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Il suono di una vita intera

La serata è di quelle a dir poco storiche: dopo ben dodici anni torna in Italia uno dei più grandi gruppi della scena metal (e non) degli ultimi quindici anni, i sempiterni Neurosis. E non vengono certo soli, facendosi accompagnare da A Storm Of Light e The Ocean. Il luogo del concerto non poteva essere più adatto: il Mamamia di Senigallia mette infatti a disposizione un palco all’aperto sotto il cielo stellato di un paese di mare, perfetto per le atmosfere che verranno a crearsi nel corso della serata.

Aprono dunque i The Ocean, purtroppo temporaneamente privi del bassista, che viene sostituito dalle basi di basso del sequencer. Ciononostante il gruppo sfodera una prestazione maiuscola, incentrando il set sull’ultimo album “Precambrian”. Ottima la prestazione tecnica della band, che coinvolge i presenti grazie anche ad un light show sincronizzato di grande effetto. Spiccano per intensità “For The Great Blue Cold Now Reigns” e il macigno “The City In The Sea” da “Aeolian”. Suoni e mix ottimi fanno il resto, rendendo il concerto davvero incredibile.

Una breve pausa per il cambio palco e salgono gli A Storm Of Light, progetto parallelo di Josh Graham, visual artist dei Neurosis stessi, che qui si cimenta alla chitarra.
Se su disco la proposta del gruppo non brilla certo per originalità, essendo molto vicina al suono del gruppo headliner della serata, dal vivo la band fa la sua bella figura, complice soprattutto un impatto sonoro invidiabile che maltratta le orecchie di tutti i presenti. La voce del bassista Josh Graham è molto simile a quella di Scott Kelly e si staglia sopra un oceano di suono perennemente rallentato e strascinato, parente stretto dello sludge di oltreoceano. Il pubblico gradisce e i tre quarti d’ora scarsi a loro disposizione scorrono senza intoppi, creando la giusta atmosfera in attesa del piatto forte.

Sono le undici quando tutto è pronto e i Neurosis salgono di nuovo su di un palco italiano. L’attesa è enorme, testimone il numero non esiguo di persone convenute in quel di Senigallia per questo evento storico. “Given To The Rising” apre le danze, mettendo subito in primo piano un muro di suono devastante che fa tremare l’aria sopra le teste dei presenti. Il mix è perfetto sin dall’inizio del concerto, equilibrando perfettamente tutti gli strumenti e dandoci la possibilità di abbandonarci alle esplosioni ed implosioni del gruppo senza alcuna lamentela. Le voci di Von Till e Kelly si intersecano in urla lancinanti ed in tiepidi sussurri provenienti da altri mondi. L’interazione col pubblico è totalmente evitata in quanto perfettamente inutile. La setlist è basata quasi interamente sull’ultima fatica in studio, “Given To The Rising”, dalla quale spiccano le incredibili “Distill”, “Water Is Not Enough”, ma soprattutto la meravigliosa “To The Wind”, tra i picchi assoluti della serata. Le uniche concessioni al vecchio repertorio vedono “Left To Wander” rappresentare “The Eye Of Every Storm”, “Locust Star” da “Through Silver In Blood”, accolta da un boato della folla, e soprattutto la chiusura di gran classe con “Stones From The Sky” dal capolavoro “A Sun That Never Sets”.
Dietro al gruppo un megaschermo propone i corti di Josh Graham realizzati ad hoc per ogni canzone, aggiungendo un aspetto grafico inscindibile dalla musica stessa ad arricchire la già indescrivibile atmosfera che regna durante tutto il concerto. Il pubblico è totalmente rapito, il gruppo immerso in modo assoluto nelle canzoni, il momento assolutamente perfetto. Non una sbavatura, non un secondo fuori posto, sembra tutto surreale.

Quando le ultime note di “Stones From The Sky” si placano, un solitario thanks chiude il sipario su di un’esperienza che nessuno dei presenti dimenticherà facilmente. Volendo essere pignoli si potrebbe sindacare sulla durata del concerto, un’ora e venti, forse esigua data la lunga assenza dei nostri dall’Italia. Si potrebbe dire che forse avremmo voluto qualche canzone in più dal vecchio repertorio, ma sarebbe davvero cercare il pelo nell’uovo: qualsiasi canzone avessero suonato il risultato non sarebbe cambiato, ciò che contava era vedere i Neurosis fare ciò che solo loro sanno fare e così è stato. Gli occhi luccicanti dei presenti che lasciano la platea sono perfetta testimonianza di ciò che è avvenuto.

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