Home > Recensioni > Inner Shrine: Mediceo

Ciascun apra ben gli orecchi

A cinque anni di distanza dal cupo ed introspettivo “Samaya” gli Inner Shrine toccano con “Mediceo” la bellezza classica, l’equilibrio rinascimentale e la ricerca dell’Armonia delle sfere.

La composizione non ha increspature, le chitarre sono distese ed atmosferiche, mentre buona metà del disco si organizza nell’intreccio tra elementi folk e la voce del soprano Cecilia Bonisegni. Notevole il risultato ottenuto in “Cum Gloria” tra invenzione melodica e percussioni.

L’intero album è cantato in latino, perché questi fiorentini sanno fare le cose seriamente. E se l’intento è l’evocazione della magniloquenza della Firenze dei Medici in un clima di fertilità culturale, “Mediceo” è una pregevole cerimonia gratificante di questa suggestione.

Sempre introversi, ma più grandi che mai. Ci avevano provato, con “Samaya”, ma erano stati presi per saccenti trincerati in una comunicazione elitista. Questo “Mediceo” invece, pur regalando secondi livelli di comunicazione, pianta sin dall’inizio la sua piacevole premessa.
Un ascolto assolutamente inattuale ma proprio per questo voluttuariamente fondamentale.

Pro

Contro

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