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Il regolamento 3.0 dell’AGCOM

L’AgCom fa il passo del gambero: annuncia, minaccia, ma poi torna sempre sui propri passi, inondata dalle proteste di una rete sempre più coesa contro qualsiasi tipo di bavaglio.

Il famoso Regolamento che il Garante delle comunicazioni, già dal 2011, aveva anticipato di voler adottare, al fine di inibire l’utilizzo indiscriminato e incontrollato, su Internet, di materiale protetto dal copyright, torna di nuovo in scena.

A memoria, siamo alla terza puntata, per cui si potrebbe parlare del “Regolamento 3.0″. Ma la sostanza è sempre quella di cui abbiamo parlato in precedenza: l’Authority vorrebbe controllare qualsiasi tipo di contenuto che circoli sul web e, a tal fine, intende attribuirsi dei poteri da sceriffo che nessuna legge, al momento, le assegna.

Ma non solo. Essa vorrebbe anche travalicare il principio di tripartizione dei poteri, finendo per invadere il campo della magistratura, decidendo cosa sia giusto e cosa non lo sia, chi debba chiudere i battenti e chi invece possa sopravvivere.

La proposta di Regolamento, già anticipata – prima dell’ultimo dietro front – la scorsa estate, torna ora di scena, con il Presidente dell’Autorità Garante, Corrado Calabrò, che forse si è accorto di non possedere, in dispensa, l’ultimo ingrediente per completare la propria ricetta letale: l’ingrediente si chiama “potere”. E lo chiede, ovviamente, a chi il potere glielo può conferire: la legge.

Ecco perché, Calabrò stamattina è salito dinanzi alle Commissioni VII e VIII del Senato, esordendo con queste parole…

L’articolo prosegue su “La Legge per Tutti” a questo indirizzo

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