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In Peluche Darkness Triumphant…

Dopo tre anni dall’ultima esibizione milanese, e in concomitanza con l’uscita di “Abrahadabra”, i Dimmu Borgir tornano in un Alcatraz non certo affollatissimo ma pronto a scatenarsi con i loro suoni mefistofelici.
Aprono l’esibizione i Powerwolfe e i Trypticon di Tom Gabriel Fischer, ex cantante dei Celtic Frost. Il quartetto svizzero delizia un Alcatraz ancora semivuoto con un repertorio prettamente per intenditori, comprendente alcuni dei pezzi migliori del loro album di debutto “Eparistera Daimones”, come “Abyss Within My Soul”, “Goetia” e “A Thousand Lies”.

Alle 21, puntuali come la morte, salgono sul palco ‘B’ i Dimmu Borgir: vedendo il look con cui si presentano verrebbe da parafrasare il celebre romanzo “L’Eleganza Del Riccio”. Qui si tratta dell’eleganza della bestia, dato che i tre norvegesi hanno temporaneamente abbandonato borchie e pelle nera per adottare uno stile da lupi nella steppa. Accompagnati da un tastierista e un bassista invisibili (dato che, con un’evidente mancanza di tatto, i Dimmu Borgir non si disturbano a presentarli per tutta la durata dello show), mentre attacca l’intro di “Xibir”, tratto dal nuovo “Abrahadabra”, i n(m)ostri prendono solennemente posto ai lati di quello che sembra un altare satanico. Segue subito un tuffo nel passato con “Spellbound (By The Devil)”, uno dei pezzi più amati della band. Ed è subito un tripudio di volpacchiotti di peluche (quelli attaccati al cappotto di Shagrath), finte corna da rinoceronte (idem) e stivaloni con i teschi (di Galder e Silenoz). L’atmosfera si arroventa e i fan si distruggono con l’headbanging, salendo anche in piedi sulle transenne della prima fila e tutto lascia a immaginare che si tratterà di un concerto molto animato…

La scaletta mixa in modo riuscito le canzoni dei vari album, concentrando nella parte centrale le song dell’ultimo lavoro: si susseguono di fila la suggestiva “Dimmu Borgir”, vero manifesto artistico del gruppo, “Gateways” (primo singolo di “Abrahadabra”), che crea un’ondata di energia e aggressività nel pubblico difficile da domare, “Chess With The Abyss”, “Born Treacherous” e “A Jewel Traced Through Coal”. Anche se la reazione alle nuove track è piuttosto positiva, la mancanza della voce femminile che fa da controparte al growl di Shagrath, sostituita da una banale sovra incisione, pregiudica la poeticità dei pezzi. Con “Blazing Monoliths” e “Vredesbyrd” ritorniamo al passato e la gente dimostra tutto il suo affetto ai Dimmu che, dato il periodo, è probabilmente ciò di cui hanno più bisogno. La pecca delle sovra incisioni al posto di una seconda voce ‘reale’ si fa sentire soprattutto con “The Serpentine Offering” e con “Progenies Of The Great Apocalypse”, dove è Shagrath a eseguire le parti clean (che erano cantate da Vortex), ma con la voce dell’ex bassista in sottofondo, creando un effetto grottesco poco piacevole.

Tutto sommato, i Dimmu si dimostrano in ottima forma fino alla fine, che però, purtroppo, è anticipata rispetto alla setlist originale. Invece di chiudere con “Perfection Or Vanity”, il gruppo taglia lo show di un pezzo e conclude con una sofferta e onirica “Mourning Palace”. Davvero un peccato!

Xibir
Spellbound (By The Devil)
The Chosen Legacy
Indoctrination
Dimmu Borgir
Gateways
Chess With The Abyss
Born Treacherous
A Jewel Traced Through Coal
Blazing Monoliths
Vredesbyrd
The Serpentine Offering
Puritania

Encore

Progenies Of The Great Apocalypse
Mourning Palace

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