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Il Profumo di un’Era, il nuovo album di Amelie raccontato brano per brano

E’ un album che presenta nuove sfumature sonore (più rock, con influenze elettroniche, acustiche e orchestrali) rispetto al passato, il nuovo lavoro della cantautrice e compositrice milanese, Amelie. Il disco si intitola “Il Profumo di un’Era” e per realizzarlo, l’artista  se n’è interamente dedicata, mettendo da parte il ruolo di sola “interprete” che l’ha resa nota con il suo primo Ep omonimo.

Il disco contiene 13 tracce e vede la  produzione  artistica  e  la  supervisione  di  Giovanni  Rosina, produttore  e  arrangiatore.

 

Ecco “Il Profumo di un’Era“, track by track

 

Il nuovo mostro

Un “nuovo mostro”, quello a cui siamo abituati oggi, che diventa “star del noir” a causa di racconti volutamente arricchiti di particolari agghiaccianti (spesso inutili) di alcuni giornalisti costretti ad inventare qualsiasi cosa per fare scoop. La visibilità, l’audience, oggi si ricercano attraverso l’esaltazione di fenomeni legati alla cronaca nera arricchita di particolari romanzati in maniera quasi cinematografica per affascinare la massa sempre più desiderosa di clamore ed esagerazione. Siamo in un’Era in cui la violenza viene sbattuta in faccia come fosse normale routine. L’informazione è a rischio. Le atmosfere musicali sono quasi gotiche e l’interpretazione volutamente cinica e distaccata (così come sono distaccati spesso i giornalisti).

Messaggi

Un brano “spirituale”: una ricerca verso noi stessi, verso spiegazioni che solo una entità superiore potrebbe dare. Domande che non trovano risposte, continui “messaggi inviati” con la speranza di raggiungere delle “verità”. Una sorta di “preghiera” che si svolge dal giorno alla notte, intesi come metafora dell’inizio/fine della vita e della coscienza pensante. Un continuo scavare nella propria intimità alla ricerca del senso di ogni cosa. Una ballad dall’arrangiamento acustico che esplode in un crescendo orchestrale come a sottolineare la richiesta sempre più forte di “ascolto”.

Il Profumo di un’era

Il disco viene presentato alle radio con “Il Profumo di un’Era”, singolo che dà il titolo all’album. La perdita di un bene prezioso, di una persona cara, di un affetto fondamentale è la perdita anche del “profumo” di una certa Era, metafora di uno stile di vita, di un atteggiamento, di una delicatezza antica, di un valore intrinseco che “forse solo dentro il cuore tornerà”. Possono “scomparire” le persone ma non il loro amore, nè il valore dei loro insegnamenti. La figura della madre come scrigno che racchiude in sè tutta la nostra infanzia ed il nostro vissuto, vuole essere un omaggio a quell’insieme di piccoli gesti “quotidiani” che lasciano traccia nella nostra memoria.

Milano

Milano è la macchina del tempo attraverso la quale Amelie osserva lo scorrere dei suoi anni.  Il tempo cambia la forma delle città e delle persone, ma l’essenza rimane invariata in entrambi i casi. C’è solo una grande differenza: con il tempo Milano ringiovaisce, si modernizza…la gente invecchia e vede scorgere le prime rughe sul proprio volto. Amelie fa di questo brano una sorta di cartolina in bianco e nero della propria città. La cantautrice milanese ha voluto rappresentare la generazione di trentenni milanesi entusiasti dei cambiamenti tecnologici, ma allo stesso tempo malinconici per lo sfumare dei ricordi che come alcune zone cittadine ormai tendono a sfuggire e sparire. Musicalmente forse uno dei brani più particolari dell’intero album per l’arrangiamento altamente evocativo caratterizzato da pianoforti riverberati che si intrecciano ad archi, a chitarre acustiche ed elettriche; delay usati per ricreare un effetto di “lontananza”, suoni elettronici che rimandano a sonorità “vintage”.

Zero

Zero non è un numero, o almeno, non solo. E’ uno stato non alterato di coscienza. E’ il punto di non ritorno ma anche del ritorno. Ci piace pensare che sia, ad ogni difficoltà, il punto di partenza per una nuova Era. E’ il primo featuring del disco che vede la partecipazione vocale del cantautore Stefano Ardenghi. Il brano parte con un’ intro in cui la frase esplicativa del pezzo viene pronunciata in 3 lingue diverse (francese, inglese, italiano) da Amelie e Ardenghi, come a voler simboleggiare l’incomunicabilità tra due persone che non riescono più a rapportarsi e che necessitano di tornare ad un “punto zero”. Testo e musica viaggiano attraverso un sali e scendi orchestrale, una rincorsa continua nel cercare di trovare insieme un punto di inizio per ricominciare una vita migliore e concludere quella che portava solo ad un”disastro cosmico”.

Col naso all’insù

E’ il brano con cui Amelie ha vinto il prestigioso Premio Lunezia Nuove Proposte nel 2012. Brano scritto a tre mani insieme alla cantautrice Rebi Rivale (testo) e con Giovanni Rosina. Vivere “Col naso all’insù” è un voler rimanere aggrappati ai propri sogni, speranze, credenze, anche quando la vita ti pone davanti a grosse difficoltà. L’importante è avere coscienza e consapevolezza di quanto, su questa terra, siamo piccoli e “di passaggio”: solo così ci avviciniamo un po’ di più al senso di tutto: un sospiro, un sorriso e il naso all’insù.

