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Il rap vintage tira un botto

La pazienza è la virtù dei forti.
I Beastie Boys l’hanno appena dimostrato con “Hot Sauce Committee Part Two”. Dopo 13 anni di silenzio (dall’ultimo disco definibile “rap di una volta”) ci deliziano, regalando un album che, oltre ad essere molto buono, ha un enorme plus: il back to roots.
Sembra quasi si siano fermati un attimo, e abbiano pensato “Cos’è successo alla musica?”
Perché, diciamocelo, ultimamente il mondo sta sfornando degli audio-stupri spacciandoli per capolavori. I Beasties, quindi, hanno deciso di ridare un po’ di dignità all’universo musicale, servendosi di quegli elementi che fin dagli inizi hanno provocato erezioni all’esercito di ragazzi bianchi wanna be nigga rapper. Si assiste alla rinascita dello scratch con la puntina che graffia grezzissima sul disco, del suono disturbato nella cuffia e di un mixaggio sullo stile i bei tempi che furono. (Anche se c’è la mano dell’amico tamarro dei Daft Punk, Philippe Zdar)

La questione, e sorge spontanea, è che sarà stato facile-facile per una band navigatissima, come questa, riconoscere gli ingredienti vincenti e farli diventare un album capolavoro. Direi che l’ultimo disco degli Strokes è un valido esempio di come la risposta sia: “no, il risultato non è poi così scontato.”
Bisogna pure considerare lo stato di salute di Adam Yauch (aka MCA), cui è stata diagnosticata quella malattia con la C o con la T (non si parla di cataratta o tenia), che sicuramente ha inciso sul ritardo di uscita del disco e sull’organizzazione del tour. I ragazzi hanno le palle.
Conosco persone che per un’unghia rotta prendono dei giorni di riposo.
Ma, come succede in tutte le più belle storie d’amore, l’attesa è stata ripagata ed ecco partorita questa meraviglia (con la gestazione più lunga della storia e a distanza di 3 anni da “Hot Sauce Committee Part One”).
Album composto da 16 tracce tutte inedite, che sembrano neonati forzuti con addosso dei bellissimi vestiti vintage.
Sì, questo cd è una figata e non bastasse dentro ci trovi pure Nas, Santigold (per quelli di bocca buona) e Enya.
Di mio ho già tirato fuori dall’armadio il pantalone largo a prova di daltonico e il cappellino con il frontino di marmo. Se vedete in giro personaggi eccentrici che inneggiano al ritorno del rap spruzzato di hardcore, saranno i buongustai che hanno ascoltato “Hot Sauce Committee Part Two”. O potrei essere io, in una mia giornata tipo.

Ecco i nomi di queste creature:
“Tadlock’s Glasses” (featuring Enya)
“B-Boys in the Cut”
“Make Some Noise”
“Nonstop Disco Powerpack”
“O.K.”
“Too Many Rappers” (featuring Nas)
“Say It”
“The Bill Harper Collection”
“Don’t Play No Game That I Can’t Win” (featuring Santigold)
“Long Burn the Fire”
“Funky Donkey”
“Lee Majors Come Again”
“Multilateral Nuclear Disarmament”
“Pop Your Balloon”
“Crazy Ass Shit”
“Here’s a Little Somethin’ for Ya”

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