Home > Recensioni > il tORQUEMADA: Himalaya

Poesia che diventa musica

Dopo “Tales From The Bottle” e “The Killer”, ecco finalmente il nuovo, tanto atteso album dei Torquemada. Il trio di Bergamo ci regala tredici brani, per la prima volta cantati in italiano, pieni di energia, potenza e calore.

Ma che voce! accennatamente roca eppure limpida… E che chitarra! Distorta al punto giusto ma legata all’unico black sound della band.

Se non si conoscesse il nome, di cui tra l’altro la scelta rimarrà un mistero irrisolto come la veridicità della stregoneria al tempo dell’Inquisizione Spagnola, si potrebbe supporre che questo sia l’ultimo album dei Marlene Kuntz o degli Afterhours.

Invece sono loro, una tra le pochissime band in Italia davvero alternative, che fa della poesia musica, che fa della musica figure metaforiche che proclamano uno stile più unico che raro.
“Himalaya” è un viaggio poetico dentro noi stessi, noi che facciamo parte di quel mondo pieno di “omertà” e “bestie”: la consapevolezza di ciò ci aiuta ad eliminarle, almeno per tutto l’ascolto del disco.

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