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I’m Not A Blonde, l’intervista tra sogni in technicolor e Battiato

In occasione della recente uscita del secondo ep della band, abbiamo fatto una chiacchierata con le I’m Not A Blonde (se vi siete persi la recensione ecco qui: http://www.loudvision.it/im-not-a-blonde-ep02-la-nostra-recensione/), duo milanese composto da Chiara Castello (la metà dei 2Pigeons) e Camilla Matley. Date un’occhiata!

I’ m Not A Blonde (but I’d love to be Blondie): nome dall’inciso ironico. Nell’ultimo ep della triologia ci sorprenderete con un omaggio a Debbie Harry o è troppo scontato?

Beh, se fosse dovrebbe essere una sorpresa e non potremmo certo svelarlo ora… possiamo dire di averci pensato!

Vi hanno definito a metà tra i Moloko, Le Tigre e Tune Yards. Se vi va, elencatemi 5 canzoni alle quali siete particolarmente legate.

Wild beasts – sweet spot
Buke and Gase – In the company of Fish
Cat Power – Ruin
John Grant – Pale green ghost
Sohn – the wheel

Ascoltando i vostri brani ho immaginato un laboratorio. Vi aiuta qualcuno a trasportare tutta l’attrezzatura per i live?

Tendenzialmente sì, ci aiuta sempre qualcuno e non è mai la stessa persona. Ovviamente il primo investimento che faremo sarà quello di prenderci un roadie e non certo un batterista!

A proposito di concerti: sui social pubblicate i testi delle vostre canzoni per invitare followers e fans ad impararne le parole in vista delle esibizioni, una scelta originale. I testi sono di Chiara o di Camilla?

I testi li scrive Chiara. Già con il primo EP, per farci conoscere, abbiamo creato la rubrica “Friday sing along”: Ogni venerdì pubblichiamo un testo diverso invitando i fans a leggerlo e se vogliono imparare a cantarlo…una sorta di Karaoke. Il tentativo è quello di portare l’attenzione alle parole, a quello che dicono le nostre canzoni nonostante “l’ostacolo” della lingua inglese. Tendenzialmente in Italia, i testi in inglese non vengono quasi mai presi troppo in considerazione, si fatica ad ascoltare le parole. Per noi hanno un peso e un senso preciso che vogliamo condividere con chi ci ascolta.

Nel secondo ep c’è un filo conduttore che lega i brevi titoli dei brani?

No. La brevità nei suoni è l’unico legame.

In “Tudis” l’espressione “dreams in technicolor” potrebbe essere associata al concerto/evento del ’67: The 14 Hour Technicolor Dream. Pensavate ad altro ?

Sì, pensavamo ad altro, ma è bello scoprire che spesso “pensando ad altro” si possano immaginare o esprimere le stesse cose, come se fossimo sempre “un po’tutti collegati”. I nostri sogni in Technicolor descrivono l’alterazione percettiva dei colori che si prova trovandosi in apnea nella profondità del mare. Ho immaginato che fossero “visioni, sogni in Technicolor”.

Domandone: vi piacerebbe collaborare con Battiato?

Certo, moltissimo. È uno dei miei autori italiani preferiti (Chiara), ironico e serissimo al tempo stesso, un po’ come piacerebbe essere a noi.

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