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Il web diventa costituzionale?

Ci vuole meno tempo per fare un figlio che per cambiare anche una virgola della nostra costituzione. Perciò, quando ci sono esigenze di modernizzazione, si tende più volentieri a interpretare in modo estensivo gli articoli già scritti (che comunque hanno portata assai ampia e generale) che crearne di nuovi.

Ciò nonostante, sulla spinta dell’entusiasmo per le nuove libertà telematiche e dei discorsi programmatici dei big del web – ivi compreso lo stesso presidente degli USA che ha più volte dichiarato di volere Internet libera da controlli e da burocratizzazioni – molti governi europei stanno aggiornando le rispettive carte costituzionali per includere una norma specifica di tutela della rete.

Il diritto al web è stato già sacramentato nelle costituzioni della Grecia, della Estonia e in Ecuador. In Francia è in itinere una norma in tal senso, mentre in Finlandia sono state approvate leggi ordinarie specifiche. Nessuna meraviglia se si considera che internet era anche candidato a ricevere il premio Nobel per la pace nel mondo.

Da noi, si comincia a parlare di un art. 21-bis Cost., il cui testo potrebbe recitare in questo modo:

Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale“.

Così, il diritto ad accedere alla rete, senza restrizioni, assumerebbe massimo riconoscimento attraverso una formulazione inserita tra le libertà fondamentali del cittadino.
La proposta viene da un cosentino, Stefano Rodotà, che si è attivato per una raccolta di firme multimediali sul portale www.internetcostituzione.it.
Al di là del valore pubblicitario e autoreferenziale dell’iniziativa, il tema ha fatto già sorgere diverse contrapposte opinioni.

Alcuni studiosi ritengono superflua questa modifica, ricordando che già l’articolo 21 della Costituzione (sulla libertà di manifestazione del pensiero) può essere esteso alla sfera del web. Inoltre, vi sarebbe anche il Codice delle Comunicazioni elettroniche, che all’articolo 53 recita così: “I servizi sono messi a disposizione di tutti gli utenti finali, a prescindere dell’ubicazione geografica dei medesimi”.
Infine, l’apertura all’uso di Internet può essere ricondotta all’articolo 3 della Costituzione, che proclama l’uguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini.

Dall’altro lato, non si possono neanche dimenticare i numerosi attacchi che, nell’ultimo decennio, il web ha subito e sta tutt’ora subendo. Ne abbiamo parlato nel corso delle precedenti puntate: ricorderemo solo la legge Pisanu, i vari tentativi dei giudici di svuotare di significato il principio di neutralità dell’intermediario, le imposizioni che si vorrebbero ascrivere agli ISP.

Ma come al solito, non saranno, alla fine dei conti, le norme a determinare l’evoluzione di un Paese, ma i suoi interpreti, le aule di tribunale, i burocrati che le eseguiranno, influenzando di fatto lo scenario economico e culturale.

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