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Il sequestro preventivo del blog

Ecco due nuove pronunce di particolare importanza in materia di blog.

La prima, quella che ha riguardato il sito www.savonaepotente.com all’interno del quale la giornalista Valeria Rossi aveva pubblicato un articolo satirico dal titolo “Voglio ammazzare Berlusconi“. La donna, che nello scritto diceva di avere le prove per affermare che Berlusconi, La Russa, Brunetta e Santanché sarebbero degli alieni, ha evidentemente allarmato la magistratura (che i suoi timori fossero veri?). Così dieci uomini, tra Digos e Polizia Postale, sono entrati a casa di Valeria, sequestrando computer, hard disk, persino la scheda di una macchina fotografica. Ovviamente il blog è stato oscurato per intero e lo risulta tutt’ora. Non solo dunque, com’era logico pretendere, il solo articolo incriminato, ma ogni contenuto.

Il caso ricorda quello di circa un anno fa, sorto tra l’ADUC e Fabio Oreste, nella cui occasione la magistratura aveva oscurato un intero blog, per via di un commento postato da un anonimo. Come coprire un intero palazzo a causa di una scritta oscena su un muro. Peraltro, la questione appariva tutt’altro che pacifica. Secondo il Magistrato decidente, infatti, il nostro ordinamento tutelerebbe sì il diritto alla libertà d’espressione, ma non invece l’anonimato. In altre parole, a prescindere dalla serenità e correttezza delle espressioni usate dagli utenti, dalla verità delle dichiarazioni contenute nel post, il solo fatto che dette inserzioni siano anonime dovrebbe considerarsi un illecito! Un fatto incredibile, che ancora mi lascia attonito.

La seconda pronuncia è di questi giorni. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7155/2011 della sesta sezione penale, ha ritenuto possibile il sequestro preventivo di un articolo contenuto sul blog www.societacivile.it/blog dal titolo “Basso Impero”, sulla scorta di un presunto contenuto diffamatorio. Anche in questo caso la motivazione ha degli aspetti di singolarità.
Inizialmente la Cassazione ha stabilito che la diffusione di un articolo attraverso internet non può trovare limitazioni se non per effetto della necessità di proteggere diritti di uguale dignità costituzionale. Quindi l’autorità giudiziaria, nel disporre il sequestro di un articolo, deve procedere con una cautela particolare, tenendo conto dell’area di “tolleranza costituzionalmente imposta per la libertà di parola“. Poi però la Corte ha precisato che, nel caso specifico, la permanenza in rete dell’articolo avrebbe comportato l’aggravamento delle conseguenze del reato (per il quale esisteva il fumus commissi delicti) e quindi ha confermato il sequestro.

A riguardo, è bene ricordare cosa dice l’art. 21 della nostra Costituzione:
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto…».

Dunque, secondo i principi generali del nostro ordinamento, il sequestro della stampa periodica è possibile solo in determinati e gravissimi casi, e comunque con il rispetto di alcune garanzie fondamentali. Fuori da questa ipotesi, si potrebbe agire con maniere più spicciole.

A questo punto, se al blog possono riconoscersi gli stessi benefici della carta stampata periodica – e quindi sia ad essa equiparabile – è una questione che i giudici hanno dibattuto sino a poco tempo fa.
Di questo mi sono occupato in un precedente articolo, concludendo che solo il blog registrato può godere dei benefici costituzionali disposti nei confronti della stampa (Trib. Milano, ordinanza 21 giugno 2010; Cassazione dell’11 dicembre 2008 n. 10535). Di conseguenza, il sequestro del blog registrato (così come per il giornale stampato) può aver luogo solo per atto motivato della autorità giudiziaria e comunque nei casi di urgenza, salvo convalida ad opera della stessa. Questo perché la registrazione implica una serie di garanzie per il pubblico come la comunicazione l’indicazione del direttore responsabile, il luogo di pubblicazione, ecc.
Laddove queste informazioni non siano presenti, è da presumere che l’Autorità possa agire con maggiore ampiezza di poteri.

Conseguentemente, il blog non registrato non può invocare la garanzia dell’art. 21 Cost. per esimersi dal sequestro nel caso di lesione di diritti di terzi. Ed è a questo che sono pervenuti i Giudici di legittimità nella sentenza in commento.
Ma poiché oltre il 90% dei blog presenti in rete è “home-made” e privo di alcuna registrazione, è anche così che la censura entrerà su internet.

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