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In scena con “Amore a seconda vista”

Pierpaolo Saraceno e Mariapaola Tedesco sono due nuovi giovani volti dello spettacolo. Una coppia che condivide la passione per il teatro e per il cinema che, devo dire, fa proprio al caso loro. I due attori riescono ad arrivare alle persone, accattivando la loro attenzione e non lasciandole andar via insoddisfatte e deluse. La vera essenza di questi due artisti sta proprio nella ricerca continua, ogni giorno, di qualcosa di nuovo.

Amore a seconda vista” è un’opera musicale, basata su un’ispirazione che i due talentuosi hanno portato in scena attraverso la commedia. Il loro è un teatro molto “fai da te”: Pierpaolo si è occupato di realizzare la locandina, disegnandola a mano, mentre Mariapaola ha scritto i testi delle canzoni.

Li abbiamo incontrati al termine della loro performance, andata a gonfie vele.

Perché “Amore a seconda vista”?
Pierpaolo: Perché nello spettacolo c’è questo tizio che, dal momento in cui incontra la responsabile d’azienda, inizia a nutrire una simpatia sessuale nei suoi confronti, a primo impatto. In secondo luogo avviene una sorta di excursus: un passaggio dalla psicologa alle onoranze funebri. Rincontrandola, poi, si accorge, dopo le varie peripezie, e forse analizzandola meglio nel dettaglio, che può scattare qualcosa. Da qui prende la “seconda vista”.
Mariapaola: La cosa diversa è che l’amore scatta a lei. Prima non ci avrebbe mai pensato ma, rivedendolo per la seconda volta, lo vede un po’ cambiato e così nasce questa fiamma.

Come vi è venuta in mente questa commedia? E quanto tempo avete impiegato per realizzarla prima di portarla in scena?
P: All’incirca una ventina di giorni, un mese scarso. Ci siamo concentrati molto su “Radio Aut” e sul progetto con il quale apriremo la nuova stagione, ovvero “Salvatore Giuliano, il tradimento”, abbiamo voluto spezzare questo filo conduttore e buttarci in questa esperienza a due. Si è trattato più che altro di un esperimento tra me e Mariapaola. Abbiamo sperimentato così una nuova tipologia teatrale che non avevamo mai affrontato in maniera così diretta.

Secondo quale criterio avete scelto i personaggi?
P: Ci siamo ispirati alle persone che ci stanno attorno. Persone con le quali ci capita di vivere quotidianamente e, per tale motivo, ne abbiamo preso spunto nei minimi dettagli. Ogni personaggio, infatti, ha una propria caratteristica che lo contraddistingue: c’è quella un po’ schizzata, quella un po’ addormentata, quell’altra molto sofisticata e imborghesita, un’altra ancora che pensa solo al denaro.

È una scelta mirata a un fine preciso, quindi?
P: All’inizio non avevamo una visione precisa dei personaggi. Poi continuando a vivere la nostra vita quotidiana, nell’arco di questo mese, ci siamo accorti che potevamo trarre spunto un po’ ovunque, facendo una sorta di mix. Così sono nati questi personaggi. Per quanto riguarda Gianpriscillo, invece, è un personaggio che mi è capitato di incontrare alcuni mesi fa qui a Roma, ma che era tutto l’opposto, ovvero anche lui molto imborghesito. Ho scelto di trasformarlo, facendo uscire quello che è il lato rude della persona.
[PAGEBREAK] Mariapaola, quale dei tre personaggi ti è venuto più semplice interpretare?
M: Beh, semplice è un parolone perché ognuna delle tre ha una sua particolarità. La difficoltà sta nel mantenere quell’aspetto che non è tuo per tutta la performance. È qualcosa che ti porta a lavorarci molto. Il primo personaggio è quello che mi prende più, quello della responsabile dell’azienda. Davanti a me ho la persona a cui mi sono ispirata che è Pierpaolo. Questo personaggio in realtà è un mix di due personaggi, se vogliamo dirla tutta.

Diciamo che nell’interpretare il ruolo dei personaggi vi siete ispirati molto anche alle vostre personalità. Tu Pierpaolo sei una persona molto attiva, che ama un po’ fare casino e tu Mariapaola sei più a modo e tranquilla. È vero?
P: Si è nato da questo perché solitamente noi ci prendiamo in giro riguardo ai nostri modi di fare. Io sono molto più estroverso, più sciolto e molto più istintivo. Lei, invece, è molto più introversa e razionale, precisina. Questo ci ha condotto a innalzare quelle che sono le due colonne portanti nella differenziazione caratteriale, e poi abbiamo messo insieme altri mattoncini che hanno creato la scena e, di conseguenza, lo spettacolo in sé.

Come vi trovate a lavorare insieme?
M: Molto molto bene.
Pierpaolo: Benissimo. Da quando abbiamo iniziato a fare teatro qui a Roma, la città in cui ci siamo conosciuti, c’è stata subito un’empatia iniziale.

