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In-equi compensi crescono…

Partiamo da un dato incontrovertibile: i proventi della vendita di musica finiscono solo in minima parte nelle tasche degli autori. Il resto serve per arricchire l’industria discografica e remunerare la SIAE. Alcuni artisti da noi intervistati ci hanno confessato quanto poco interferisca sul loro portafogli la pirateria, atteso che il vero guadagno per l’autore deriva ormai solo dalle esibizioni dal vivo.

Ma c’è chi combatte ad oltranza e vuol far entrare dalla finestra ciò che è invece uscito dalla porta.
Così, in passato, vi abbiamo parlato dell’equo compenso, una sorta di imposta indiretta applicata su tutte le vendite di memorie esterne (per es. CD, DVD, dischi rigidi esterni, pennette USB, memory card, dispositivi di telefonia mobile dotati di unità di memorizzazione, hard disk incorportati in decoder, masterizzatori, ecc.).

Il presupposto dell’applicazione di tale sovrapprezzo è tanto chiaro quanto assurdo: da un lato la legge sul diritto d’autore consente di effettuare copie di opere protette per uso personale, dall’altro però impone che una parte del prezzo pagato all’acquisto di qualsiasi memoria vergine finisca nelle casse della SIAE quale indennizzo per la copia stessa. L’indennizzo dovrebbe essere versato in favore dell’autore, ma ci piacerebbe sapere in che misura!

Ebbene, in questi giorni il Ministro Bondi ha approvato il decreto che ha aumentato gli importi dovuti per l’equo compenso, Il ché ovviamente si riverserà in un incremento dei prezzi alla vendita e, in definitiva, come sempre, in un onere ulteriore per l’acquirente finale.

In altre parole, chi comprerà un cd vuoto per immagazzinare le foto dell’ultima vacanza, pagherà da oggi un po’ di più: e questo aumento è solo per remunerare la SIAE perché, nello stesso momento, un altro acquirente sta acquistando l’ultima compilation di Sanremo e, forse (ma non è detto) ne farà una copia per ascoltarla anche in auto!
Come dire che voi pagherete due volte: una per il cd, l’altra per colpa dello sconsiderato che intende avere due copie di un album di Gigi d’Alessio!

Se diamo uno sguardo agli incassi che, in questo modo, ricevono le casse della SIAE (solo nel 2008, bel 671 milioni di Euro, ma tale importo è destinato a crescere di circa il 50% nel prossimo anno, per via dell’aumento varato con la nuova disposizione) non può non sorgere il dubbio di come probabilmente si versi in uno dei casi in cui l’indennizzo sia superiore al danno!

Consolatevi. Sembra che in Francia le quote per l’equo compenso siano il doppio rispetto all’Italia, circostanza già fatta notare dalla stessa SIAE che, all’alba dell’aumento, ha sottolineato come le quote non siano ancora “eque”…
Paolo Angelucci, Presidente della Assinform, ha invece ribadito che il decreto penalizza solo l’industria italiana.

Ma chi ci pensa al consumatore, effettivo vessato dalla situazione? E perché, se davvero il compenso deve essere “equo”, non viene studiato un modo per ancorarlo ad ogni copia effettiva, anziché trasformarlo in una tassa collettiva?

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