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Il social network nelle aule di Tribunale

Ponderare con attenzione ciò che si posta su Facebook, oltre ad una regola di civiltà e di rispetto, è anche un preciso precetto giuridico.

La notizia è di quelle che possono rallegrare e preoccupare al tempo stesso.
Il Tribunale di Monza ha di recente condannato un giovane al pagamento di 15.000,00 euro, oltre interessi e spese processuali (pari a 4.400,00 euro), per aver scritto, sulla “bacheca Facebook” di una ragazza affetta da strabismo, una frase ingiuriosa.
L’espressione è contenuta nel testo della sentenza n. 770 emessa dal Tribunale lombardo lo scorso 2 marzo 2010.

Senti brutta troia strabica che nn sei altro… T consiglio di smetterla. Nn voglio fare il cattivo sputtanandoti nella tua sfera sociale dove le persone t stimano (facebook, myspaces, ecc.).Purtroppo nn siamo Tommy Vee o Filippo Nardi …quindi nn appetibili sessualmente per te. T consiglio di caricare le foto ove la frangia nn t nasconde il litigio continuo dei tuoi occhi e nello stesso tempo il numero di un bravo psichiatra che può prescriverti al più presto possibile, pastigle rettali da cavallo con funzione antidepressiva (se t piaceva il dito nn mi immagino il farmaco). Con queste affermazioni, vere, chiedo di eclissarti e di smetterla di ossessionarmi come il tuo grande idolo e modello comportamentale… Mentos! Ah… Tutti i miei orgasmi erano finti … =) ihoho“;

Non crediate che epitetti meno violenti possano scampare al sindacato del giudice.
Infatti, il danno non patrimoniale – secondo la più recente giurisprudenza della Cassazione – deve essere indennizzato non solo quando il fatto illecito costituisce reato, ma anche quando, pur non essendo la risarcibilità prevista da una specifica norma di legge, esso ha leso, in modo grave, un diritto della persona direttamente tutelato dalla legge [Cass., Sez. Un., sentenza 16 febbraio 2009, n. 3677].

È, ancora una volta, nella coscienza sociale che innanzitutto si deve diffondere la convinzione che internet non sia un porto franco. Per quanto immateriale ed impalpabile, esso fa parte della realtà e, come tale, anche ad esso si applicano le norme dell’ordinamento. Ivi comprese quelle sull’ingiuria e sulla diffamazione.

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