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Imparare da Zampaglione

Mi venisse un colpo se Federico Zampaglione non è un uomo di parola. Ci aveva detto che per la sua tappa londinese voleva un’atmosfera di festa, e festa è stata dal primissimo istante.

Siete tutti italiani?” chiede subito sorridendo. Non è certo un illuso. Poi attacca con “Cosa Cerchi Veramente”, regala sorrisoni a destra e a manca, esulta, incita “su le mani!” e si lancia subito in un assolo di chitarra quasi claptoniano.

La formazione è quella ridotta a due, con Andrea Pesce al pianoforte, ma non è questa l’unica differenza con lo show immortalato da “Il Suono Dei Chilometri”: si respira davvero aria di maggior libertà, voglia di sfogarsi in senso positivo, e viene fuori – o meglio, esplode letteralmente – quel lato giocoso di Zampaglione che prima traspariva soltanto da certi videoclip. Perché a sorpresa l’effetto del nuovo arrangiamento scarno non è tanto quello di maggior intimità, ma piuttosto quello di una semplicità senza pretese paragonabile ai falò in spiaggia in cui tutti cantano a squarciagola e si divertono al suono di canzoni che conoscono a memoria da anni.

E il Dingwalls, nel bel mezzo del Camden Market, è un locale perfetto per questo tipo di spettacolo: piccolo ed elegante, ma con quell’aria rock’n’roll che solo Londra sa dare e che aggiunge la sua particolare magia al tutto.

Federico incita continuamente il pubblico, e regala una chicca a sorpresa con il recupero dello standard blues “Nobody Knows You When You’re Down And Out”, in cui cambia letteralmente voce con una naturalezza ammirevole.

Il finale è riservato a “Quasi 40″ e a “Due Destini”, dopodiché il nostro incoraggia la folla a raggiungerlo sul palco dove si concede pazientemente ad abbracci e foto con quasi ogni singolo avventore. Concerti di questo genere sono la classica lezione che conquisterebbe anche i più scettici.

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