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Il Western italiano riparte dal Gran Sasso

Oregon, vigilia di Natale 1885. Anzi no, a ben vedere siamo in Abruzzo. Esperimento apprezzabilissimo, il regista indipendente Stefano Jacurti, assieme ad Emiliano Ferrera, ha scelto di ambientare il suo film in Oregon, girandolo in Abruzzo, sul Gran Sasso. Un film che è un caso più unico che raro nel panorama cinematografico italiano – almeno dai tempi di Sergio Leone e Sergio Corbucci: un western.

Vincitore del premio Acec al Tentacoli Film Festival – manifestazione dedicata a produzioni indipendenti e di genere – il film è stato interamente autoprodotto con un budget limitatissimo – seimila euro!!! – e con una sola videocamera, mentre i costumi da cowboys e le armi provengono dalla collezione privata del regista romano, che nel genere western si è già cimentato col corto “Booth Hill” – tanto per farsi un’idea sulla sua passione quasi maniacale, basti citare che casa sua è una sorta di museo del West, con vetrinette affollate di personaggi della storia americana, poster di film e attori, armi d’epoca, cappelli da cowboy e, per finire in bellezza, una sagoma di cartone di Clint Eastwood nell’ingresso, ad accogliere gli ospiti, per farli entrare nel giusto mood, diciamo così.

In questo caso Jacurti è anche sceneggiatore e attore, nella parte del cattivo, temibilissimo Brigham, un mormone con mire espansionistiche verso Ovest; è la conquista del Selvaggio West, baby, e non ci sono regole, se non quella del fucile e della pistola: se ci sono due uomini, e uno ha la pistola, l’altro il fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto.

Il western fa il suo giro, è il caso di dire. Perché “Inferno Bianco” è pronto per incominciare l’avventura anche all’estero, forte del sostegno di un big del cinema italiano come Pupi Avati. In Italia il film, certamente di nicchia, ha raggiunto un pubblico insolito, che non è solo quello metropolitano attento allo scenario underground, ma è anche quello dei piccoli paesi, che se gli va bene deve fare 30 chilometri per raggiungere il cinema più vicino, magari un multisala in mezzo al nulla. Il film infatti vanta sì partecipazioni a festival e rassegne, la visione nei locali e nei cineclub, ma è stato visto anche in piazze all’aperto. “Mitica la proiezione a Lucoli dei Marsi, piccolo paese abruzzese”, spiega il regista, ” immaginate la scena: notte stellata, gente affacciata alla finestra, famiglie che si portano le sedie da casa, piazza piena, una situazione da “Nuovo Cinema Paradiso”, da brivido”.

In un momento in cui il western sembra un genere morto – cos’è cambiato? Il pubblico non ha più quella sorta di fanciullezza dell’anima, di ingenuità di fronte all’epica western? Siamo troppo smaliziati? Ormai siamo abituati ad una violenza spettacolare, in cui anche i cari vecchi supereroi sono considerati degli sfigati, con l’eccezione del buon vecchio Spiderman in versione corretta e aggiornata? Non c’è più l’eroe, non buono, ma ambiguo, anche spietato, incupito in misteriosi silenzi carichi di qualcosa di imperscrutabile, forse dolore urlante vendetta nelle praterie desolate del West?

Chi scrive non sa dare una risposta al perché non si facciano più film western, considerati ormai un pezzo di antiquariato, ma può solo rallegrarsi di fronte alla comparsa, in un panorama altrettanto anomalo – ma in questo caso, una volta tanto, felicemente anomalo – come l’Italia, di un film che rende omaggio al western classico.

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