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Infection Code: Meccanica industriale

Fa piacere ritrovare una, a dire il vero un poco eterna, promessa del metallo moderno italiota. Gruppo da sempre dedito a una forma ragionata, e tutt’altro che banale, di ibrido psych thrash radicato tra estremismi di forma (elettronica industriale radicale, death-core) e di concetto (le tematiche e l’attitudine). Sin dalla partenza con il visionario mini “Hiv 999″, curiosamente acido con una sovrastruttura a cavallo tra Celtic Frost, Korn e acid punk maligno, gli Infection Code si sono dimostrati eccellenti protagonisti del pensiero metallico contemporaneo. Solo, manca il disco della consacrazione, la definitiva presa di coscienza della propria identità e il superamente completo dei propri modelli.

Per cominciare partirei dal passato remoto del gruppo. Conservo ricordi piacevoli del mcd “Hiv 999″, di cui una traccia campeggiava in una delle vecchie compilation marcate Psycho!, essendo stati eletti demo del mese dalla redazione. Di quella musica mi porto dietro l’impressione di freschezza, un certo sentore acido a metà tra Celtic Frost modernizzati e metalcore di strada, e la voglia sincera di sperimentare (ricordo con piacere particolare la meravigliosa e antesignana “Martyr Millenium”, precoce nel mischiare metal estremo e “numetal”). Cosa pensate sia rimasto di quella musica, quel periodo e quell’esperienza? E quali pensate siano i mezzi, le modalità, le strada da percorrere per le nuove band per farsi conoscere da un pubblico maggiore?
Eravamo proprio agli inizi e penso che “Martyr Millenium” sia la nostra prima canzone. Sicuramente in quegli anni c’era più curiosità, meno bands e più ascoltatori. La crisi doveva ancora incominciare ed il metal e musiche affini godevano di una certa popolarità underground. Anche se proprio in quegli anni si iniziava ad avere sentore di una certa crisi di idee. I modi di allora per farsi conoscere erano praticamente diversi da quelli di oggi. Ora c’è Myspace, Internet. Io sono nato nel periodo delle fanzines cartacee, dei demo tapes. Avere una recensione positiva su di un giornale contava ancora qualcosa. E se riuscivi a piazzare un’ intervista su di un giornale o fanzine potevi veramente incrementare la vendita di qualche demo in più. Poi c’erano i concerti che erano un reale ed efficace mezzo per farti conoscere. Dove potevi contare su veri appassionati che venivano ad assistere . Ora mi sembra che tutto questo sia un po’ passato di moda. I giornali non se li fila più nessuno, le fanzine non esistono più e i concerti sono sempre di più deserti o frequentati da altri “musicisti”.

Di “Life Continuity Point” conservo invece un’impressione non del tutto positiva. Avendo aspettato a lungo il full length son rimasto parzialmente deluso da un approccio decisamente meno sperimentale di quanto facevano supporre le basi, e in parte meno focalizzato. Col senno di poi cosa ne pensate di quel disco, e in cosa pensate avrebbe potuto essere costruito meglio sotto il profilo musicale e lirico?
Io penso che “Life Continuity Point” vada bene cosi. È il nostro primo album, e come nostro album d’esordio ci possono stare momenti non completamente focalizzanti ed un po’ forzati. È normale che,dopo 5 anni, ascoltandolo, si voglia cambiare qualcosa, vuol dire che siamo maturati musicalmente e siamo cresciuti artisticamente altrimenti sarebbe veramente triste se la pensassimo come 5 anni fa. In ogni caso lo ritengo ancora un grande album. Ci sono alcune canzoni che potevano essere riarrangiate meglio, ma si tratta appunto di particolari e non di sostanza e forma.

