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Il primo giorno: caldo e piccante

No. Non sarà un’avventura. E niente ha a che fare con il buon vecchio Lucio. 30 gradi all’ombra, fa caldo. Caldissimo. E l’unica cosa che importa è raggiungere Rho-Fiera e bere una birra ghiacciata.

È il 5 Luglio: si apre oggi l’Heineken Jammin’ Festival 2012. Arrivare è lunga ma non impossibile. Schiva i mille botteghini e la gente che ti bracca per vendere un biglietto e, dopo chilometri d’asfalto, eccoci sul prato (artificiale, siamo a Milano, che vi aspettate?) di fronte al palco. Ma si lavora, neanche il tempo per la prima birra, e già sono sul palco gli Enter Shikari, col loro metal direttamente dall’Inghilterra. Sarà anche nel loro caso la birra o forse l’entusiasmo ma sul palco sono davvero scatenati: Rou Reynolds si butta tra il pubblico e fa una lunga passeggiata, il chitarrista, Roy Clewlow, scende e mostra alle prime file il suo strumento (che voglia iniziare ad insegnare?) fino al finale in cui Reynolds inizia a saltare su una cassa alta quanto lui e poi si scatena buttando giù dal palco un baule e in aria il microfono,che essendo ancor acceso, cade rumorosamente facendo felici gli accaldati presenti. Sale ancor di più la temperatura. Possibile?

Meno male che a far raffreddare gli animi c’è Pitbull che si fa attendere. Can che abbaia non morde, lui si farà sentire? E un po’ viene il dubbio di come possa essere la sua performance su questo palco importante, lui che di Heineken poi che ne sa, lui che commercializza Vodka. Ma qui non c’è il clima glaciale da veri nordici, anche se siamo troppo a settentrione per sentirci in Africa. Inizia così con “Hey Baby” e poi a con “Sweet Child O’ Mine”. Come era prevedibile il pubblico non è entusiasta: quello del primo girone è molto perplesso, il secondo, che già è stato di più al sole, si divide, e il terzo non sappiamo ma possiamo immaginare…

Anche Pitbull lo sa ma anziché reagire come un cane bastonato è tra l’entusiasmo e la dolce vendetta del “tanto non ve ne potete andare”. A suo favore dobbiamo dire che non è facile esibirsi con mille magliette dei Red Hot Chili Peppers che si alzano e la voce terribilmente rauca, almeno quando parla, perché altra cosa da riconoscergli è che fino all’ultimo pezzo, “Give Me Everything (Tonight)” in cui ha un po’ ceduto, è andato alla grande. E dobbiamo anche dire che, per il genere, si sono visti davvero tanti strumenti musicali sul palco, dal sax alla chitarra, e non solo il classico dj. Per conquistare il pubblico le tenta tutte, anche un accenno di U2 per “tutti i fanatici di rock & roll presenti”, ma è solo quando usa i suo bacino a tempo su “I Know You Want Me” che, zittendosi improvvisamente, coglie in fragrante i fanatici a cantare la sua canzone non così rock.
Sicuramente a “trova l’intruso” verrebbe subito stanato ma non si può dire che non ci abbia provato.
Saluta tutti con un “Enjoy Red Hot Chili Peppers“, ma ha dimenticato che prima c’è Noel Gallagher e i suoi Hight Flying Birds.

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E su questo limbo verde, tra palco e masse accalcate, appare l’ex voce degli Oasis, mentre i fans lo acclamano. C’è chi dice “Ecco che arrivano gli artisti veri” e allora a Pitbull non resta che lasciare il palco con la coda fra le gambe. Due accordi di “(It’s Good) To Be Free” e il tappeto umano fino a poco tempo prima steso a guardare sornione il cielo, si issa su e chiama “Noel-Noel-Noel”. Ma è un lampo nel buio, perché, purtroppo, non passa molto e anche Gallagher fa da cornice musicale a quel palco che aspetta solo le 21:45 per i californiani hot. Non ce ne voglia il very english, ma a tratti si ringraziano i bassi sparati al massimo per sentire le folle percorse da un brivido. Perché quel palco bisogna anche saperlo tenere, e non basta ringraziare a tratti e salutare, devi possederlo e farlo tuo. E per quanto Noel ci provi (gli concediamo il beneficio del dubbio) con performance di qualità, risveglia gli animi solo quando si esibisce con gli ever-green “Whatever” o “Little By Little”. Insomma, proprio non gli riesce voltare pagina, e in questo festival per il momento così ambiguo, in un crescendo che va al contrario, la folla è carica solo per quelle teste colorate di blu. “Look Around”: arrivano. E agli altri che lasciano il passo, non resta che dire don’t worry, o giusto per fargliela intere meglio, “AKA… What A Life”.

Anche Gallagher si arrende all’evidenza e saluta con un “Enjoy The Red Hot Chili Peppers!”. E il pubblico dopo un po’ di attesa per il cambio palco non può che assaporare con gusto ogni nota dei peperoncini più calienti della California. Per rendere tributo al detto la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo, i problemi di audio si presentano proprio durante l’esibizione più attesa: su “Can’t Stop” la potenza dell’impianto va giù di colpo e, se alle prime file si è sentito come se tutti avessero improvvisamente le orecchie tappate, alle ultime si può pensare che l’effetto sia stato anche peggiore. Per fortuna prima che la canzone sia finita è tutto risolto e si può tornare a sentire i sovrani della serata. Non si risparmiano nei circa 90 minuti di concerto con Flea che salta e cammina in verticale come se avesse ancora vent’anni. Il cofondatore dei RHCP, insieme a Anthony Kiedis, instaura bellissimi scambi, che sfociano quasi nel blues col chitarrista Josh Klinghoffer, come se quest’ultimo fosse nella band da sempre. Anthony Kiedis è sudatissimo da subito ma se ha sofferto il caldo lo ha tenuto per sé. In una giornata con un ritmo altalenante i RHCP hanno portato in alto la bandiera del rock, non facendo mancare neanche un omaggio a Jimi Hendrix con “Fire” nel richiestissimo bis. Appuntamento a domani, stessa ora stesso posto!

Noel Gallagher’s Hight Flying Birds

“(It’s Good) To Be Free”
“Mucky Fingers”
“Everybody’s On The Run”
“Dream On”
“If I Had A Gun”
“The Death Of You And Me”
“Record Machine”
“AKA… What A Life”
“Talk Tonight”
“Broken Arrow”
“Half The World Away”
Stranded On The Wrong Beach”
“Whatever”
“Little By Little”
“Don’t Look Back In Anger”

Scaletta Red Hot Chili Peppers

“Monarchy Of Roses”
“Can’t Stop”
“Snow”
“Look Around”
“Scar Tissue”
“Dani California”
“I Like Dirt”
“The Adventures Of Dancing Maggy”
“Power Of Equality”
“Under The Bridge”
“Etiopia ”
“Californication”
“By The Way”

Bis:
“Fire”
“Meet Me At The Corner”
“Give It Way”

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