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Il Rebus, il disco d’esordio “A Cosa Stai Pensando” brano per brano

Si intitola “A Cosa Stai Pensando” l’album d’esordio de Il Rebus. La band, composta da Paolo Ghirimoldi, Daniele Molteni, Cristian Oberti e Fabio Zago ha cercato di rispondere all’interrogativo più inflazionato degli ultimi anni con il loro primo LP, prodotto da Max Zanotti (Deasonika, Reezophonic).
Il Rebus è un viaggio nell’attualità di un’Italia dove la memoria è sempre più a breve termine, dove le parole vengono usate per non dire più che per dire, dove la forma è tutto a scapito di una sostanza sminuita e spogliata dell’essenziale.

 

A seguire, la descrizione del disco brano per brano.

 

GERONTOCOMI
– “Questa è una canzone d’amore.”
– “Sì… poi ne parliamo.”
Così Il nostro produttore artistico Max Zanotti ha accolto il brano. Non posso dargli torto, forse più che una canzone d’amore è una canzone per l’amore finito.
Il gesto ultimo in una storia è, probabilmente, quello di capire quando è finita ed augurare il meglio e non la fine in un “gerontocomio per trentenni soffocati dal troppo calcio.”

QUELLO CHE NON DICO
Questo brano si ispira alla vicenda Riotta-Travaglio. Spesso l’informazione viene distorta, manipolata e modificata a proprio piacimento. Questa non è più informazione, diventa un’altra cosa. I media sono il più grande strumento di potere di cui i governi dispongono per manipolare e gestire a proprio piacimento l’opinione pubblica. Questo è un dato di fatto. Quando un giornalista decide di non dire la verità o di “dire per non dire”, va contro milioni di persone per il proprio interesse personale o per accontentare il potente di turno.

AVERE TRENT’ANNI
Avere trent’anni e ritrovarsi in un bar con gli amici a dire, fare e pensare le stesse cose di dodici anni prima. Questo capita e può servire per capire che forse non si è nemmeno cercato di far della propria passione la propria vita. Il rischio di appiattimento generale è dietro l’angolo.
Nelle parole di Ivano Fossati: “Io non sono quell’uomo che aveva un sogno, che ne è stato dei sogni di questo tempo?” Quindi perché io dovrei piegarmi alla noia e all’appiattimento solo perché la società me lo chiede?
La generazione dei nostri nonni aveva dei sogni e li ha realizzati, dopodiché c’è stato un trentennio di appiattimento culturale e mi sento in dovere di reagire e di non scappare.

ROMA BRUCIA
Questo brano doveva avere un sottotitolo, 15-10-11. Originariamente era ispirato a degli scontri avvenuti a Roma durante una manifestazione in quella data. Successivamente Cristian mi ha suggerito di cambiare una parola nel ritornello e tutto ha preso un senso differente. La domanda “Basterà questo per farli cambiare?” si alterna ora a “Basterà questo per farci cambiare?”.
Alla fine chi ha provato a mettere in atto una nobile rivoluzione si è ritrovato miseramente e troppo spesso a non cambiare nulla, confermando che il potere cambia prima chi lo ha e difficilmente può favorire il cambiamento per tutti.

LA NOTTE URLA
Ci siamo ritrovati ad affrontare lo spinoso tema della religione come specchio per le allodole. Non è stato facile trattare questo tema, credo che siamo riusciti a mettere in risalto correttamente il problema non centrandolo su una possibile negatività della religione ma sull’uso sbagliato da parte dell’uomo dei valori su cui una religione si fonda. Infatti la domanda che viene posta all’interno del brano è una e semplice: tu, uomo, metti la religione davanti a tutto per  poter arrivare a quello che vuoi, ma “Sei certo che il tuo Cristo avrebbe gradito?”.

NEI GHETTI D’ITALIA… QUESTO NON È UN UOMO
Reading di un articolo di Adriano Sofri apparso su Repubblica.it il 10 gennaio 2010. Tratta dell’aggressione da parte di un gruppo di ‘ndranghetisti ai danni di alcuni immigrati che lavoravano negli agrumeti in quella zona. Questa aggressione è stata causata dalla sola colpa di aver reagito all’ennesimo sopruso da parte di alcuni malavitosi, che sfruttano la mancanza della presenza dello Stato per imporre le proprie leggi e la propria volontà.
Abbiamo scelto di inserire questa lettura perché è stata ispiratrice di Vuoti A Rendere.

VUOTI A RENDERE
Come dicevo, questo brano parla dei fatti avvenuti a Rosarno nel gennaio 2010.
La cosa che mi colpì fu la mancanza di presenza dello stato e l’assoluto vuoto di memoria dei nostri compatrioti e di tutti quelli che non ricordarono le origini del nostro popolo in quel momento di assoluta vergogna per la nostra nazione.
Siamo italiani, un popolo notoriamente nomade, propenso alla migrazione e perennemente in cerca di un futuro migliore. Dovremmo avere a cuore certe situazioni, ricordarci e ricordare chi siamo in questi momenti e non dimenticare o far finta di non vedere.

SCIE
In questi anni di crisi una grande mole di imprenditori ha deciso di togliersi la vita perché stretti dalla morsa dei debiti e dall’incapacità di reagire. Mettere in risalto questa scelta non facile ma non per questo condivisibile è stata una cosa inevitabile, perché è una delle tante sfaccettature della nostra storia recente.
La vergogna provata e quello che ai loro occhi può passare come l’ultimo barlume di  dignità rimasta non devono essere dimenticati. Forse anche loro sono eroi del nostro tempo.

EQUITÀ
Facciamo tutti lo stesso rumore quando cadiamo? Sappiamo rialzarci e sappiamo reagire?
Forse questo brano è inconsciamente parente stretto del precedente, probabilmente figlio della stessa riflessione. Ci sono persone che cadono sul morbido e trovano il modo di non farsi male. Altri fanno un gran fracasso ma riescono a reagire e a ripartire, magari con una marcia in più. Altri ancora fanno un tonfo sordo e rimangono a terra, senza la forza di reagire.
L’unica cosa certa è che tutti prima o poi cadiamo.

BRAVA SARA
Questo brano parla della voglia di arrivare al successo senza fatica, senza sbattimenti e sudore e senza tutto quello che le generazioni passate hanno dovuto fare per arrivare “all’agognato successo”. Parla dell’esporsi per la semplice fama e non perché si ha qualcosa di vero, sincero e congruo da dire. Parla della personalità esibita al posto giusto, al momento giusto, nel modo giusto.
È un punto di vista su come si è ridotta l’arte e in particolare la musica. Credo che i vari talent show abbiano modificato il modo di intendere la musica e di concepire l’artista. Le case discografiche hanno esasperato questo concetto per avere sempre più carne da tritare, tant’è che nella maggior parte dei casi questi “talenti” si estinguono in pochi mesi.

 

Paolo Ghirimoldi, autore e voce de IL REBUS: “Ogni singola parola presente nei nostri testi viene sì scritta da me, ma prima di diventare ufficiale dev’essere discussa e condivisa da tutti e quattro.
Grazie Loudvision per avermi “imposto” di ripercorrere la storia di questi brani, mi ha fatto piacere ricordare quanto lavoro è stato fatto per arrivare ad avere tra le mani “A Cosa Stai Pensando?
A Presto!

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