Un amore a prima vista in questo caso no? (sorridendo)
P: Si, a livello artistico, si è trattato di un amore a prima vista. Attraverso questa conoscenza abbiamo iniziato ad analizzarci ancora di più e a iniziare a creare un qualcosa. Ci troviamo molto bene a lavorare insieme. Siamo molto in sintonia e, ripeto, tanta empatia nei personaggi. Ma soprattutto c’è un amore di fare, anche perché noi nel corso dei vari spettacoli e dei prossimi progetti, inclusi quelli cinematografici e televisivi, posso dire che per noi è come se ci incontrassimo sempre per la prima volta. Come fine tutto quanto, è sempre un capolavoro iniziale.

Il personaggio di Gianpriscillo invece è stato pensato a posta per rappresentare quella che è l’attuale realtà italiana. Tu, Pierpaolo, ti senti un po’ Gianpriscillo?
P: Io non è che non mi sento Gianpriscillo, io sono Gianpriscillo! (ride). Ci capita di andare in giro e di trovare problematiche come quella che riguarda la ricerca di lavoro, ad esempio. La cosa mi coinvolge personalmente e ovviamente nell’ambito artistico, quello per cui lavoro. È successo un po’ a tutti di avere degli ostacoli, o quantomeno degli intralci. È proprio per questo motivo che alla “gianpriscillo maniera” cerchiamo di tirarci avanti.
[PAGEBREAK] All’interno di questa storia, infatti, vi è anche una sorta di morale, no? Fa un po’ da cornice alla storia d’amore in sé.
P: Assolutamente sì.
M: Sì, lancia comunque dei messaggi.
P: Fa da cornice perché ti fa capire come funziona un po’ ai giorni d’oggi, dove c’è prima “il contatto, poi il contratto”.

Mariapaola, tu ultimamente hai preso parte a un altro spettacolo “Il cadavere in bicicletta“, dove interpretavi il ruolo della signora Wallace e, tempo fa, eri mamma Felicia in “Radio Aut”. Sono sicuramente tre opere completamente diverse, ma qual è la parte che ti è più piaciuta interpretare tra queste tre performance?
M: Sì, effettivamente sono tre cose diverse, e tre generi diversi. Li amo entrambi. Il comico mi piace molto. “Amore a seconda vista” è molto comico e, visto che in passato ho interpretato parti più sul genere drammatico. Questa volta ho sperimentato una cosa nuova, sperando che mi riesce, ovviamente. Non c’è un genere che mi piace di più. Però, dal momento che è stata la prima esperienza e mi è piaciuta molto, spero che ce ne siano delle altre. Più che altro mi piace molto questo lato di me, che forse non avevo mai tirato fuori finora.

Pierpaolo, riguardo alla realizzazione della locandina che sappiamo che è opera tua, cosa ci dici? Hai avuto in mente questo disegno dall’inizio?
P: Assolutamente no. Avendo avuto un’adolescenza in cui mi sono concentrato spesso sul disegno, di tanto in tanto passo il tempo a dipingere o a buttar giù qualche schizzo sui fogli. Da quel momento in poi è nata la locandina.

Quindi è proprio una tua passione?
Si, infatti mi sono detto “evitiamo il grafico, faccio tutto io”. A volte quando è possibile, e lo spettacolo lo permette, mi creo anche la grafica delle locandine.

Mariapaola, le musiche invece sono stata una tua scelta e ti sei occupata di scrivere i testi.
M: Esatto, è nato tutto all’improvviso e ho cercato di modificarle in base alla situazione. Una è la colonna sonora de “La bella e la bestia”, l’altra è “Non si può morire dentro” di Gianni Bella che, modificata, è diventata “Non si può venire dentro”. È stato tutto molto spontaneo: la penna scorreva e le rime andavano. Mi sono cimentata anche in questo. Anche questa è stata una cosa nuova per me, non l’avevo mai provata. In realtà, c’era anche un’altra canzone: “Oh Diana” di Celentano. Molto carina, però per questioni di tempistica dello spettacolo abbiamo preferito eliminarla. Chissà prima o poi magari la tireremo fuori.
Pierpaolo: In un giorno Mari ha scritto tutte e due le canzoni.

Pierpaolo, ti senti molto “Bestia” come nella “Bella e la Bestia”?
P: Esatto, io sono una bestia a tutti gli effetti. Lei è una Belle. (Ridono). Si, essendo una canzone con una tematica amorosa, ci è piaciuto il fatto di modificarla e riadattarla a seconda delle nostre esigenze. Questa è tutta idea di Mariapaola, ed è stata senz’altro una grandissima pensata. Mi congratulo veramente con lei.

Quali sono i vostri prossimi progetti?
P: Saremo in un progetto cinematografico con “Radio Aut – la voce di Peppino Impastato”. Nel frattempo, stiamo realizzando un altro cortometraggio che cercheremo di mandare in un festival importante, che adesso non puntiamo a dire, che si chiamerà “Ritratto di un pescatore”. In seguito, si aprirà la nuova stagione teatrale, come dicevo prima, con “Salvatore Giuliano, il tradimento. Si tratta di un’opera che mi sta molto a cuore, che nel teatro di prosa non ho mai visto e cercheremo di lanciare nei minimi dettagli siciliani. Nei prossimi spettacoli, inoltre, cercheremo di cogliere quelle caratteristiche principali della gente che ci sta attorno per inserirle in opere più pesanti, più dettagliate, come appunto nel caso di Salvatore Giuliano.

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