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Incubo claustrofobico

Un terrore atavico che evoca antichi cimiteri, corpi riesumati in scomposte posizioni e vecchie copertine della Domenica del Corriere, dagli ingenui disegni di presunti defunti in fuga dalla camera ardente. Pericoli più immediati hanno da molti anni relegato la paura delle esequie premature ai racconti profumati di gelido muschio di Egdar Allan Poe. Ma ogni tanto la replica di un vecchio episodio televisivo di Alfred Hitchcock o le rivisitazioni di Quentin Tarantino in “Kill Bill” e in “CSI” risvegliano un lungo brivido. Ora è il giovane attore canadese Ryan Reynolds, celebre e invidiato per aver sedotto e sposato due anni fa una delle attrici più desiderate, Scarlett Johansson, a portarci all’interno del suo incubo claustrofobico e mortale in “Buried – Sepolto“, sconvolgente thriller, accolto con successo al Sundance Film Festival e al festival cinematografico di Toronto, e certamente destinato anche in Italia, dove è attualmente in programmazione, a diventare oggetto di culto.

«Quando Rodrigo Cortés, un regista spagnolo al suo secondo film, proponendomi il ruolo mi ha confessato che riteneva il progetto irrealizzabile ma proprio per questo affascinante, mi sono trovato perfettamente d’accordo sull’impossibilità di girare questa storia e ho capito che dovevo esserne parte. Non potevo deludere questo giovane trascinato dalla follia», dichiara Reynolds.

Dopo titoli di testa che sono un evidente omaggio a Saul Bass e agli elementi grafici che disegnò per Alfred Hitchcock, e ai temi composti da Bernard Herrmann per “Psycho” e “Intrigo Internazionale”, il film apre su un lungo buio. Lentamente Paul Conroy, camionista impegnato in una missione di pace in Iraq, realizza con orrore di essere rinchiuso in una cassa, sepolto vivo. Con sé ha un cellulare, una matita e uno Zippo che ad ogni accensione rende più irrespirabile il poco ossigeno a sua disposizione. Per 95 minuti, l’intera durata del film, la macchina da presa non uscirà mai dalla bara dalla quale Paul tenta angosciosamente di trovare telefonicamente qualcuno in grado di localizzarlo e portarlo in salvo, scontrandosi con una burocrazia inumana e l’indifferenza di chi lo considera già solo un’altra vittima di un lungo conflitto.
«Ma lo sfondo politico è l’equivalente del ‘MacGuffin’ Hitchcockiano, quel qualcosa che serve a portare avanti la storia ma che per lo spettatore ha scarsa rilevanza. Ci interessava esaminare le reazioni di un uomo in una situazione estrema».
[PAGEBREAK] La sceneggiatura dell’americano Chris Sparling, dopo numerosi ed inutili tentivi di trovare finanziamenti in patria, ha dovuto emigrare in Spagna dove produttori e registi sembrano più propensi a rischiare. E in 17 giorni in un teatro di posa di Barcellona il film ha preso finalmente vita.
«Mentre giacevo lì rinchiuso – continua Reynolds – a volte il microfono amplificava i battiti accelerati del mio cuore. Gli attacchi di panico mi seguivano anche fuori dal set, nella mia stanza di albergo, nelle tante notti insonni. Non vedevo l’ora di tornare sul set per potermi lasciare alle spalle un altro giorno di lavoro. Avevo un piccolo calendario con me dove segnavo il mio conto alla rovescia per fuggire dall’incubo. Giravamo in sequenza e l’ultimo giorno la bara era chiusa, uno dei lati sostituito dal vetro e non mi era permesso uscire. Non avevo mai sofferto seriamente di claustrofobia prima di iniziare il film ma quel giorno la presenza sul set di due infermieri fece aumentare la mia ansia ad un livello preoccupante. Credo di avercela fatta solo perché sapevo che si trattava dell’ultimo sforzo».

E dire che nella sua carriera iniziata 18 anni fa, Ryan si è fatto notare per ruoli brillanti e romantici, come in “Certamente, forse”.
«Credo che il mio film di maggior successo sia “Ricatto d’amore” con Sandra Bullock ma molti non ricordano che ho interpretato anche film d’azione e drammatici… “Blade: Trinity”, “Amityville Horror”, “Smokin’ Aces” …e ora mi vedrete in “Green Lantern”. Non ho avuto un successo istantaneo e forse è un bene: mi avrebbe offerto molte opportunità per autodistruggermi. Oggi si diventa una star a 20 anni con un solo film. Io a 33 sono un veterano. Ho fatto film sbagliati e altri abbastanza buoni ma guadagnando sempre abbastanza da potermi permettere di continuare. Ora ho più fiducia nelle mie possibilità ed interpretare Buried ha contribuito: non capita facilmente di essere solo sullo schermo per un intero film. Per una sequenza ho diviso la scena con un grosso serpente. Eravamo entrambi terrorizzati e lui doveva scivolare internamente lungo la mia gamba. Non mi riusciva di tenerlo dentro i pantaloni…nessuna allusione sessuale…»

Reynolds non può fare a meno di scherzare: «È tipico dei canadesi. A differenza degli americani, non ci prendiamo sul serio».
La claustrofobia in fondo riesce a controllarla ma c’è qualcosa che lo spaventa davvero?
«Volare. A 18 anni ho fatto 31 lanci col paracadute e ognuno era più terrorizzante del precedente. I miei amici si gettavano ridendo, io pensavo che sarebbe stato più sicuro indossare un pannolone. Poi una volta il paracadute non si è aperto, mi sono salvato con quello di emergenza ma la settimana seguente il mio istruttore non ce l’ha fatta. Volare per me non ha più senso. Molti amano stare su un aereo per lunghe ore, spegnere il blackberry, non essere finalmente più raggiungibile. Io voglio essere collegato, raggiungile…e sulla terra».

Eppure per questo film è arrivato dagli Stati Uniti a Barcellona…
«Sì ma in canoa. No, sto migliorando lentamente ma ancora non posso dire si essere a mio agio su un aereo».

Ora vive a New York con sua moglie Scarlett. Come è la convivenza di due attori?
«Banale. Ogni tanto parliamo dei nostri progetti, ci scambiamo consigli sulle sceneggiature da scegliere. Non sarei contrario all’idea di girare un film assieme ma non faccio nulla perché questo accada. I film interpretati da una vera coppia vengono troppo spesso stroncati».

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