Per quanto riguarda la questione dei suoni, non può essere tralasciata la collaborazione con il grandioso Billy Anderson. Dove pensate il suo contributo sia stato fondamentale, cosa amate particolarmente nel suo modo di trattare i suoni e le frequenze, quali i tocchi personali che pensate siano rintracciabili tra i solchi del vostro disco? Quali altri produttori/ingegneri del suono considerate di alto livello e scegliereste per un’eventuale produzione futura?
Sicuramente la collaborazione con Billy Anderson ci ha fatto crescere molto. A livello artistico è il picco più alto raggiunto dagli Infection Code. Abbiamo sempre ammirato il suo lavoro e siamo fan di dischi che ha prodotto come “Through Silver In Blood” dei Neurosis, o “California” dei Mr.Bungle oppure i Brutal Truth. Sapere che era interessato a collaborare con noi ci ha reso veramente felici. Possiamo dire che non siamo noi ad avere scelto lui ma è lui che si è offerto. È paradossale ma è andata cosi!!! Comunque al di la di questo, già subito dopo la stesura di “Sterile” volevamo cambiare un po’. Oltre a sperimentare nella composizione, cosa che è sempre avvenuta, con questo album ci eravamo ripromessi di cambiare anche i suoni e produzione. Quindi questa collaborazione con Billy Anderson è arrivata proprio al momento giusto. Sicuramente il suo modo di lavorare ha giovato molto alle canzoni di “Intimacy” più dinamiche, con passaggi più lenti e meno claustrofobici. Ha usato suoni più dilatati, ed ha reso il tutto molto oscuro e malato senza risultare troppo pesante e banale. Oltre a Billy Anderson ci sono svariati altri produttori con cui ci piacerebbe collaborare uno su tutti è Steve Albini. Penso il padre di tutti i produttori. Più che futura, la vedo molto utopica.
[PAGEBREAK] All’interno del vostro suono trovano spazio soluzioni di matrice industriale/elettronica. In questo senso quali sono le vostre principali influenze/fonti di ispirazione? Cosa amate in maniera specifica della musica cosiddetta elettronica? Nessun progetto parallelo di tal sorta, o qualche progetto futuro di dischi di remix?
Arriviamo tutti da un retaggio metal e rock ma in breve tempo ci siamo innamorati della musica elettronica ed in particolare dell’ industrial. Chi più, chi meno, seguiamo anche questa scena, che è molto più aperta e con meno pregiudizi della scena metal. All’ interno della musica elettronica ci sono molti meno canoni o piste da seguire soprattutto nella composizione. È molto più anarchico e punk. Non ci sono regole e preconcetti. Questo è ciò che ci piace dell’elettronica come dell’ industrial. Penso che il futuro degli Infection Code sarà indirizzato verso questo aspetto. Più libertà nella composizione e nella sperimentazione.

Per quanto riguarda il rapporto con il mercato italiano, e l’industria discografica, quali pensate siano i pregi e i difetti del caso, e quali alcune delle soluzioni che adottereste per migliorare lo stato delle cose. Quali band/label trovate abbiano pensato soluzioni particolarmente originali e di valore per uscire dall’impasse del mercato italiano? In che modo internet, myspace, youtube hanno cambiato le cose e come li valutate? Quali sono le band che dal punto di vista musicale, e al di là dei generi, trovate stiano cambiando le cose?
Ci sono alcune realtà che stanno facendo un buon lavoro, tenendo conto anche della situazione economica del nostro paese, che attualmente non è delle migliori. Il mercato discografico italiano di musiche di nicchia sta andando tra alti e bassi. Sta sopravvivendo. Ha i suoi acquirenti, e come dicevo prima, ci sono delle case discografiche che nonostante tutti i problemi che esistono, stanno facendo un buon lavoro. Se vogliamo fare un paragone con realtà europee o statunitensi il paragone non regge perché il loro bacino d’utenza è maggiore. È un mercato di nicchia che comunque sta andando avanti stabilmente. Logicamente l’avvento di internet, di Myspace e Youtube sono armi a doppio taglio. Possono aiutare. Ma possono anche danneggiare.

