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Incontro con Monte Hellman: American Stranger

Al termine delle proiezioni di “Stanley’s Girlfriend” e di “La Sparatoria”, il 29 ottobre il regista Monte Hellman ha incontrato il pubblico del Lumière, nell’ambito della retrospettiva a lui dedicata dalla Cineteca di Bologna.
A esordire è stato Alberto Ronchi, Assessore alla Cultura dell’Emilia-Romagna, che ha indicato Hellman come un regista poco noto in Italia ma assolutamente meritevole di essere fatto conoscere, in quanto i suoi film sono molto interessanti e reggono il passare del tempo.

Gian Luca Farinelli, Direttore della Cineteca, è quindi passato a condurre l’incontro, e ha chiesto a Hellman se si riconosce come appartenente alla New Hollywood, movimento in cui è sovente collocato, e se a distanza di anni riconosce nel cinema della New Hollywood quei caratteri dirompenti e innovativi che gli sono stati attribuiti.
Hellman ritiene che sia difficile porre periodizzazioni, perché il tempo è in continuo procedere; per questo, a lui non piace pensare di appartenere a un movimento.

A proposito dei suoi film, si vorrebbe sapere se c’è un motivo per cui sia “Strada A Doppia Corsia”, sia “La Sparatoria” terminano con un ralenti.
La risposta è che per “La Sparatoria” l’idea è venuta guardando in tv l’assassinio di Lee Oswald, talmente veloce che per renderlo chiaro si è dovuto rallentare di otto volte lo scorrimento delle immagini. Per l’altro film l’ispirazione proviene invece da “Persona” di Bergman: non per fare l’intellettuale, perché Hellman si basa di più sulle emozioni, e appunto lo emoziona proporre un rallentamento, un attraversamento, in un film che fondamentalmente parla di velocità.

Si domanda a questo punto in che cosa Roger Corman abbia influenzato Hellman, e più in generale quali altri autori abbiano avuto influsso su di lui.
Le lezioni maggiori apprese da Corman riguardano da una parte l’uso del budget (bisognava fare film con quello che si aveva, spesso poco), dall’altra il modo di tagliare i film. Per quanto concerne gli altri, più che di autori parlerebbe di film, e lo hanno attratto molto quelli di John Huston e poi “Paris Belongs To Us” di Jacques Rivette, regista di cui a Hellman piace il modo di girare le scene: con tutto quello che in genere si taglierebbe.

Riguardo i western, Hellman ha dichiarato che più che un tentativo di superamento lui voleva operare un recupero, ed era affascinato da “L’Uomo Della Virginia”, un film del 1929 che si basava sul ricordo e sulla memoria.

Tornando a “Strada A Doppia Corsia”, appare molto importante la canzone “Me And Bobby McGee”, per il concetto di libertà.
In realtà, Hellman si avvicina alla musica dei suoi film in maniera casuale: quella canzone, semplicemente, gli era piaciuta, e non aveva pensato a nessi concettuali. Allo stesso modo, è stato un caso, frutto di fraintendimento, che a cantarla sia stato Kris Kristofferson e non Janis Joplin, ma alla fine probabilmente per il film è stato meglio così.
Questo è un esempio di come possono nascere alcuni elementi di un’opera, e vale anche per il casting: Hellman pensa a qualcuno, che però non può, e allora si avvale di altri, che probabilmente risultano alla fine più adatti.

Quando sceglie un attore, Hellman non va a controllare i lavori precedenti, ma si guarda le interviste, e come un attore riesca a essere se stesso e insieme continuare a recitare una parte.
A questo proposito, l’incontro si è concluso con un ricordo di Warren Oates, che a Hellman piaceva per il fatto che in apparenza sembrava un libro aperto, mentre in realtà era chiuso e sfuggente.

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