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  • Insideprocess: Shade The Sun

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Oramai è inevitabile: ogni qual volta si legga metalcore su un promo, sopraggiungono i crampi allo stomaco, dato che di lavori interessanti non se ne vedono da tempo.
E gli Inside Process non fanno eccezione.

Mettiamola così: se si ha bisogno di un cd per nulla impegnativo, di sottofondo, che serva solo a riempire una mezz’oretta di vita, questo è il prodotto appropriato.
Patter sonoro modulato e ripetitivo, composto dalla classica voce in screaming con batteria e basso lanciati, seguiti a nastro da quella melodica che si collega alla chitarra frizzante che d’improvviso, assieme al resto, rallenta di colpo per accogliere il ritorno della voce sporca e introdurre il nuovo ritmo, più pacato e molto più cadenzato.
Campionamenti?
Si, ci sono.
I testi?
Demagogia allo stato puro: “life is pain…
Insomma si tratta dell’ennesima ombra di un qualsiasi album metalcore. Gli unici aspetti positivi sono quelli base, ovvero l’essere intonati, il saper suonare gli strumenti e l’aver ottenuto una buona registrazione. Al contrario, se si è in cerca di un lavoro interessante e dall’ascolto esaltante, “sanza speme vivemo in disio”.

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