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Inquietudine Pixar

Arriva finalmente al cinema anche in Italia, domani 21 agosto, “Monsters University“, il tredicesimo lungometraggio degli studi d’animazione Pixar, fondati nel 1986 dal compianto Steve Jobs.
In quasi trent’anni lo studio ha avuto un’evoluzione molto rapida e per molti aspetti particolare. Nasceva come divisione dedicata alla computer graphic della Lucasfilm per dedicarsi poi all’animazione pura, attirare l’intuito visionario di Steve Jobs, sfondare a Hollywood soppiantando la leggendaria Disney, fino ad allora dominatrice incontrastata, e abbandonarsi alle lusinghe miliardarie di sequel, merchandising e 3D.

La parabola Pixar: a che punto siamo?
Neanche cinque anni fa spettatori e addetti ai lavori di tutto il mondo parevano concordi: la Pixar sfrecciava solitaria al di sopra di tutti con la sua qualità, la sua passione, la sua genuinità. La Disney fu costretta a comprarsela, pagandola sette miliardi e mezzo di dollari. La Mostra del Cinema di Venezia ne premiò la giovanissima carriera in pompa magna. La concorrenza ai premi Oscar non aveva la minima possibilità di battere l’ennesimo capolavoro pixariano. Le rare recensioni negative erano oggetto di derisione.
All’orizzonte però si prospettavano nuvole di tempesta. Erano in arrivo due sequel nei successivi tre anni. Uno era “Toy Story 3″, i cui due capitoli precedenti risalivano a dieci-quindici anni prima. L’altro era “Cars 2″, seguito di “Cars”, il film meno amato e solitamente indicato come il passo falso della Pixar, l’eccezione che confermava la regola. Se una delle regole d’oro della Pixar per la produzione dei loro film era l’urgenza creativa di quella particolare storia, questi due sequel inaspettati dovevano sicuramente piazzarsi fuori norma. Ancor meno normale era il progetto “Ribelle – The Brave”, l’anello mancante nell’evoluzione da Disney a Pixar, la prima fiaba per gli studios di Emeryville.

La critica non si sperticava più come una volta. Se “Toy Story 3” aveva il respiro epico della conclusione di un lungo viaggio e difficilmente avrebbe potuto deludere, “Cars 2” fu una stecca in piena regola. Dalla parodia spicciola della spy-story, alla ruffianeria verso i mercati internazionali, alla conclusione all’acqua di rose, “Cars 2″ rappresentava tutto quello che per un quarto di secolo la Pixar aveva combattuto, emulando le major che fino ad allora lo studio sapeva umiliare. Senza contare il totale distacco dal primo capitolo, di cui dimentica il cast di ingenui perdenti e lo sostituisce con squadre di buoni e cattivi e un contorno indigesto di stereotipi.
Quanto a “Ribelle“, ogni discussione sul film fu sostituita da polemiche di vario genere: dalla regista Brenda Chapman cacciata dalla produzione, alla presunta incapacità della Pixar di gestire personaggi femminili forti. Il film non mancherà di diventare un classico per le prossime generazioni, ma a conti fatti è servito solo a generare una nuova “principessa Disney” per i Disney Store.
[PAGEBREAK] “Monsters University” e i prossimi progetti
Pochi giorni fa abbiamo conosciuto alcuni dei nuovi titoli in lavorazione agli studios Pixar che arriveranno nel prossimo biennio. Dalle dichiarazioni del presidente e fondatore della Pixar Ed Catmull, la tendenza dovrebbe prevedere tre film ogni due anni, due originali e un sequel. Da tempo la Pixar inseguiva il “sogno” di distribuire due film in uno stesso anno, non riuscendoci mai. Ci riproverà nel 2015, e sarà l’occasione per un nuovo sequel, “Finding Dory“.
A onor del vero con “Monsters University” la Pixar ha realizzato un film solido e divertente, anche se lontano dall’originale del 2001 per temi e umorismo. E anche il sequel di “Alla ricerca di Nemo” con protagonista la pesciolina smemorata Dory promette bene, anzi meglio.
È inevitabile però, guardando a questa serializzazione, pensare che il ruolo dominante e la luminosità delle sue idee sempre nuove la Pixar li abbia ormai perduti.
C’è di buono che adesso si può guardare serenamente alla concorrenza e trovarci quella qualità su cui in casa Disney solo raramente decidono di investire.

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