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Inbred Knucklehead: Vacanze romane

Ci hanno conquistato al MarteLive con il loro crossover folle e lo spirito guascone che sfoderano sul palco. La band è formata da due romanacci, un americano e uno svedese, la chimica di questa formazione è di quelle di prime qualità e il divertimento on-stage è solo il riflesso di un ensable sicuro di sé forte di una proposta finalmente originale in una panorama che a volte sembra desolante, soprattutto quanto si parla di “novità” e di autenticità stilistica.

Ciao a tutti, per cominciare vorrei chiedervi, considerando che siete due italiani, uno svedese e uno statunitense, come vi siete conosciuti e come è nata la decisione di suonare insieme.
Mike (il bassista/cantante) stava girando l’Europa e nel 2003 è venuto a studiare in Italia. Ha conosciuto Dario (batteria) lavorando come produttore su un altro progetto. Dopo la laurea ha lavorato a Milano e Bologna per alcuni anni e si è stabilito a Roma nel 2008. Ha conosciuto Kristian (il chitarrista) durante un barbecue tramite amici dell’università. Kristian era venuto in Italia 7 anni prima per studiare musica, quindi tra chiacchiere e salsicce è nata l’idea di formare un gruppo! Inizialmente avevano trovato un altro batterista, che però soffriva di attacchi di panico e quindi non poteva fare concerti. Mike allora ha chiesto a Dario se gli andava di fare le serate con loro e c’è stata subito intesa, così è entrato stabilmente nella formazione. È stato poi Dario a trovare Marco (la voce rap) tramite annunci su internet.

La vostra musica, almeno alle mie orecchie, è un crossover totale che travalica anche le esperienze degli anni ’90 di gruppi blasonati come Faith No More, Red Hot Chili Peppers, Fishbone, Beastie Boys, Living Colour ecc. Il vostro sound ha questo preciso riferimento o è nato semplicemente dalla naturale fusione delle vostre diverse infuenze?
Venendo da angoli diversi del mondo ognuno ha portato con sé il proprio variegato bagaglio di influenze. Per noi questo è un fattore chiave dello stile Inbred: prendiamo suoni che non si mischiano naturalmente tra loro e cerchiamo di farli funzionare insieme. “Inbred” è un insulto inglese riferito alla gente di campagna (un po’ tipo “burino”), ma vuol dire letteralmente “nato da incesto” (perché leggenda urbana vuole che in campagna si accoppino tra consanguinei… un po’ come dire “non c’è cosa più divina…” eccetera!), e incestuosa è anche la natura della nostra musica.

Il confronto con il music business, il P2P, la SIAE, è inevitabile per ogni musicista, come vivete e/o subite le seguenti realtà?
Più la gente scarica la nostra musica e meglio è! Il P2P non lo mette in culo ai gruppi, lo mette in culo a un certo sistema musicale e basta. Se scaricare un pezzo nostro ti porterà al prossimo concerto, affare fatto!
La SIAE ostacola la creatività con troppe tasse e burocrazia. Avvantaggia solo a chi è già affermato a scapito di tutti gli altri. Noi abbiamo deciso di iscriverci ad altre società fuori dall’Italia. Lo può fare chiunque, basta conoscere un po’ l’Inglese, e si ottiene un supporto altamente superiore, si può fare tutto tramite internet, e i prezzi sono ridicoli al confronto. Uno studente può registrare la propria musica all’estero senza pagare niente e vedendosi detrarre due lire per l’iscrizione solo una volta che comincia a guadagnare dai diritti.

L’ultima domanda che vi ho posto è legata in parte al fatto che siete ancora senza etichetta, il che è abbastanza strano alla luce della qualità media dei vostri pezzi, della vostra bravura tecnica e dell’originalità della vostra proposta; l’autoproduzione e l’autopromozione è frutto di una vostra precisa scelta?
In realtà paradossalmente siamo così impegnati a scrivere musica, provare, prendere serate e fare promozione che non abbiamo proprio avuto il tempo di cercarcela un’etichetta! Fortunatamente tramite Facebook, YouTube, MySpace, Twitter riusciamo a tenere bassi i costi, ma capita sempre più spesso che per gli eventi più grandi dobbiamo stampare locandine e volantini e andare a spargerli in giro. Per non parlare di telefonate e spostamenti!
Tuttavia siccome questa cosa sta diventando più grande di noi vorremmo effettivamente trovare un’etichetta che sia disposta a metterci lo stesso quantitativo di lavoro e dedizione che ci mettiamo noi.

Parlateci un po’ del vostro disco, dove e in quanto tempo l’avete registrato?
Abbiamo registrato il CD nell’arco di tre settimane girando tra studi di amici. Poi dopo aver perso un sacco di tempo appresso alla SIAE per riuscire a stamparlo abbiamo deciso di fare tutto all’estero.

Il mercato musicale delle major sta subendo negli ultimi anni un crollo verticale, eppure l’impressione generale è che le radio e le tv musicali, non solo le più grandi, si ostinino a mandare le hit del momento o, alternativamente, i dinosauri del rock. Cosa comporterà secondo voi tutto questo in tempi brevi?
Radio e TV manderanno sempre la stessa roba commerciale. Chi cerca musica nuova e originale non le accende più. Fanno le loro ricerche sul web e poi escono a comprare i biglietti dei concerti. Sono loro che faranno il futuro dell’industria musicale.

Ho avuto il piacere di conoscere la vostra musica al MarteLive, lo show è cominciato con qualche problema tecnico, in Italia l’inadeguatezza dei locali è spesso la norma, come vi confrontante con questi problemi?
Ah noi ci abbiamo rinunciato. Tante volte fare i soundcheck è inutile, tanto poi vai sul palco ed è cambiato tutto comunque. Quando facciamo un concerto speriamo sempre di trovare un impianto come si deve e un fonico competente, ma abbiamo suonato senza casse spia e con fonici che sparivano durante il soundcheck per andare a fare le prove con i loro gruppi. Quindi ormai stringiamo le spalle e tiriamo dritto comunque, i suoni li facciamo al volo. Siamo allenati a suonare in qualunque condizione!

Ci sapete veramente fare sul palco, siete coinvolgenti e divertenti e, sembra, in modo non impostato. Quanto è importante per voi l’approccio on stage?
Dopo tutto il lavoro e lo stress prima del concerto quando saliamo basta, è il momento in cui conta solo la musica! Ci sfoghiamo, ci liberiamo e ci divertiamo. E se ci divertiamo noi si diverte pure il pubblico. E se si divertono loro noi ci divertiamo ancora di più. E così via!

Sorge spontanea una domanda, quasi tutti i mercati esteri hanno un approccio musicale più aperto rispetto all’Italia, cosa fate ancora qua a Roma?
Per noi questo è solo l’inizio. Roma sarà sempre casa per noi, ma abbiamo già fatto delle date all’estero e stiamo cercando supporto per lanciarci in diversi paesi. Saremo ben contenti di tornare dopo ogni tour per un salto al mare e in trattoria!

Grazie per la vostra disponibilità, speriamo di ascoltarvi presto per un live report.
Grazie a voi, prossima serata: venerdì 8 ottobre al Palarockness di Genzano!

Raccomandiamo anche ai nostri lettori di Roma e dintori di recarsi al Palarockness di Genzano; il divertimento, la buona musica, il ballo e il pogo sono incusi nel prezzo.

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