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Il sogno corre sui rollerblade

Whip It!“, come tanti altri titoli americani e non, ha avuto una storia distributiva abbastanza incasinata nel nostro Paese. Qualcuno potrebbe dire, non a torto, che almeno è uscito nel nostro Paese, una sorte che tante altre opere meritevoli non hanno avuto negli ultimi anni. Girato nel 2008, uscito negli USA l’anno successivo, da noi è spuntato fuori soltanto nel dicembre 2010, e direttamente in dvd.

I motivi li ignoriamo, vista anche la spendibilità commerciale del film. Esordio alla regia di Drew Barrymore, tratto dal libro semi-autobiografico della pattinatrice Shauna Cross, con una adorabile protagonista, “Whip It!” mescola tutti gli elementi del film sportivo con il punto di vista dell’adolescente che sogna di fuggire dal dolente e noioso borgo natio grazie al Roller Derby. Niente fuori dagli schemi, un andamento narrativo che tocca tutte del tappe tipiche del genere, ma che sa anche come smarcarsi dall’effetto dejà-vu con una serie di trovate interessanti.

La prima è ovviamente Ellen Page che sfreccia tra le vichinghe pattinatrici sfruttando il suo corpicino da eterna adolescente, si innamora di un giovane componente di una band ed entra subito a far parte del cameratismo di squadra delle sue nuove compagne. Ossia uno dei tanti stereotipi saltati dalla regista: niente sequenze di vetusto nonnismo, semmai una sfida lanciata con l’acerrima nemica della squadra avversaria (un’agguerritissima Juliette Lewis).

L’entusiasmo di “Whip It!” è quello della sua protagonista, un’iniezione di ottimismo adolescenziale sparata in ogni fotogramma e caricato al massimo nelle splendide sequenze delle gare, con la macchina da presa del direttore della fotografia Robert Yeoman che insegue le nostre sportive, si insinua tra le loro gambe, i loro corpi, a velocità folle. Una sorta di intrusione testosteronica, ma senza il risvolto insopportabile del machismo né del delirio visivo di certi registi action hollywoodiani (Michael Bay, sei stato nominato!). Sul film domina la visione femminile (ma senza il fastidio femminista) e non solo per il cast composto quasi interamente di donne. Il contrasto della protagonista è con la madre, che le vorrebbe inculcare la sua visione della vita da perfetta donna anni 50, e e non col padre più accondiscendente.

E sebbene, alla fine, “Whip It!” dia ciò che tutti ci aspettiamo, la Barrymore non scade mai nel cliché perché durante il film è riuscita a indagare le personalità dei personaggi, facendoli interagire tra loro con contrasti e ravvicinamenti sinceri e realistici, attraverso un tratto leggero che sa trovare l’affondo drammatico quando necessario. Il tratto più evidente della neoregista è la non facile capacità di ascoltare i propri protagonisti, riuscendo a esporre le motivazioni di ognuno, senza che l’happy end ne azzeri le personalità da cui è nato il contrasto.

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