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Informatore e bugiardo

“The Informant” è un film che inizia in modo apparentemente prevedibile; è il carattere successivo della menzogna e della follia che catapulta dentro una spirale inaspettata ed imprevedibile. Alla conferenza stampa sono presenti il regista Steven Soderbergh, l’attore Matt Damon, i produttori Jennifer Fox e Gregory Jacobs, lo sceneggiatore Scott Burns ed il compositore Marvin Hamlisch. Il film, parte della sezione “Fuori Concorso” uscirà per la Warner Bros il 18 settembre.

Mark Whitacre ha qualche somiglianza con i personaggi di “Ocean’s Eleven”. Hai messo Matt perché era uno degli interpreti degli undici di Ocean?
Soderbergh: Quando ho letto il libro il motivo per cui ho pensato a Matt è perché Mark Whitacre secondo me aveva un atteggiamento ottimista, da vero americano, ovviamente era qualcuno che suscitava fascino nelle persone che collaboravano con lui. Nel 2001 avevamo finito di girare il primo “Ocean’s Eleven” della serie; in quel momento ho allungato a Matt il libro dicendogli che doveva assolutamente leggerlo.

Ho visto il suo film come lo specchio della crisi economica americana, in cui la corruzione inizia nelle grandi aziende, i manager si fanno corrompere, poi vengono arrestati ma alla fine mantengono libertà e i soldi frutto della loro disonestà professionale. I titoli di testa sono in stile seventies: volevi dipingere la fine dei figli degli anni 70, della classe diventata dirigente ed avida?
Soderbergh: il tempo del film lo rende attuale per quello che sta accadendo nell’economia di oggi, ma la cosa interessante per me è stato sempre Mark Whitacre. Penso che questo personaggio se avesse lavorato in un’azienda di dimensioni più piccole, anche non necessariamente votata al profitto, comunque si sarebbe espresso in quel modo. “The Informant” è la storia di questo personaggio, non mi interessava il mondo delle grandi corporation o il setting al punto da renderlo determinante. Mark Whitacre avrebbe trovato un modo simile di esprimere la sua intelligenza anche su premesse differenti.
Scott Burns: come ricorderete Mark Whitacre manifestava problemi e propensioni alla menzogna ancora prima che venisse imbrigliato nella storia di cui si è reso protagonista. Già da bambino inizia a permeare l’immaginario altrui con menzogne e costruzioni della sua mente.

Matt, è stato difficile prendere peso?
Matt Damon: Sì, facilissimo e bellissimo, la cosa migliore che mi è capitata in questi ultimi anni di lavoro. Per qualche mese non ho fatto altro che mangiare tutto quello che vedevo. Non dovevo andare in palestra a finito il lavoro, ero totalmente libero.

George Clooney è il produttore esecutivo del film. In che termini ha collaborato?
Steven Soderbergh: nel 2001 all’alba del progetto Scott Burns incontra Jennifer Fox ed iniziano a lavorare sulla sceneggiatura e sul soggetto. Il film ha richiesto tanto tempo per essere fatto che all’inizio è nato sotto l’egida della Section 8, società fondata da me e George nel 2000, e quando è stato ultimato questa società iniziale ormai non esisteva più. Ci abbiamo sempre lavorato in gruppo ristretto, e credo sia giusto che George compaia nel film perché era nel team che ha sviluppato il materiale di partenza.

Cosa ci potete dire della produzione del film?
Jennifer Fox: È stato davvero divertente, una collaborazione fatta di momenti bellissimi, di grandi risorse del team che si è spremuto nonostante il piccolo budget rispetto alle produzioni dei grandi studios americani.
Gregory Jacobs: Questo ha avvalorato l’esperienza, già di per sé gratificante per l’opportunità di girare nel Mid-West. Come location abbiamo girato nella vera casa di Mark Whitacre, all’interno e nei dintorni dell’azienda di cui è stato manager, e questo tocco di verità ha aggiunto ancora più interesse
[PAGEBREAK] Nei film generalmente Matt Damon riveste ruoli drammatici o d’azione. Quando lavora con Soderbergh si libera di questi personaggi e diventa qualcosa di più organico, forse di più rispondente alla sua vera natura?
Matt Damon: Linus nella serie Ocean è un personaggio profondamente diverso rispetto a Mark. In ciascun film il lavoro sul personaggio è una cosa diversa. Spero di lavorare con Steven molte altre volte, perché non c’è uno stile particolarmente limitante che lui mi richieda. Il lavoro con lui è sempre ben definito sulla sceneggiatura, che in questo caso era di per sé eccellente. Per “The Informant!” abbiamo lavorato nel modo ideale: ci siamo presi il tempo necessario per essere soddisfatti sulla storia, i personaggi ed i dialoghi, dedicandoci sette anni, e arrivando con le idee talmente chiare che il girato è stato molto veloce. Siamo andati al ritmo di circa otto pagine al giorno, un tempo quasi televisivo. Per rispondere alla domanda, ogni volta lavorare con Steven è un’esperienza diversa, e ogni volta pienamente soddisfacente.

