un ritratto (la metafora pittorica non è casuale) dell’ideale americano in forma pura: l’intoccabilità del patto sociale basato sul rispetto di ogni vita umana e sulla garanzia del diritto. Perché, dice Donovan, non c’è paura dello straniero né minaccia esterna, per quanto grave, che possano mettere in discussione il libro delle regole fissato dalla Costituzione.

Densissimo di riferimenti all’immaginario classico statunitense (il pre-finale che segue il ritorno dell’eroe a partire dalla soglia domestica), “Il Ponte delle Spie” raggiunge un livello tecnico-artistico elevatissimo in ogni dettaglio: dalla composizione dell’inquadratura al montaggio, dalla musica (a malincuore stavolta Spielberg ha dovuto rinunciare al fidato John Williams, fermato da problemi di salute, e sostituirlo con un comunque ottimo Thomas Newman) alla recitazione, tutto sfiora la perfezione.

Un piccolo esempio: può sembrare una frivolezza in un film del genere, ma se amate osservare il lavoro dei costumisti — qui Kasia Walicka Maimone (“Foxcatcher”, “Moonrise Kingdom”), alla sua prima collaborazione con Spielberg — vi sorprenderete più volti distratti dalla magnifica fattura degli abiti indossati da Tom Hanks.

E poi c’è l’opera, come sempre straordinaria, del direttore della fotografia Janusz Kaminski (premio Oscar per “Schindler’s List” e “Salvate il soldato Ryan”), impressionante per effetto realistico (ci sembra di essere lì con i personaggi, sempre) e al tempo stesso per resa pittorica (la scena sotto la pioggia!), con contrasti di luce e ombra che riecheggiano il lavoro altrettanto eccellente fatto per il recente “Lincoln”.

“Il Ponte delle Spie” non smette mai di emozionare, colpire, far pensare, anche divertire. Fino all’ultima inquadratura sul volto di Donovan, capace, per riflesso (altro termine non casuale), di dare spessore storico e umano alla tipica sequenza di didascalie che, nei film tratti dalle storie vere, ci informano sul destino dei protagonisti.

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