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In ricordo di Bernardo Bertolucci

Bernardo Bertolucci è morto il 26 novembre 2018, era nato a Parma nel 1941, aveva 77 anni. Lo si ricorda chiamandolo maestro, uno dei più grandi del secolo scorso (ma pure di questo in cui ci troviamo ora). Si citano “Novecento“, “Ultimo tango a Parigi“, “L’ultimo imperatore“, “The Dreamers“. Pezzi di storia: storia del cinema, d’Italia, d’Europa, del mondo.

Maestro. Sì, Bernardo Bertolucci era un maestro dell’arte cinematografica, del racconto attraverso le immagini.

Per banali ragioni anagrafiche (la mia passione per il cinema ha iniziato a prendere forma e sostanza nella seconda metà degli anni 90), i film di Bertolucci a cui mi sento più legata sono “Io ballo da sola” (“Stealing Beauty”, 1996) e “L’assedio” (1998). Il secondo ho avuto la fortuna di rivederlo sul grande schermo nel 2011, in occasione della retrospettiva che la Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro ha dedicato al regista. Ebbene, “L’assedio” proiettato in una sala cinematografica non era “L’assedio” in videocassetta che avevo amato da ragazzina. Quello era solo un bellissimo film, “L’assedio” al cinema era un’opera d’arte impressionante.

L’assedio” ha per protagonisti due persone che non si parlano: si amano, si scontrano, comunicano, ma le parole scambiate sono pochissime. Ciò che accade tra loro — la tensione, il desiderio, la rabbia — lo capiamo, o meglio lo vediamo, grazie alla composizione delle inquadrature, grazie ai movimenti in avvicinamento o allontamento della macchina da presa, grazie all’uso che Bertolucci e il direttore della fotografia Fabio Cianchetti fanno del sole e delle ombre di Roma.

Bernardo Bertolucci è stato tante cose, posso provare sommariamente a elencarle nella consapevolezza di non saperne restituire un ritratto completo: impegno politico, audacia tematica e stilistica, passione per i corpi degli attori, capacità di pensare in grande, di essere autenticamente internazionale, e di portare al cinema una rappresentazione dell’umano così profonda, e quindi non rassicurante, da scatenare la censura.

Ma Bertolucci non avrebbe potuto essere nessuna di queste cose se non avesse posseduto, prima di tutto, una maestria assoluta nel maneggiare gli strumenti del suo mestiere. Quella maestria che mi ha sconvolto così tanto nei familiari fotogrammi dell’”Assedio” rivisti per la prima volta su uno schermo che rendeva loro giustizia.

Proprio quella maestria che fa di un essere umano un maestro (appunto) nell’arte che ha avuto il coraggio e l’umiltà di praticare.

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