Home > Interviste > In Flames: Dopo “Come Clarity”, cerchiamo di fare chiarezza

In Flames: Dopo “Come Clarity”, cerchiamo di fare chiarezza

Il combo svedese che ci ha abituato a grandi sorprese e continui cambi di stile nella sua più recente storia giunge così all’ennesimo esame. Abbiamo intervistato il bassista della band Peter Iwers per conoscere quale carburante stia alimentando le fiamme di Svezia.

Ciao Peter, ho avuto modo di ascoltare attentamente il promo del vostro prossimo album “Come Clarity”, in uscita a inizio Febbraio in Europa. Innanzi tutto vorrei conoscere le tue personali impressioni.
Ciao Francesco. Sono assolutamente entusiasta di “Come Clarity”. Ritengo che sia senza dubbio il nostro miglior album di sempre e sono molto ansioso di vedere come verrà accolto dal pubblico. Abbiamo lavorato sodo e mi sento davvero soddisfatto del risultato che abbiamo ottenuto.

Una delle più evidenti connotazioni di quest’album è la sua omogeneità. A modo loro “Reroute To Remain” e “Soundtrack To Your Escape” avevano una struttura variabile; “Come Clarity” invece risulta più compatto.
Sì, è probabilmente un’osservazione pertinente. Il principale motivo che può aver prodotto quest’effetto credo sia il riconducibile al tempo di realizzazione. Dall’inizio del songwriting alla realizzazione definitiva non sono passati più di quattro mesi. Non abbiamo fatto le cose di fretta, semplicemente l’album è venuto fuori spontaneamente in tempi brevi. Ciò ha probabilmente dato all’opera l’omogeneità di cui mi parlavi.

Tempi decisamente ristretti rispetto alla consuetudine. Eppure in fase di produzione mi sembra che ci sia stato più d’un accorgimento. La sensazione è che il suono impresso sul disco abbia una patina sostanzialmente differente dall’ultimo “Soundtrack To Your Escape”, è così?
Senza dubbio. Più che di accorgimenti, si tratta di un vero e proprio cambio di produttore. Anche la registrazione non ha seguito il vecchio iter. Questa volta abbiamo registrato parte del materiale a Göthenburg e un’altra parte a Uppsala. Il tutto è avvenuto molto velocemente, avevamo le idee chiare su quello che volevamo ottenere.

Venendo alla musica, “Come Clarity” non è particolarmente vicino a nessuno dei vostri precedenti album, ma sembra essere un punto di contatto fra la vostra matrice melodic death (dagli esordi di “Lunar Strain” fino a “Clayman”) e il vostro nuovo stile mostrato negli ultimi due album, moderni, massicciamente influenzati dall’elettronica.
Ok, questa può anche essere una chiave di lettura. Personalmente il discorso è ben più semplice: noi cerchiamo sempre di guardare avanti, fare la musica che ci piace. Siamo assolutamente spontanei. Non ci è mai saltato in mente di dire: «questi elementi di “Clayman” ci piacciono, questi altri di “Reroute To Remain” ci piacciono, questi altri ancora di “The Jester Race” anche, mischiamoli assieme e facciamo un nuovo album». Sarebbe stupido. È normale che il nostro iter artistico sia parte delle nostre influenze, ma non c’è mai nulla di progettato, scriviamo la musica che sentiamo di voler scrivere e basta, incuranti di andare a vedere da dove possa essere nata.

Ok. Non volevo certo dire che quest’album è una rivisitazione di vecchia musica, ma solamente che come musicalità si pone a metà strada fra il death melodico tradizionale e l’extreme death sperimentale.
Collocare l’opera a metà strada tra i vecchi lavori degli In Flames e i nuovi è musicalmente corretto ma concettualmente fuorviante. Ricerchiamo continuamente nuove soluzioni, dunque non parlerei di un passo indietro, ma solo di un nuovo passo in avanti. È certamente un album più vicino al nostro primo sound di quanto non lo potessero essere “Soundtrack To Your Escape” o “Reroute To Remain”, questo è certo.
[PAGEBREAK] Parliamo dell’elettronica; ce n’è meno che nei suoi predecessori. Sulle linee vocali invece ho notato che avete mantenuto un discreto spazio per le clean vocals.
È oggettivamente vero. O meglio, il ruolo dell’elettronica è stato ridimensionato; è per così dire meno protagonista. Tutti fanno queste domande sull’elettronica o sui riff di chitarra massicci per cercare di catalogare il nostro sound. Niente di più infattibile. Non ci poniamo nessun limite compositivo, quindi è possibile che faremo album in futuro ricchissimi di elettronica o anche del tutto privi di essa. Dipenderà da quello che in quel determinato momento desidereremo. Non amo essere etichettato. Anche parlare di In Flames come di una “melodic-death-metal-band”, o magari come di una “new-metal-band” (o qualsiasi altra definizione che ci può essere stata affibbiata) è limitante e fuorviante. L’unica cosa che direi è che siamo una metal band, volendo essere più selettivi, un’extreme metal band. Stop. Sulle clean vocals, sì, sono presenti in una certa misura.

