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In attesa del colpo di grazia

Volevamo aspettare a parlarvene, più che sulle congetture e sui gossip ci sarebbe piaciuto commentare un annuncio ufficiale, avremmo volentieri cantato a squarciagola il requiem del DRM. Purtroppo non è ancora giunto il momento, ma l’ultima ora delle protezioni anti-copia, anti-riproduzione, anti-tuttotrannequellocheèprevisto sembra avvicinarsi sempre più.

L’evento scatenante è stato il passo – presunto, previsto, ipotizzato – di Apple, e in particolare di iTunes, re dei negozi di vendita di canzoni digitali, verso la liberazione dalle catene del DRM. Da diversi giorni gli utenti del maxi-store hanno notato un progressivo aumento delle tracce acquistabili senza vincoli sul cosiddetto iTunes Plus e tutto il web ha atteso fremente il fatidico martedì dell’annuncio. Che finora non è arrivato.
Le proiezioni, però, sembrano certe e in molti altri paesi ormai i leader del mercato si stanno orientando verso l’abbandono delle costosissime e fastidiosissime tecnologie di blocco delle tracce scaricaricate.

Che siano servizi di abbonamento, oppure singoli acquisti di file mp3, si sprecano ormai gli esempi da imitare: Amazon, eMusic, 7digital, Dada. Senza parlare di esempi come We7, recentemente uscito dalla condizione di beta, che coprono le spese grazie agli inserzionisti pubblicitari.
Fatto sta che il DRM morirà quel martedi fatidico in cui un emaciato Steve Jobs annuncerà che la musica acquistata su iTunes potrà essere riprodotta senza limiti su qualsiasi supporto.

Nel frattempo, in un contesto del genere, il paese con la baguette sotto l’ascella continua la sua campagna inquisitoria. La Corte di Cassazione francese ha confermato che gli utenti non hanno diritto a effettuare una copia privata dei loro acquisti, se questo va contro il diritto dei produttori di riempirli di protezioni anti-copia e sistemi di DRM. Tesi alquanto incompatibile col fatto che le stesse aziende ricevono delle sovvenzioni dovute ai balzelli imposti sui supporti vergini (cd, dvd, hard disk, etc.). Paghiamo per qualcosa che non possiamo fare, in breve. Se anche lo spagnolo Zapatero sembra osservare con ammirazione la dottrina Sarkò, speriamo proprio che fenomeni del genere non abbiano modo di diffondersi, in primo luogo per la loro contraddittorietà.

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