Home > Report Live > In una gelida sera d’inverno, cinque tedeschi

In una gelida sera d’inverno, cinque tedeschi

Avevamo visto Tobias Sammet suonare col suo celebrato progetto Avantasia quest’estate all’Evolution Festival all’Idroscalo di Milano. In tutt’altra atmosfera e tutt’altro clima, eccolo tornare nella gremito Rolling Stone con la sua band madre, gli Edguy, a promuovere l’ultima fatica del gruppo, il controverso “Tinnitus Sanctus”.

Ad ingannare l’attesa per gli headliner i giovanissimi H.E.A.T. e l’esperto André Matos, da tempo ormai concentrato sulla sua carriera solista. Il brasilano propone i pezzi del suo primo e unico lavoro in studio, ma non fa mancare, in chiusura, la storica “Carry On” di casa Angra, ottimamente cantata fra l’altro, se non si pensa al falsetto dei tempi che furono. Assai lodato dalla critica, il batterista di Matos, il diciottenne Eloy Casagrande, sembra in effetti promettere faville.

Mezz’ora circa di attesa e, annunciati dalla canonica intro registrata, gli Edguy salgono sul palco e il tendone appeso alle loro spalle cade al suolo, rivelando la sorprendente scenografia di una cattedrale diroccata con al centro il logo di “Tinnitus Sanctus”. Neanche il tempo di riportare lo sguardo sui musicisti che partono le note di “Dead Or Rock”, primo di quattro estratti dall’ultima fatica in studio. Nonostante le critiche contrastanti della stampa circa la direzione musicale intrapresa dagli Edguy, non più fedeli ad un power metal di scuola tedesca dalla pretesa purezza, il feedback del pubblico è notevole fin dall’inizio.

Dopo l’eccellente “Speedhoven”, forse il pezzo migliore del nuovo disco, Tobias comincia a chiacchierare col pubblico tra una canzone e l’altra, incitandolo, facendolo urlare o lodando la platea italiana come la migliore in assoluto. Sarà vero? Lo dirà ad ogni concerto? Comunque non ha molta importanza e in effetti il biondo frontman appare a più riprese visibilmente emozionato.

La grande “Babylon”, non presente nelle scalette delle tappe del tour finora compiute, arriva grazie alla memoria di Tobias, che ricorda ai presenti come quasi cinque anni fa (era il 2004 all’Alcatraz di Milano) il pubblico l’avesse chiesta a gran voce, convincendo i musicisti della band a suonare il pezzo che non era in programma. “The Pharaoh” è l’unica canzone forse un po’ stancante, a causa della sua struttura lunga e articolata. A seguire l’assolo di batteria di Felix Bohnke, che si apre sulle note della maestosa “Marcia Imperiale” di Star Wars, mentre il lentone di turno consiste in “Save Me”.

Dopo altri successi e un totale di un’ora e mezza di performance, per chiudere le danze la band sceglie “King Of Fools” e saluta un pubblico pieno di calore, che ha cantato pressoché ogni ritornello di ogni canzone proposta. Ottima prestazione dei musicisti, ottimi suoni, grande voce e grande simpatia del leader Tobias, scaletta discutibile per qualunque fan di vecchia data della combo germanica.

1- Dead Or Rock
2- Speedhoven
3- Tears Of A Mandrake
4- Babylon
5- The Pharaoh
6- Ministry Of Saints
7- Drum Solo
8- Pride Of Creation
9- The Headless Game
10- Save Me
11- Superheroes
———————————–
12- Out Of Control
13- Lavatory Love Machine
14- King Of Fools

Scroll To Top