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Molta tecnica, poche emozioni

Ad aprile è uscito il secondo disco degli Interstatic, trio proveniente dal Nord Europa prima chiamato Powell, Vespestad Young. Questo lavoro non fa altro che mettere in mostra le abilità che il trio ha.

Tecnicamente infatti i tre sono molto validi e lo dimostrano senza alcun problema in questi dieci brani, trasmettendo però poco all’ascoltatore, che oltre a virtuosismi impeccabili vorrebbe provare anche qualcosa a livello emozionale, cosa che qui purtroppo non è possibile.
Super-tecnica à go-go a scapito di quella che è la caratteristica principale che deve trasmettere la musica: l’emozione.

Per carità, bravi, ma a tutto c’è un limite.

Dieci brani strumentali concepiti esclusivamente per mostrare eccellenza tecnica. Progressive misto a jazz psichedelico per 43 minuti interessanti solo dal punto di vista dei virtuosismi tecnici. Quando si avanza nella scaletta e si arriva a metà disco si capisce che all’ascoltatore non perverrà nemmeno un brivido, nemmeno una piccola emozione. E quando un album, a fine ascolto, non trasmette e non ti lascia nulla, non è certo un buon segno.

Pro

Contro

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