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Illusioni e delusioni

Reduce da un bagno di folla degno di un capo di stato, Curtis Jackson, in arte 50 Cent, ha incontrato la stampa per parlare del suo “Things Fall Apart“, presentato al Festival di Aruba – «Un festival ancora piccolo, ma ora che ci sono stato sarà nella mia mente uno dei più grandi, e spero che molte altre star decidano di prendervi parte», ha dichiarato l’artista – di fronte a un pubblico molto curioso di vedere lo statuario attore nei panni di una promessa del football alle prese con una tragica malattia che lo consumerà nel corpo e nello spirito, fino a un tragico epilogo che, purtroppo, ricalca una vicenda realmente accaduta.
«Il film è un progetto molto personale. Sentivo un grande bisogno di farlo, da quando ho vissuto una storia analoga, attraverso gli occhi di un mio caro amico che è morto di cancro. Credo che questo mi abbia dato una spinta speciale, credo che si noti anche nella mia recitazione: in fondo è stato piuttosto facile lasciar trasparire l’emotività, perché si è trattato di sentimenti reali».

Il film, però, tocca molti temi, dalle relazioni familiari al problema, sempre più pressante negli USA, del cancro…
Credo che questo sia soprattutto un film che parla delle illusioni, dei sogni di successo e di delusione. Di tutte quelle favole che muovono la nostra vita. Per quanto riguarda il cancro, è plausibile che la sua enorme diffusione abbia qualcosa a che fare con lo stile di vita americano, che forse dovremmo rianalizzare. Però è sempre difficile porsi di fronte a qualcuno e mettere in dubbio il modo in cui è abituata a vivere. In genere si pone sulla difensiva. Ecco, credo che sarebbe un bene se ci fossero più film come il mio, da questo punto di vista.

Al di là della pura emotività, il film è stato una grande sfida anche a livello fisico…
Per riportare sullo schermo un personaggio provato nel fisico, malato, che attraversa chemio e radioterapia, sono dovuto dimagrire di molti chili, ho dovuto cambiare radicalmente il mio aspetto, tanto che spesso, nel film, le persone che mi incontrano stentano a riconoscermi. Trattandosi poi di un film sostanzialmente indipendente, con un budget e soprattutto con dei tempi ristretti, la prova è stata per me ancora più dura. Perché un conto è avere mesi di lavorazione per trasformarsi fisicamente. Altra storia è dimagrire così in tre settimane. Però mi sono dato la carica leggendo molte interviste a Tom Hanks, ad esempio, o a Christian Bale, gente che aveva affrontato lo stesso percorso e che mi ha fatto capire come questo fosse un elemento necessario e molto potente.

Hai investito direttamente in questo film, come produttore…
Non avrò problemi a rientrare dei costi. Ma era un film che volevo assolutamente fare. E poi i film restano a lungo, anche oltre la nostra morte, e mostrano agli altri quali decisioni abbiamo preso in vita. Ecco: penso che questa sia stata una grande decisione.

Il denaro, lo sfarzo, però, hanno molta importanza, apparentemente, per te…
Quando si rimane senza niente, si è poveri in canna, la prima cosa che viene in mente è che il denaro possa essere la soluzione. Che possa esaudire i nostri desideri, e farci cambiare vita. Perché sostanzialmente il denaro è libertà. Permette di affrancarci. Se sei su un jet privato, hai i tuoi tempi, fai ciò che vuoi. Un aereo di linea non è lo stesso. In ogni caso, non sono qui per caso. La mia carriera non è stata un incidente. Sono molto ambizioso, e so che il mio domani sarà migliore dell’oggi.

Nel tuo domani, appunto, c’è più spazio per il cinema o per la musica?
Sono attività diverse, che mi impegnano in modo molto differente. Per me scrivere un brano è relativamente semplice, lo faccio da quindici anni, si tratta di una cosa immediata. Il cinema è diverso, per “Things Fall Apart” mi sono occupato anche della sceneggiatura, e si è trattato di un lavoro molto complesso: siediti, scrivi, valuta, correggi, riscrivi. Molto faticoso, ma certamente gratificante. Non riesco a fare una scelta, sono entrambe forme d’arte che amo molto. E inoltre in questo caso ho realizzato anche la colonna sonora del film…anche se so che in effetti le soundtrack vendono molto meno degli album normali.

Ma passerai anche dietro la macchina da presa?
Per ora non ho preso in considerazione questa possibilità. Insomma, ho anche un sacco di progetti in corso, se oltre a tutto il resto devo occuparmi anche della regia, il lavoro rischia di diventare davvero troppo. Finirei per avere un crollo qui davanti a tutti.

Quali sarebbero, allora, i registi con cui vorresti lavorare?
Direi Antoine Fuqua, o anche McG. E sogno di poter un giorno essere diretto da Oliver Stone.

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