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  • Imagika: Feast For The Hated

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La fusione imperfetta

Ci sono quasi arrivati, negli Stati Uniti. La provetta che conterrà il magico filtro di fusione tra il power ed il thrash metal è quasi pronta. E gli Imagika sono la prova più convincente che il cosidetto “U.S. Power” altro non è che la sintesi tra le predette correnti. Il divario rispetto all’Europa è tanto netto e distinto da rendere interessante, in futuro, verificare quale sarà dei due continenti ad influenzare l’altro. Al momento, tuttavia, gli statunitensi non ne vogliono sapere di contaminazioni ed, anzi, estremizzano il loro ritrovato con convinzione di scelta. Come nella proposta in commento, dove la componente aggressiva (evidente retaggio della Bay-Area) lascia realmente spiazzati.
Dotato di un ampissimo inventario di tonalità, l’ottimo singer Norman Skinner – una sorta di moderno Sebastian Bach – intraprende scelte coraggiose che spingono lo screamin’ melodico verso modelli death, mentre la sezione ritmica è tra le più impetuose del genere.
Poi la benzina finisce e l’olio non fa in tempo ad arrivare alle altre componenti dell’ingranaggio. Ad immobilizzarsi è innanzitutto il songwriting, senza una presa che non derivi dalla propria veemenza. Si aggiunge un’imperfetta originalità che, seppur nell’ambito del particolare trend suddescritto (scelta forse compiuta da altri), non manifesta alcuna identità comunicativa.
Restano, sotto la cenere, le indiscutibili doti espresse dalla band di San José. Che lasciano presagire un più convinto sequel, come l’ultimo fotogramma di un film di azione, dove l’occhio del cattivo sconfitto sembra rianimarsi.

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