Ci dai altri dettagli sulle esperienze durante il girato, su che ruolo preferisci, e quali altri ruoli interpreterai?
Sarò Mark Whitacre in tutti i ruoli da ora in poi. (risate, ndR.). Steven agisce ad un livello che difficilmente viene raggiunto da altri registi. Dal punto di vista pratico, quando qualcosa non riesce secondo le aspettative, si capisce immediatamente come e cosa si vuole girare nuovamente. Steven ha il controllo completo di tutto: dal montaggio alla sceneggiatura, e questo rende tutto molto facile. Forse solo Clint Eastwood lavora in modo così veloce e qualitativo. Anche il fatto di aver definito la colonna sonora prima di girare le scene ha aiutato a capire immediatamente che tipo di film ed obiettivo si andava a cercare.

Com’è stata la Relazione col vero Mark? Siete dovuti entrare in punta di piedi nella sua vita?
Magrelli: Abbiamo acquistato i diritti sul libro, non sulla vita di Mark. Il libro era credibile e descrittivo e dava già molti dettagli sul personaggio.
Soderbergh: nello studio del soggetto non abbiamo nemmeno pensato di incontrare Mark. Solo Jennifer l’ha fatto. La semplice circostanza che questi film fosse una commedia ci ha permesso di prendere le distanze da Mark. Steven ci ha lasciato senza obblighi nello studio e nella rappresentazione del complicato e strano rapporto che Mark ha con la verità. Per via delle mie esperienze passate ho deciso di non confrontarmi nemmeno con testimoni diretti della storia. Volevo una visione fortemente personale, basata sui dettagli del libro. Paradossalmente Mark stesso ad opera compiuta mi ha riferito di trovare la storia molto accurata. Forse avrei perso solo tempo a cercare testimonianze dirette.

“The Informant!” è un film sulla menzogna: qual è la sua opinione sull’abilità di mentire? Qual è la bugia più grossa che ha raccontato?
Matt Damon: sono d’accordo. Ci vuole molta energia per mentire. Io non sono abituato a farlo e quello che è divertente in Mark è che anche quando cade in contraddizione davanti alle persone che gli credono, pur barcollando riesce a ricomporre la situazione e continuare a sostenere la menzogna. Talvolta abbiamo sottolineato il tratto psicologico del suo ipotetico talento utilizzando il primo piano ed il dialogo interiore: forse l’arma più potente a livello mentale in mano ad un regista. Per quanto riguarda la bugia più grossa: passo la domanda a Steven.
Steven Soderbergh: dire le bugie è importante e necessario, coinvolge molte energie ed è perciò uno dei modi che mi permette di rimanere magro (risate, ndR). Credo che ci uccideremmo tutti se dicessimo solo la verità o quello che si pensa veramente. La bugia è un elemento importante, è quello che dobbiamo decidere per noi verso la cultura o la situazione in cui viviamo. Altra cosa è la portata della bugia. Se definita dentro il “sono entusiasta di vedere il tuo film” ovviamente questa è la portata necessaria all’interno di questa mostra (risate, ndR), quando qualcuno passa ad un livello superiore come le bugie per giustificare l’uso di armi di distruzione di massa, questo è un altro discorso. In conclusione, eliminare le bugie significherebbe non capire cosa sono gli esseri umani.

Per quale motivo è attratto da questo personaggio?
Steven Soderbergh: Ci vogliono due persone perché funzioni la bugia: il bugiardo e chi ci crede. Uno in una posizione di potere dice una bugia per mantenere questo potere. Mark inizia già quando va a scuola a dire che è adottato. Questo è il tratto affascinante e misterioso: lui non era in nessuna posizione di potere. Dai politici mi aspetto bugie, e forse è anche una cosa che voglio. L’altro tratto molto sottile sono le persone, come l’agente di polizia, che crede alle storie di Mark nonostante le avvisaglie di contraddizioni e nonostante non conoscesse questo Mark sufficientemente da potersi razionalmente fidare. È concentrato prevalentemente sulla grandezza del caso di corruzione che potrebbe scoppiare. Quando gli viene rivolta la domanda: “Perché questa persona è un nostro informatore?”, la risposta del poliziotto è: “Questo è l’uomo di cui parliamo” e mostra solo una fotografia di lui e della sua famiglia.
Ultima domanda: raccontateci di come è avvenuta la composizione di una colonna sonora così calzante ed originale.
Marvin Hamlisch: Steven è grande nell’orientare e suggerire il risultato finale che desidera. Abbiamo iniziato componendo delle tracce di musica temporanee registrate dal vivo, subito dopo avermi fatto conoscere bene la storia del film. Abbiamo scelto uno ad uno i temi e deciso insieme la direzione di sviluppo.

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