Mondobit

L’Era tecnologica. Fra 50 anni basterà forse un “battito di ciglia” per vedere materializzato di fronte a noi l’oggetto dei desideri, una semplice pillola per allietare con suggestioni bellissime una vacanza intergalattica su Sirio o Andromeda, o un paio di occhiali per tornare addirittura nel passato, magari al 1986. Ma c’è la consapevolezza che un abbraccio reale è sempre l’unico a donare un vero e profondo scambio umano. Poichè in Mondobit è anche possibile scegliere di tornare indietro nel passato, c’è un forte e giocoso richiamo agli anni ’80 attraverso citazioni musicali di Michael Jackson (uno dei maggiori riferimenti musicali di Amelie) e alla hit storica “Billie Jean”.

Ti ho ucciso con un click

In “Ti ho ucciso con un click” si vuole sottolineare come nella nostra Era dominata dai social e dal web, sia facile “uccidere” con un solo “click” un amore mai vissuto realmente. Le persone sono solo delle foto o un nick name: spesso si tende ad idealizzare, ma è anche velocissimo distruggere e dimenticare. Sui social e su web spesso le parole “non san parlare” e “affondano su schermi liquidi”. Ma nel momento in cui si stacca dalle sovrastrutture mentali legate a internet, è semplice godersi la realtà e sprofondare nella bellezza del cielo che non richiede nessuna chiave di accesso o password. Il testo è tutto giocato sui termini informatici, mentre l’arrangiamento si basa su suoni elettronici (quasi a voler impersonare musicalmente l'”artificiosità” del mondo web) e su un sound minimale che crea uno stato di sospensione quasi inquietante e allo stesso tempo “affascinante”.

L’Alieno delle 3

Le “diversità” fanno paura perché sono libere da schemi e convenzioni (e si sa, tutto ciò che è “diverso” e non omologato, mediamente, spaventa). Sarebbe un bel passo avanti se nelle civiltà occidentali tali “diversità” venissero considerate semplicemente per quello che sono senza sentirsene minacciati: espressioni “aliene” di una nuova Era, quella della magnificenza di universi “altri” e “alti” ma concatenati. Gli “alieni” tra loro si riconoscono e spesso, per non infastidire nessuno, in questa canzone si incontrano metaforicamente alle 3 di notte, lontani da occhi giudicanti, liberi di vivere serenamente la propria diversità.

Dicembre

“Dicembre” vuole essere la metafora dei nostri tempi così complicati: un invito ad aprirsi all’essenza vera delle cose e delle persone, tralasciando paure e pregiudizi, nonostante possa sembrare che in alcuni momenti tutto remi contro. Infondo “la paura è fatta di niente” e se si riesce ad andare oltre, “nel cuore di Dicembre c’è sempre il sole anche se nevica”. Il singolo (pubblicato nel dicembre 2013), da un punto di vista dell’arrangiamento, vuole omaggiare la grande canzone italiana d’autore degli anni sessanta attraverso la scelta di una orchestrazione ricca. Il brano è stato semifinalista al Premio De Andrè 2013.

Un’altra vita

Il brano, accompagnato da un semplice ma accattivante video, vuole essere un inno dedicato a quelle persone che trovano il coraggio di rompere relazioni, situazioni problematiche dalle quali è necessario uscire per ritrovare la serenità, il proprio equilibrio, la propria vera “vita”, senza soffermarsi troppo sulle “ferite”. In senso lato, “Un’altra vita” è dedicato anche a quelle donne che riescono ad uscire da una situazione di violenza, repressione, mobbyng e che riescono a trovare il coraggio e la determinazione per reagire e attuare una svolta esistenziale, per affrontare una rottura definitiva da condizioni dalle quali è indispensabile”fuggire” senza farsi irretire da tormenti vissuti.

Che cosa c’è

Il brano è il secondo featuring del disco. Il duetto questa volta è con la cantautrice, nonchè autrice del testo, Rebi Rivale. In questo caso sia musica che l’ intero arrangiamento sono di Amelie. Il tutto ruota intorno al concetto di amicizia. Una semplice domanda, apparentemente banale, che però può trasmettere comprensione e sostegno mostrando una piccola luce a chi ha deciso di “spegnere il mondo”. Quando ci si nasconde per piangere è bello sapere che c’è una spalla su cui poter contare sempre. Un duetto di amicizia, di fiducia tra due persone che potranno sempre contare una sull’altra.

Polaroid

Un inno alla verità. La verità nuda e cruda spesso brucia, ma se si decide di navigare ” a vista e non di schiena” è inevitabile scontrarsi con essa. Questione di scelte. Se si aggiunge un certo “stile” vicino all’ironia, ci si relazionerà meglio forse alla consapevolezza che dietro “l’amore” potrebbero svelarsi “rovine e pornografia”. L’incipit finale in voce lirica aumenta il phatos del brano che conclude l’intero album.

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