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In slow motion

A tre anni di distanza dalla loro ultima calata italica, con il tour a sostegno dell’album “The Bees Made Honey In The Lion’s Skull”, tornano a Roma gli storici Earth di Dylan Carlson. La cornice è quella dell’ormai consueto Init Club, pronto ad ospitare una serata che si preannuncia a bassissime frequenze.

Open act gli americani Sabbath Assembly, un’interessantissima band psychedelic rock dalle tinte gospel figlia di un retaggio musicale chiaramente settantiano e forte della recente pubblicazione del primo disco in studio “Restored To One”. La band capitanata dalla magnetica vocalist Jex Thoth ha offerto una prestazione non eccelsa, decisamente rovinata dai volumi “da cameretta” che la band aveva sul palco e che non riuscivano a rapire a dovere gli astanti, coinvolti maggiormente da ciarle e amenità varie piuttosto che dalla musica della band. Una musica tutt’altro che banale, densa di un non velato occultismo riscontrabile soprattutto nei ricercati testi ispirati agli inni del culto “The Process Church Of The Final Judgement”

Il momento degli Earth è giunto. Dopo un rapido line check Carlson e compagne cominciano il loro show acclamati da un Init ormai gremito. La situazione volumi è notevolmente migliorata, come possiamo notare durante l’esecuzione di “Descent To The Zenit”, ma qualche lieve problema di natura tecnica sussiste ancora, soprattutto sul bilanciamento dei suoni. L’ultima fatica in studio “Angels Of Darkness, Demons Of Light I” viene eseguita quasi per intero catalizzando così l’attenzione del gruppo sulle atmosfere più dolci e pacate dell’ultimo periodo rispetto agli antichi fasti pesanti e malati del primo periodo drone metal completamente ignorato in questo tour dalla band americana. Il clima pacato e disteso riduce il pubblico in una sorta di stato onirico, accompagnato anche da qualche sbadiglio a dirla tutta, interrotto solo dai ripetuti insulti rivolti da Carlson nei confronti dei fotografi e dei loro flash che hanno per forza di cose rovinato l’atmosfera eterea e sognante dell’esibizione. Una catalessi che ci ha accompagnato fino alla fine dello show tra le sue lente e ossimoriche note cariche di tantrica pacatezza e serafica psichedelia.

Descent To The Zenit
Old Black
Father Midnight
The Bees Made Honey In The Lion’s Skull
Coda Mestoso in F (Flat) Minor
Multiplicity Of Doors
Ouroboros Is Broken

Angels Of Darkness, Demons Of Light I

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