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“Il Vento Fa il Suo Giro” finalmente in DVD

Bello e invisibile. Come il premio omonimo assegnatogli nel 2008, uno dei tanti riconoscimenti accumulati nel corso degli ultimi due anni da “Il Vento Fa il Suo Giro”, film-gioiello di Giorgio Diritti. Una piccola produzione che è diventata un vero e proprio caso cinematografico. Con una presenza in più di 50 festival, molti dei quali internazionali, e un successo di botteghino impensabile visto il soggetto trattato e la risicata distribuzione nelle sale, la pellicola si appresta ad acquistare sempre più visibilità grazie all’uscita in dvd per la Dolmen Home Video, prevista per l’8 luglio 2008. Alla presentazione alla Casa del Cinema di Roma hanno preso parte il regista, il produttore e il presidente di Slow Food on Film, il festival da poco inaugurato a Bologna, che ha conferito al film il premio per il Best Food Feature. Proprio come il cibo raro e prelibato, per più di un anno questo è stato un film che volenterosi appassionati andavano a cercarsi nelle poche sale disponibili. A proiezione terminata Giorgio Diritti si è concesso con generosità alle domande di un pubblico entusiasta e curioso, ed ha anche anticipato ghiotti dettagli su progetti futuri.

Ci puoi raccontare qualche aneddoto della lavorazione del tuo film? Hai avuto delle difficoltà a girare in un paese delle Alpi Occitane, con attori non professionisti?
Effettivamente c’è stato qualcuno che ogni tanto metteva i bastoni tra le ruote, addirittura con un episodio molto simile a quello che racconto nel film. Nel nostro caso si trattava di una lite riguardo a una balla di fieno che era stata spostata e che qualcuno mi accusava di aver rubato. Qualche incomprensione, qualche lamentela è venuta fuori, ma nel complesso tutti piccoli problemi rispetto alla grande disponibilità dimostratami.

E le reazioni dopo aver visto il film quali sono state?
Da tutti è stata riconosciuta una forte adesione alla realtà. Per una comunità è importante riuscire a vedere i problemi ed evitare di nasconderli, poiché solo riconoscendoli è possibile risolverli. Mettendo in piazza certe questioni, il mio film ha scatenato tra gli abitanti della valle la voglia di affrontarle. E in più, tutti hanno ammesso che il microcosmo di Carsogno è in realtà lo specchio del comportamento umano in generale.

È vero quello che si dice nel film, che la valle Maira è stata in passato un posto di coabitazione di diverse etnie e religioni?
Sì, stando a quanto mi hanno raccontato, le Alpi Occitane sono state davvero per lungo tempo una specie di rifugio dove arrivavano emarginati e gente in fuga da ogni tipo di persecuzione. Ecco spiegato forse il perché di un senso di diffidenza verso i nuovi arrivati, che tutt’ora si respira da quelle parti.

Nei ringraziamenti finali figura anche il nome di Ermanno Olmi.
Si, ho fatto parte in passato della sua scuola Ipotesi Cinema. Ma sento profondi legami anche con un regista come Franco Piavoli. Mentre soprattutto all’estero hanno visto nel mio film dei rimandi al neorealismo, forse per la mia insistenza sull’autenticità dei volti dei protagonisti.

Qual è il prossimo gioiello che ci regalerai? Stai girando un altro film?
Sto lavorando a un progetto su una vicenda storica, la strage di Marzabotto. Vorrei raccontare la guerra dal punto di vista dei civili, la parte della nazione che durante un conflitto viene derubata del proprio diritto a una vita normale e tranquilla.

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