Home > Interviste > Incontro con Francesco Motta a Milano: si chiude La Fine dei Vent’anni Tour

Incontro con Francesco Motta a Milano: si chiude La Fine dei Vent’anni Tour

Ieri presso la Santeria di Milano si è svolto l’incontro stampa con Francesco Motta (in arte solo Motta) in occassione della chiusura imminente del suo tour La fine dei vent’anni. A chiudere la serie di oltre 80 concerti sarà la serata speciale del 1/04 all’Alcatraz di Milano. L’incontro è stato anche un’occasione per annunciare la puntata speciale di Italian Sound dedicata all’artista che andrà in onda il 22/03 su Sky Arte HD.
Dopo la breve introduzione di Stefano Di Mario (ufficio stampa) e Marco Gallorini (menager dell’artista) Motta esegue  tre dei suoi brani in versione live: Abbiamo vinto un’altra guerra, La fine dei vent’anni e Sei bella davvero per poi rispondere alle domande dei giornalisti presenti.

Come è andato il tour?

Motta: Ho iniziato a lavorare sul disco in un periodo in cui stavo elaborando un “lutto”, ovvero la fine dell’esperienza con il gruppo (Criminal Jokers), è stata veramente drammatica. Ho messo un paio d’anni per capirlo, per capire che le cose che stavo scrivendo mi piacevano… Poi un giorno ho incontrato Riccardo (Sinigallia, il produttore del disco) e questo è stato fondamentale. Lui mi ha condotto fuori dal tunnel, la cui luce per me era ancora molto lontana. Forse ci sarei arrivato da solo, ma probabilmente in tal caso avrei dovuto chiamare il disco “La fine dei quarant’anni”.

Successivamente siamo partiti con i concerti, ero circondato dai musicisti. Ho avuto la possibilità di suonare con i musicisti che secondo me sono tra i più bravi d’Italia e sicuramente i più adatti. Nelle prime venti date la gente, una volta finito il concerto, si avvicinava a farci i complimenti: Bellissimo il disco! Per carità, è una bellissima cosa, ma forse intendevano che il live non li aveva presi molto. Così abbiamo trovato un’amalgama tra di noi che ha rigenerato le canzoni, noi durante un’ora e mezza di concerto suonavamo 12 canzoni con tantissime parti strumentali. Venendo  fuori una specie del mantra, del loop, della musica africana di cui mi sono appassionato in questo periodo.

Quindi sostieni la filosofia suona più possibile anche se ti danno poco?

M.: Sicuramente all’inizio parlando nei termini ecconomici abbiamo detto di sì alle cose che altri avrebbero potuto definire assurde. Ho accettato di fare più concerti possibili perche è una cosa che amo fare, e alla fine è stata un’arma vincente. Anche se chiedevamo poco in qualche modo riuscivamo ad essere contenti del lavoro che facevamo.

Che differenze ci sono nel scrivere per un gruppo e scrivere per te stesso da cantautore?

M.: Non è assolutamente la stessa cosa. Ma non so nel mio caso quanta differenza ha fatto diventare solista, e quanta l’età. Io so cosa volevo fare nella vita da quando avevo 18 anni, ma dovevo avere la pazienza di capirmi, di accettare gli errori. Ad un certo punto Riccardo mi ha detto: “Tu non devi fare la musica bella, come Pixies, come De Gregori, come Lucio Dalla, tu devi fare la musica tua”. Pian piano sono arrivato ad accettare i miei diffetti, e farne impasto per le mie cose.

Puoi dire qualcosa sugli ospiti per il concerto all’Alcatraz?

M.: Dovrebbero esserci tante persone che ritengo i miei amici, con cui ho un bellissimo rapporto: Giorgio Canali, i Criminal Jokers, Andrea Pino, Nada.

Quali sono i tuoi progetti per futuro?

M.: La cosa bella è che al livello sonoro ci sono molti mondi che si sono aperti per me, quello della musica africana, musica elettronica, quella più pop… Spesso è la voglia che manca, ma stranamente ho fame di fare delle canzoni nuove. Sono circondato da persone molto entusiaste e devo mettermi subito a lavorare. Non so quanto tempo impiegherò, ma senza dubbio ho tanta voglia di fare.

Durante il tour hai suonato in tante situazioni diverse, palchi piccoli, grando, club, all’aperto… C’è una situazione che preferisci?

M.: Ci sono luoghi a cui sono affezionato, e ci sono stati i concerti particolarmente emozionanti, come quello a Roma. La parte dello spettacolo che abbiamo preparato adesso con i tecnici è più adatta a un locale al chiuso. Secondo me cambia molto dal luogo chiuso all’aperto, cambiano anche i testi. Ultimamente abbiamo suonato in questo liceo classico a Crotone ed è stata una cosa incredibile cantare La fine dei vent’anni di fronte a quei ragazzi. Loro che vent’anni non sanno nemmeno cosa sono ed ha tutto un senso assolutamente differente di quando l’abbiamo suonato all’Isola d’Elba, dove il pubblico era composto soprattutto dai turisti di una certa età.

Scroll To Top