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Gli Incubus in concerto al Milano Summer Festival 2015, report live e scaletta

Ad Assago succedono sempre cose belle, non solo d’inverno ma anche in estate.  Coi Metallica il 02 giugno prende il via il Postepay Milano Summer Festival 2015, che vede avvicendarsi sul palco grandissimi nomi della musica internazionale.

La sera del 03 giugno è invece il turno di Brandon Boyd e dei suoi Incubus. Dopo essere stati lontani qualche anno dalle scene, sono da poco tornati in attività con il nuovo EP “Trust Fall (Side A)” e con il conseguente tour promozionale.

Arrivo in ritardo e mentre mi avvio verso il palco, una strana sensazione s’impadronisce di me e diventa più forte quando comincio a sentire da lontano le note della nuova “Absolution Calling”. Quella sensazione che si prova nelle serate in cui i tuoi amici vanno a cena al ristorante, mentre tu arrivi dopo e “già mangiato”. Quella sensazione di esserci, ma non essere davvero dentro alla serata. Ti siedi al tavolo e gli altri hanno già finito il primo piatto e stanno iniziando il secondo.

In questo caso il primo piatto è la bravissima Delila Paz e dei suoi The Last Internationale, trio rock americano che vede al basso e alla voce Delila, Edgey Pires alla chitarra e l’ex Rage Against The Machine Brad Wilk alla batteria. Si tratta di una delle band più chiacchierate degli ultimi tempi ed è stato un peccato perdersi il loro set.

Ovviamente la portata principale della cena è la band californiana, gli Incubus. “Vitamin” scorre via senza lasciare traccia, arrivano però gli scratch nostalgici della bellissima “Are You In?” a scaldare la serata. Brandon si dimena lungo il palco sussurrando al microfono. Interessante notare la reazione delle coppie: lei estasiata dalla performance, lui con sguardo sufficiente del “lo so fare pure io”.

Finito ogni pezzo Brandon ringrazia in italiano, anche se il suo grazie prende strade sbagliate e finisce con il suonare come un “graziii”. Il pubblico applaude comunque e lo incita anche quando ammette di essersi dimenticato per qualche momento le parole di un suo pezzo.

Il nuovo “Trust Fall” fa scattare la band come delle molle e tutto sommato i pezzi nuovi non stonano con le pietre miliari. L’attacco di questo pezzo mi lascia un pò stranito però, affiorando per un attimo una fastidiosa assonanza con qualche pezzo dei System Of Down. E’ questione di un attimo e poi tutto viene spazzato via. (Guarda la fotogallery del concerto degli Incubus a Milano)

Quando arriva “Drive”, tanta polvere sugli anni passati viene portata via e il suo camminare spensierato sui tappeti che ricoprono tutto il palco rende un pò più leggeri anche i nostri cuori. Le luci psichedeliche che vengono proiettate dietro al palco ci conducono nel vortice del tempo passato e quelli che una volta erano incubi, ora sono decisamente meno spaventosi e più dolci.

Difficile dare una valutazione alla performance di una delle band che ha saputo interpretare al meglio lo spirito e le influenze musicali degli anni duemila e che si presenta oggi come una perfetta macchina in grado di produrre ancora successi all’altezza della sua fama. Ecco che allora diventa d’obbligo e necessaria una pagella per valutare l’impatto di ogni musicista sulla performance complessiva della band.

Eccovele allora:

  • Mike Einziger (chitarra): voto 7,5. Le sue dite corrono continuamente sulla chitarra, velocissime regalando riff e virtuosismi. Non alza mai la testa e guarda qualcosa di non ben definito vicino ai suoi piedi – Shoegazer;
  • Jose Pasillas (batteria): voto 6,5. Preciso e potente, regge il peso del muro di suono della band – Colonna;
  • Ben Kenney (basso): voto 6. Barba d’ordinanza e coppola, assiste in modo preciso e puntuale – Ragioniere;
  • Chris Kilmore (synth): voto 7,5. Dread e marchingegni elettronici. Si muove come una piovra in mezzo alle tastiere ed ai piatti – Tentacolare;
  • Brandon Boyd (cantante): voto 8. Spumeggiante e in grandissima forma. La voce c’è e l’addominale scolpito anche. Invidia per tutti noi. – Carismatico.

In mezzo a tutto questo delirare i brani scorrono via, fino a quando arriva quel pezzo obbligatorio che è “Megalomaniac”. Su questa canzone il ricordo torna a tanto tempo fa, quando sul pullman della gita del liceo ascoltavo questa canzone con la più bella della classe e lei parlava di quanto fosse figo Brandon, la voce degli Incubus e di cosa gli avrebbe fatto. Ripensandoci 8 è troppo, facciamo 6. Giusto per i mash up finali di “Come As You Are” dei Nirvana e di “She is So Heavy” dei Beatles.

La scaletta del concerto degli Incubus a Milano:

Wish You Were Here
Anna Molly
Adolescents
Absolution Calling
Vitamin
Are You In?
A Kiss to Send Us Off
Trust Fall
In the Company of Wolves
Nice to Know You
Pardon Me
Love Hurts
Sick Sad Little World

Drive
Megalomaniac (+ cover Come as you are – Nirvana)
Dance Like You’re Dumb
The Warmth
A Crow Left of the Murder (+ cover I Want You (She’s so heavy) – Beatles).

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