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Intervista a Antonio Sanchez, autore della colonna sonora di Birdman

Il batterista jazz messicano Antonio Sánchez è in Italia da domenica 26 aprile per cinque date del suo tour: si parte da Milano, poi Catania, Messina, San Vito al Tagliamento (Pordenone) e Fano.

Sánchez è collaboratore storico di Pat Metheny, ha vinto quattro Grammy Award e l’anno scorso ha esordito come compositore per il cinema con la partitura per sola batteria di “Birdman“, il film di Alejandro González Iñárritu presentato in apertura alla Mostra di Venezia e poi premiato con quattro Oscar.

In Italia Antonio Sánchez è accompagnato dalla Migration Band: John Escreet al piano, Matt Brewer al contrabbasso e Seamus Blake al sax.

A lui la parola.

Sei già stato in Italia con la tua band: come ha risposto il pubblico italiano? E cosa ti aspetti da questo tour?

Mi piace venire in Italia, il pubblico ci ha sempre accolti bene dimostrando grande entusiasmo e preparazione. Spero che questo tour vada ancora meglio.

Three Times Three” è il tuo album più recente: tre CD, un trio per ognuno, tre diverse idee musicali per un unico concept album. Da dove nasce l’idea?

L’etichetta CAM Jazz aveva in mente un progetto all-star e all’inizio non sapevo come gestirlo. A volte gli album di questo tipo non riescono bene sia per le troppe, forti personalità coinvolte, sia perché c’è poco tempo per prepararsi. Ma quando ho pensato di realizzare un disco con tre gruppi diversi scrivendo musica specificamente per ognuno di loro, il progetto ha subito preso forma. Sono molto soddisfatto del risultato.

Com’è la scena jazz in Messico?

È migliorata rispetto al passato: aumentano le collaborazioni tra ottimi musicisti delle vecchie e delle nuove generazioni, c’è più educazione musicale e sono anche nati nuovi festival.

Quando hai incontrato Pat Metheny per la prima volta?

A Torino nel 1999. Ero in tour con Danilo Pérez e ci siamo esibiti in double bill con Pat. Lui ci ha sentiti suonare e ha visto in me un buon elemento da far entrare nella sua band.

L’anno scorso hai fatto un ottimo lavoro con la colonna sonora di “Birdman”, il film diretto da Alejandro González Iñárritu, ed era anche la tua prima volta come compositore per il cinema. Come hai conosciuto Iñárritu? 

Ho incontrato Alejandro nel 2005, a Los Angeles, dopo un concerto con Pat Metheny. Siamo amici da allora.

Cosa ti ha chiesto per “Birdman”? Come hai sviluppato la partitura?

Alejandro voleva che la batteria dettasse il ritmo del film: ho letto la sceneggiatura e poi abbiamo parlato a lungo insieme del senso profondo del film. Alcune demo sono state registrare prima delle riprese, poi ho suonato tutto da capo basandomi su un primo montaggio provvisorio, prestando grande attenzione ai dialoghi, ai movimenti e ai punti d’attacco delle battute pronunciate dagli attori. Ciò che si ascolta nel film è il risultato di entrambe le esecuzioni.

La colonna sonora di “Birdman” è stata squalificata dagli Oscar: al di là delle rigide regole dell’Academy (qui tutta la storia, ndr), sarebbe stato bello vedere qualcosa di diverso in quella categoria, qualcosa che non corrisponde alla classica partitura da film. Non capita spesso di ascoltare una colonna sonora di sola batteria.

È stato frustrante perché quella dell’Academy ci è sembrata una decisione molto soggettiva. Peccato, perché appunto sarebbe stata una buona occasione, per Hollywood e l’Academy stessa, di dare riconoscimento a qualcosa di diverso, ma sono troppo bloccati nei loro punti di vista. Per me in ogni caso il premio più importante è aver potuto far parte di questa grande opera d’arte cinematografica. Che comunque ha vinto l’Oscar…

Nei mesi scorsi hai anche suonato la colonna sonora dal vivo durante alcune proiezioni negli Stati Uniti: com’è andata?

È stato divertente. Il pubblico sperimenta un’energia diversa quando viene proposta una performance dal vivo, è bello sapere che sono proprio io a dare quest’emozione particolare.

Ti piacerebbe comporre altre colonne sonore? Sappiamo tra l’altro che sei nel nuovo film su Miles Davis (“Miles Ahead”, scritto, diretto e interpretato da Don Cheadle, ndr).

Prendere parte al film su Miles Davis è stata un’esperienza fantastica: Don Cheadle non è solo un grande attore e una persona straordinaria, ma anche un abile trombettista. È stato impressionante vederlo vestire i panni di Davis e iniziare a suonare! E poi il film mi ha dato la possibilità di suonare insieme a due dei miei eroi: Herbie Hancock e Wayne Shorter. Davvero, sono state delle giornate divertentissime.

Mi piacerebbe scrivere altre colonne sonore, sì, ma solo per film interessanti come “Birdman”, e mi rendo conto che non sarà facile trovarli. Spesso le colonne sonore finiscono per essere semplice musica di sottofondo, e io lotto da anni come jazzista per stare invece in primo piano. In più, se devo impiegare due mesi della mia vita a lavorare su un progetto, preferisco scrivere musica per me stesso, musica che potrò utilizzare per molto tempo.

Chi sono i tuoi batteristi preferiti?

In ordine di apparizione: Ringo Starr, Charlie Watts, Keith Moon, Ginger Baker, John Bonham, Stewart Copland, Neil Peart, Dave Weckl, Vinnie Colaiuta, Dennis Chambers, Tony Williams, Elvin Jones, Jack DeJohnette, Max Roach, Art Blakey, Roy Haynes, Buddy Rich e tanti altri.

E i tuoi compositori di colonne sonore preferiti?

John Williams, Ennio Morricone, Jerry Goldsmith, Hans Zimmer, Danny Elfman, Alexander Desplat e Trent Reznor.

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