Home > Report Live > Indie Rock In Roma

Indie Rock In Roma

Questa sera Rock In Roma diventa Indipendente. La manifestazione che sta arricchendo l’estate romana con artisti di primo livello, oggi è esclusivamente dedicata all’Indie, con due dei maggiori esponenti come Franz Ferdinand e The Killers. Ad aprire sono però gli astri nascenti White Lies, i cui quaranta minuti sono per forza di cose incentrati sul debutto “To Lose My Life…”, uscito lo scorso Gennaio tra l’approvazione generale della scena. Il pubbblico è già abbastanza numeroso e si divide tra l’arena polverosa e i numerosi stand di beveraggio, assediati da ineterminabili code nonostante i numerosi punti di rifornimento. Per fortuna la serata non sarà particolarmente calda. Verso le 20:00 la musica dei White Lies inizia a tramontare con il sole e il pubblico sembra soddisfatto dalla prova degli Inglesi, anche se ad indossare le magliette della band sono solo un paio. Tutto il resto ha scritto addosso The Killers.

A salire sul palco sono invece i Franz Ferdinand, che decidono di partire fortissimo facendo deflagrare “This Fire”, coinvolgendo subito tutta la platea, che non smetterà di saltare fino alla fine del concerto. Seguono altre 2 hit: “No You Girls” dall’ultimo album e “Do You Want To” da “You Could Have It So Much Better”. Una tripletta eccezionale che attraversa l’intera discografia della band e conquista anche chi non era lì per loro. Alex Kapranos e i suoi sono in forma e lo dimostrano con l’impeccabile riproposizione di successi come “Take Me Out” e “Walk Away”, cantata da tutto il pubblico. Si va avanti a ballare fino a “Michael”, che incorona i Franz Ferdinand come vincitori della serata.

Dopo quasi un’ora necessaria a preparare la complessa scenografia è il turno dei The Killers. La scelta di aprire con “Human” è sintomatica: se stasera sono loro gli headliner è merito quasi esclusivamente di questa canzone. La risposta non può essere che unanimamente entusiasta, anche perché il tormentone è supportato da un impatto visivo molto più spettacolare di quello messo in scena dai Franz Ferdinand. Brandon Flowers si conferma un buon frontman e, tra chitarra e tastiera, reggerà bene anche al microfono.

La scaletta prevede altri brani famosissimi come “Somebody Told Me”, “For Reasons Unknown” e l’ecologica “The World We Live In”. Intanto il palco continua incessantemente a cambiare colore ad ogni canzone, aggiungendo profondità emozionale alle canzoni. Purtroppo la policromia scenografica non riesce a sopperire alla monoritmia che affligge l’intero concerto: ascoltare 20 canzoni con la batteria che fa sempre la stessa cosa, dopo un po’, inizia anche a stancare.

Unico episodio che rompe questo circolo è la caribica “I Can’t Stay”, immersa in sfumature tropicali che si intrecciano a sax e percussioni. Si ricomincia a saltare con “Spaceman”, “Read My Mind” e “Mr. Brightside”, mentre “Smile Like You Mean It” e “All These Things That I’ve Done” tirano fuori il fiato residuo del pubblico. Il timido bis è affidato a “Jenny Was A Friend Of Mine” e all’immancabile “When You Were Young”, con “Glamorous Indie Rock & Roll” nel ruolo di assente eccellente. Grandi effetti speciali, luci e colori ad illuminare una carenza di idee tendenzialmente noiosa.

Scroll To Top