Home > Recensioni > In The Woods…: Omnio

Trascendenza (titanica), cfr. avant-garde

Se con “HEart Of The Ages” gli In The Woods…, seppur allargandone gli orizzonti, avevano esplorato le possibilità espressive legate al genere black metal, con “Omnio” scrivono un disco che mantiene ancora parte di quelle componenti, ma si muove con disinvoltura in territori sinfonici e psichedelici, musica eterea, orchestrale e grandiosa, ancora su binari metal ma con un’attitudine aperta e progressiva. Per intenderci, il disco che avrebbe potuto scrivere Robert Fripp se avesse avuto un passato black, influenze symph/gothic, distorsioni pesanti e magari Roger Waters in line up. Omnio è un calderone di idee vincenti, facilmente uno dei periodi di maggiore grazia compositiva della band, pochi pezzi lunghi e dinamici, ricchi di progressioni sonore di ogni tipo. Pause acustiche e esplosioni in tremolo pick, una impressionante gamma di espressività vocale grazie alla voce malleabile di Jan Kenneth Transeth e agli stupendi vocalizzi di Synne D. (o S.?), il tutto supportato dal ritmo vario e coinvolgente del drumming di A. Kobro. Sono le idee a fare il disco ed i pezzi crescono e si scompongono in un flusso continuo di trovate intelligenti, senza cali di tono (anche se l’opener è forse una spanna sopra le altre) e senza momenti privi di un qualsiasi interesse. In “Omnio” si trova veramente di tutto, studiato e confezionato ad arte, in una forma musicale praticamente perfetta ed esente da quella frammentazione caotica che spesso caratterizza chi tenta di imitarli (per certi versi il famigerato filone “avantgarde”). Per molti il lavoro migliore degli In The Woods…, lo è sicuramente per chi predilige il loro lato metallico, perché da qui in poi inizierà l’ultima definitiva trasformazione.

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