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  • Insospettabili sospetti

    Diretto da Zach Braff

    Data di uscita: 04-05-2017

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Un prodotto cinematografico ibrido, intenzionato a muoversi all’interno della destinazione per tutti con un minimo di creatività in più della media ma stando ben attento a non urtare nessuna suscettibilità: “Insospettabili sospetti” (“Going in Style“) è niente di più o di meno che questo, nonnetti terribili protagonisti e figli e nipoti di corollario con cui chiunque può identificarsi.

Lo strano connubio tra un star della comedy al terzo tentativo di lungometraggio dietro la macchina da presa, Zach Braff, un regista in rampa di lancio a Hollywood alla sceneggiatura, il Theodore Melfi de “Il diritto di contare”, e tre superstar che navigano intorno agli ottant’anni, Morgan Freeman, Michael Caine Alan Arkin (coaudiuvati da una deliziosa Anne-Margret) pruduce un film che procede a scossoni, inanellando disarmanti banalità a momenti più brillanti, con una seppur leggera prevalenza di questi ultimi.

La sapienza commerciale del prodotto è anche nell’unione al suo interno di tre sottogeneri molto fertili nel cinema americano contemporaneo, il cinema “della terza età” (“Quartet”, “Last Vegas”, i “Marigold Hotel”, tanto per fare qualche esempio), l’heist-comedy e, soprattutto, il revenge-movie verso coloro che hanno causato la grande crisi finanziaria, dalle banche in su (“La grande scommessa”, “Money Monster”); mischiando tutto questo con citazioni sparse si ottiene questo controllato, ultraprofessionale e freddino inno alla dignità, degli uomini in generale prima ancora che delle persone anziane.

Tre amici di vecchia data – Willie , Joe ed Al – decidono di dare una scossa alle proprie vite da pensionati quando la banca utilizza il loro fondo pensione per coprire un’assicurazione aziendale. Disperati e pressati dal bisogno di pagare le bollette e sbarcare il lunario, i tre se la rischiano tutta, decidendo di rapinare proprio la banca che li ha defraudati.

“Insospettabili sospetti” parte molto bene, delineando tre caratteri definiti (il leader Caine, il buono Freeman e il sarcastico dal cuore d’oro Arkin) attraverso un montaggio ritmato di momenti drammatici e d’alleggerimento, culminanti in una sequenza di comizio sindacale schiettamente populista ma non facile da reperire in altre operazioni del genere. E’ quando cominciamo a vedere i nostri in azione in una sorta di prova generale della grande rapina in un supermercato, che capiamo quanto l’assurdità di ottantenni gangster non sia porta allo spettatore in una forma cinematografica capace di non far rilevare così tanto l’irrealizzabilità dell’assunto. Se però prendiamo prendiamo il tutto come la favola che è, è interessante osservare questi supernonni sicuramente pieni di acciacchi ma ancora capaci di vigoria sessuale senza mostrarci (o imbastire una gag sul)l’uso di coadiuvanti medici, davvero una gigantesca strizzatina d’occhio al pubblico di riferimento.

Se escludiamo un momento di montaggio sportivo in cui i nostri imparano l’arte della rapina attraverso buffe (nelle intenzioni) prove e un lavoro troppo superficiale sulle motivazioni del gesto (Caine a parte), l’opera ha una progressione narrativa che vi farà arrivare alla fine agevolmente, e con più di una risata. La cura della confezione, di cui abbiamo già fatto menzione, annovera simpatiche chicche di messa in scena, come la rapina iniziale che Braff si diverte a dirigere alla Nolan, e visive, basti pensare alla maschere del “Rat Pack” usate per la rapina in opposizione alle maschere “dark” da cattivo di videogioco dei rapinatori “giovani”, e alla maschera di Frankenstein indossata da un ciondolante e accaldato Freeman (con un malore come quelli che arrivavano a Karloff sotto il pesantissimo trucco mentre interpretava il mostro nel film del ’31).

Remake di “Vivere alla grande” di Martin Brest del 1979, dove i tre vecchietti erano George Burns, Art Carney e Lee Strasberg, più morale e meno politico (da confrontare soprattutto la differenza dei due finali), questo “Insospettabili sospetti” permette a tre grandi attori di gigioneggiare divertendo e divertendosi, ad un giovane regista di divertirsi con una regia citazionista e mutevole, e permetterà al pubblico che lo premierà in sala di passare un’ora e mezza piacevole. Dopo venti minuti, però, non ne rimarrà più traccia: curato e rifinito, ma con la consistenza di una bolla di sapone. Vedere quei tre recitare insieme, comunque, vale da solo il prezzo del biglietto.

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