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Il primo bivio della canzone Italiana

Se fossimo stati degli italiani medio borghesi degli anni ’30/40 a fine giornata ci saremmo seduti in una comoda poltrona in stile Art Déco e avremmo acceso una Radio VE301, magari comprata con agevolazioni fiscali concesse dal regime. Ci saremmo sintonizzati sull’unica frequenza di Stato e avremmo ascoltato il cinegiornale, e se fosse stata domenica dopo il ‘34 ci saremmo imbatutti in trasmissioni come “L’ora dell agricoltore”; qualche anno dopo avremmo ascoltato la divulgazione delle “Leggi razziali” e la trasmissione “Voci dalla Germania”, un paio d’orette dedicate al nostro simpatico alleato.

Fortunatamente la musica passa come un bordone sopra la storia, e fortunatamente il palinsesto radiofonico riservava anche gran parte dello spazio alla musica di vario genere e alla prosa. Ma cosa avremmo ascoltato se fossimo stati davvero in quegli anni?

Forzando un po’ il concetto diciamo che quando la nostra società era suddivisa in ceti sociali ben individuabili, le classi colte alto borghesi avrebbero ascoltato la “classica”, il cosiddetto popolino la musica leggera, lo strato piccolo borghese avrebbe ascoltato l’opera, intesa come melodramma italiano ottocentesco, mentre per le minoranze sofisticate c’era un nascente jazz.

Bene, concentriamoci sul popolino e sulla musica leggera, perché in questo periodo si affermano moltissimi cantanti che sono stati dimenticati, ma che hanno contribuito a modellare la forma canzone. Tralasciando le canzoni di regime che, ricordiamo, erano fondamentalmente suddivise in canzoni della terra e canzoni per la guerra (su tutte Se vuoi goder la vita e Facetta Nera), sottolineiamo che per la prima volta si avverte un’esigenza di modernità contrapposta alla tradizione, che vede darsi battaglia la canzone all’Italiana e la musica cosiddetta ritmata.

Al primo filone appartengono canzoni della corrente tradizionale – appunto -, quindi del melodramma e della musica popolare folkloristica (soprattutto Napoletana), al quale possiamo annoverare brani come Il tango della gelosia di Mascheroni e Mendes (1930), Lucciole Vagabonde di Bixio (si, si proprio quelle lucciole!), Torna di Vento e Valente, Capinera di Bracchi e Raimondo, brani che trattano temi amari e drammatici della vita.

Natalino OttoDi contro ci sono i nascenti cantanti dello Swing come Natale Codognotto, in arte Natalino Otto, che fece le sue esperienze sui transatlantici che viaggiavano tra Genova e New York come cantante – batterista, e dove, presumibilmente, aveva assorbito lo stile moderno. In Italia debuttò a Viareggio nel 1937, presentando un repertorio in buona parte americano, coadiuvato anche dalla collaborazione con Gorni Kramer. Natalino Otto è il Re dello swing all’italiana e registrò centinaia di dischi nonostante la sua breve vita; ricordiamo Polvere di Stelle (titolo originale Stardust), dal carattere squisitamente Jazz.

Altro cantante swing è Alberto Rabagliati che nel 1926 vinse un concorso della Fox come erede di Rodolfo Valentino, ma in America non ebbe fortuna, così, tornato in Italia debuttò nel ’30 con l’orchestra di Pippo Barzizza, Blue Star. Il fenomeno Rabagliati espolse solo alla fine delgi anni trenta, tanto che nel ’41 ebbe una trasmissione personale alla radio. Sono entrati nella memoria collettiva brani come Mattinata Fiorentina e Ba- ba baciami piccina.

Il Trio LescanoMa le vere protagoniste sono tre sorelle olandesi, Caterinetta, Giuditta e Sandra Leschan, meglio conosciute come il Trio Lescano. Tutti ricordiamo Maramao…perché sei morto (le cui parole del ritornello vennero appese con n cartello sulla statua di Costanzo Ciano dopo la sua morte), oppure Ma le gambe nella quale si inneggia alla donna in tutta la sua fisicità, o ancora La gelosia non è più di moda, che sembra dire a quel popolo legato a certi sentimenti che la modernità è arrivata anche per loro. Nonostante tutto.

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