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Il teatro canzone

Giulio Casale torna a teatro (sino al 9 aprile è ai Filodrammatici di Milano) per uno spetttacolo che ancora una volta unisce testi e musica nella forma del teatro canzone.
“The Beat Goes On” è un’opera in effetti un po’ confusa, senza una struttura che faccia capire dove l’ex cantante degli Estra voglia arrivare: legge poesie di Corso e Kerouac e Ginsberg (ma anche Lee Masters), suona brani degli Estra, di De Andrè, di Gaber, di Tenco, di Lauzi (la da tanto non ascoltata “Le Bigotte”) e di Dylan; parla di Neal Cassady e Syd Barrett e Ernest Hemingway.

Tante bellissime poesie (solo quelle di Kerouac in inglese), ottime canzoni, un ricordo alla Pivano, a De Andrè e a Tenco, eccezionale prova d’artista di Casale, che ancora una volta ha dato mostra di grande carisma e di invidiabile vocalità, facendo sorridere e anche ballando, in certo momenti, non risparmiando il serio ed il faceto. Casale ne approfitta per dichiarare che voterà per Pisalia (la qual cosa credo non sia stata unasorpresa per nessuno) e sottolineare che certo il premier italiano ci fa vergognare, ma che questo non poterà Casale a spostarsi di un millimetro o a mettersi in discussione.
Impressionante in particolare quando Casale (che per l’occasione si fa chiamare GC, guarda un po’), rifa “Le Elezioni” di Gaber. È tale e quale. Il che sconcerta, intimidisce, fa ammirazione e interdisce. Un po’ sopra le righe il momento della preghiera dedicata a Tenco, “Preghiera Di Gennaio”, che viene cantata da Casale in ginocchio dopo aver parlatio della corrida, di Hemingway, dei suicidi.

Un po’ di tutto, senza approfondire nulla.

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