Col senno di poi come giudicate sia dal punto di vista artistico sia dal punto di vista commerciale e del mercato il passato discutibile avvento del fenomeno denominato nu-metal? Quali sono i gruppi che ancora adesso giudicate veramente di valore e degni di stima? Cosa ne pensate della situazione attuale dei Korn?
Come in tutte le correnti musicali c’è del buono e del brutto. Quando un genere nasce e porta davvero innovazione e qualcosa di nuovo, è sostanzialmente ed oggettivamente importante e positivo. Otterrà un ampio riscontro ed un grande feedback. Succede questo e ci saranno poi, è sintomatico, degli epigoni che cercheranno di salire sul treno. Uno, dieci, cento, mille imitatori ed il genere s’inficia e perde valore artistico vivendo in una melmosa agonia di stenti. Cosi è stato per il nu metal. E sta succedendo per il metal core, che già genere musicale di per se non è ma un orribile ibrido tra due entità artistico/musicali quali il death e l’hardcore. Quando manca la sincerità e l’istinto compositivo, tutto diventa di plastica e inevitabilmente in un lampo diventa rifiuto. Quello che il nu metal attualmente è insieme al metal core. I Korn sono stati un grande gruppo. I primi album sono stati emblema di sperimentazione e soluzioni musicali diverse ed inusuali. Quelli attuali, sono un onesto gruppo che fa un mestiere. Senza arte né parte, senz’anima e senza nervo. Artisticamente parlando quando accade questo è meglio avere il coraggio di mettersi da parte. Ma il vile denaro comanda.

Quali sono le principali fonti di ispirazione a livello grafico/iconografico e lirico/scritto? Quali le band che hanno formato il vostro gusto musicale?
Fare un elenco di nomi è indubbiamente noioso per chi legge. Ti posso dire che come tutti quelli che fanno musica ci piace tanta roba. Sia a livello musicale che visivo. Non solo per puro arricchimento personale ma per confrontarci ed essere aggiornati su ciò che ci sta intorno. Mi fa ridere chi, come molti, nell’ ambiente musicale, si ferma ad ascoltare un solo genere musicale, o ama solo un tipo di cinema o letteratura. E un po’ castrarsi l’anima e non godere di ciò che l’arte in ogni frangente ti può regalare.
Musicalmente seguiamo moltissimi generi, ultimamente ci siamo avvicinati a molto noise, ambient ed un certo tipo di post hard core di etichette come la Neurot .
[PAGEBREAK] Quali sono i componenti del vostro equipaggiamento (dalle chitarre, ai campionatori e tutto il resto) che trovate fondamentali per il vostro suono, e per quale motivo? Se ne aveste le possibilità economiche cosa prendereste per infoltire il reparto strumenti/aggeggi vari?
Tutto ciò nell’economia del gruppo fondamentale nel momento della composizione. Dai campionatori, alle chitarre, passando per la batteria ed anche il mio misero microfono. Abbiamo cambiato molti strumenti nella nostra vituperata carriera, investito e fatto tanti sacrifici. Questo va un po’ a braccetto con il discorso della sperimentazione compositiva. I suoni hanno un peso fondamentale e ci piace confrontare le nostre capacità cercando di provare suoni diversi e soluzioni alternative.

Quali band/libri/film citereste in quanto simili come punti di partenza, ma approdati a risultati totalmente diversi dai vostri? Quale il ragionamento dietro la scelta di includere la cover di “Heart Shaped Box” dei Nirvana; non temete che il gesto possa risultare ruffiano?
Non lo vedo ruffiano ma permettimi di dire coraggioso. Abbiamo violentato e stravolto un pezzo icona degli anni ’90. Lo abbiamo fatto perché noi sentivamo che era giusto farlo. Non penso che molte altre band avrebbero il coraggio di stravolgere un pezzo famoso ed re interpretarlo a modo loro. Poi, se a qualcuno può sembrare altro, è un suo problema. Il pezzo ci piaceva. Sentivamo che musicalmente era debitamente riarrangiato e liricamente poteva funzionare. Cosi è stato.

Al di là dei contenuti dell’intervista, non particolarmente focalizzati, gli Infection Code restano un gruppo da seguire, nella speranza che si inneschi la carica potenziale del gruppo, e la loro musica prenda il volo insieme all’immaginazione.

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