“Come Clarity” regala una sorpresa inattesa ai vostri ascoltatori: una canzone con una voce femminile che si affianca a quella di Anders. Parlaci di questa scelta.
(Ride, ndr) Ero sicurissimo che me l’avresti chiesto! È una cosa a cui stavamo pensando da tempo. La singer che canta in “Dead End” è Lisa Miskovsky, una cantautrice pop svedese. Siamo amici da alcuni anni e lei, come moltissima gente in Svezia, ama il metal estremo. Parlando si era accennato alla possibilità di poter fare una piccola collaborazione. Alla fine ci siamo riusciti. Penso sia stato un bell’esperimento, inoltre ci piace sorprendere i nostri fan. Non penso se lo aspettassero!

Considerando il particolare stile degli In Flames, ritieni che ci siano gruppi che vi assomiglino al momento attuale?
Assolutamente sì. Non si tratta certo di gruppi che ci copiano, non fraintendermi, parlo di gruppi che hanno amato la nostra musica e che a loro volta fanno nuova musica che noi amiamo. È un processo continuo e sempre vivo. Apprezzare una band ed esserne ispirato è normalissimo e bello. Per fare alcuni nomi, sicuramente Soilwork e Killswitch Engage hanno tratto ispirazione dalla nostra musica, e io stesso oggi sono un grande appassionato della musica dei Killswitch Engage.

“Come Clarity” doveva inizialmente essere intitolato “Crawling Through Knives” (entrambi sono titoli di canzoni presenti nell’album). Considerando che “Come Clarity” è una canzone che fa eccezione nell’album, essendo senza dubbio la più eccentrica, come mai l’avete scelta come title-track?
“Crawling Through Knives” è stato uno dei primissimi pezzi a essere scritto. Ci piaceva come titolo, poi quando tutto il materiale è stato realizzato ci sembrava che “Come Clarity” fosse un titolo più azzeccato liricamente parlando. Preferivi “Crawling Through Knives”?

È la musica che conta, non il titolo. “Come Clarity” mi sembra un titolo vincente; concordo con la scelta. Piuttosto, ho appreso proprio oggi che c’è stato un cambio di cover (la nuova copertina sarà su sfondo bianco con un disegno stilizzato, mentre la precedente era nera con un simbolo grigio n.d.r.). Come mai questo cambio adesso che la promozione dell’album è già stata avviata?
Dove hai letto questa notizia scusa?

Dal vostro sito ufficiale
Ah… Sì, la nuova cover era già stata decisa, sarà quella a fondo bianco la definitiva. (Peter è apparso sorpreso e in difficoltà, la sensazione è che non ne sapesse nulla! n.d.r.)

Uscirà un singolo che anticiperà il nuovo album, come accadde con “The Quiet Place” prima di “Soundtrack To Your Escape”?
Direi proprio di sì. Il singolo sarà “Take This Life”, di cui abbiamo recentemente anche girato il video.
[PAGEBREAK] È notizia recente la firma del vostro contratto con la Ferret Records per produrre e distribuire “Come Clarity” anche nel mercato nordamericano, tanto che avete in programma un tour negli U.S.A. a Gennaio per promuovere il nuovo lavoro.
Una delle cose a cui teniamo di più è che il maggior numero possibile di persone abbia la possibilità di ascoltare la nostra musica. Eravamo molto dispiaciuti che i nostri album non potessero essere reperiti negli States, se non con grande difficoltà. Il desiderio di ogni artista è quello di poter essere ascoltato. Ci tenevamo ad allargare il più possibile le nostre personali frontiere. Ti posso dire fin d’ora che al termine del tour americano partirà un tour europeo. Avremo sicuramente una data in Italia, forse due.

Per concludere, viste le tue considerazioni circa la diffusione della musica, qual è la tua opinione sul problema del file sharing e del download illegale di musica su internet?
Lo ritengo sbagliato. È molto grave; di fatto è come rubare. Sono perfettamente consapevole che oggi i CD hanno un prezzo eccessivo e questo è uno dei fattori che incentiva il mercato illegale della musica. Per chi non vuole acquistare a scatola chiusa, è ormai semplice poter ascoltare dei samples online oppure ascoltare interi brani in streaming. Se però non c’è rispetto e tutela per chi fa musica, allora il futuro non è roseo. Bisognerebbe che gli utenti facessero un passo indietro e le case discografiche uno in avanti. A ogni modo, per quanto mi riguarda, io adoro i CD come oggetti; poter leggere i testi sui booklet, entrare nell’album attraverso l’artwork. La musica digitale, anche quella regolarmente acquistata, ha un fascino decisamente minore. È un peccato che non tutti apprezzino questi aspetti.

Grazie della disponibilità Peter, ti aspetto in Italia on stage…
È stato un piacere. A presto!

Scroll To Top