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Intervista a Giame: “Ho tenuto la voce bassa, adesso voglio vedere che succede alzandola un po’”

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Nel fertile mondo dell’hip hop italiano c’è un artista che, con i giusti tempi, sta bruciando le tappe alzando sempre di più l’asticella delle sue produzioni. Il suo nome è Giaime, classe 1995. La sua storia è particolare: inizia il suo percorso musicale nel 2009, affermandosi in poco tempo come uno dei giovani rapper più promettenti della scena; dopo il boom del 2014 segnato da artisti come Sfera Ebbasta, Izi, Ghali e altri Giaime vive un momento d’arresto, tornando più forte di prima nel 2017 grazie al sodalizio con Andry The Hitmaker: da lì sarà un successo dietro l’altro: da “Timido” a “Finchè fa giorno” passando per “Pioggia” e le collaborazioni con Vegas Jones (“Ricco”), Lazza (“Fiori”) e Capo Plaza (“Mi ami no”) fino ad arrivare all’ultimo singolo, “Mai“, brano che oltre a segnare la partecipazione di Fred De Palma e Lele Blade contiene anche un campione e una rienterpretazione del singolo cult “Vamos a Bailar” di Paola e Chiara, datato 2000.

Abbiamo intercettato Giaime, in questo periodo in giro per l’Italia con il suo tour, curiosando sul suo trascorso, sul suo incontro con Andry e indagando sui suoi brani più significativi.

 

Giaime, il tuo cammino musicale mi affascina molto. Hai iniziato forte nel 2009, poi nel momento dell’exploit sei rimasto in silenzio, tornando a bomba nel 2017. Come descriveresti il tuo percorso fino a questo momento?

Direi un po’ discontinuo, la responsabilità chiaramente è tutta da attribuire a me. Spesso si vivono dei momenti di alti e bassi sia per colpa dell’artista che per cause esterne.
Ma in realtà è lo stato d’animo che incide molto sull’operatività e sugli eventuali successi che si possono raggiungere.

Il tuo incontro con Andry The Hitmaker ha cambiato il tuo modo di comporre, abbracciando delle linee più melodiche e personali. Sentivi tu questa esigenza e Andry è stato il producer giusto al momento giusto oppure sono state le sue produzioni a spalancarti questa nuova via?

É stato tutto abbastanza naturale. Andry mi ha aperto le porte al suo studio e alla sua musica che in realtà non era così melodica quando l’ho conosciuto, era più spinta e da club, precisamente si muoveva nel dirty south: la svolta melodica è nata proprio dal connubio tra me e lui, ci siamo resi conto di essere entrambi di essere portati per una certa tipologia di suono, è stato quindi un incontro che ha portato novità per entrambi.

Uno dei tuoi brani più apprezzati è “Timido“, in cui è presente una bella metafora: quando dici “Ho la macchina nuova e ho appena fatto il pieno” ti riferisci proprio al tuo percorso non solo personale ma anche professionale?

La macchina esprime entrambe le cose; quel pezzo è una continua metafora, mischia sia il personale, quindi la mia vita, e si riferisce anche al mio obiettivo che poi è cambiato da quella canzone in poi: in realtà è rimasto sempre lo stesso dall’inizio ma da “Timido” abbiamo voluto inseguirlo in maniera ancora più decisa: non sono mai stato un bambino così timido, ero anzi abbastanza eccentrico ed egocentrico, insomma tutto quello che concerne un artista; tuttavia avevo i miei momenti di timidezza quando non ero posto al centro dell’attenzione. Questo nella musica mi sembrava un parallelismo perfetto: ho tenuto la voce bassa, adesso voglio vedere che succede se l’alziamo un po’.  Il brano rappresenta proprio il nuovo percorso, con una sonorità più che mantiene il suo stile, credo  si percepisca di più l’omogeneità del sound da quel pezzo in poi.

Un altro pezzo apprezzatissimo in tal senso è stato “Pioggia”, parlacene un po’…

“Pioggia” è un brano oscuro, io lo amo particolarmente sia per il sound, sia per le melodie che ho trovato , lo apprezzo particolarmente: parla di tutto e di più come accade spesso nei miei pezzi, l’argomento centrale è l’amore, il rapporto di coppia o con una persona a cui si vuole molto bene. “Sotto la pioggia” è anche una metafora: sia con il bello o con il brutto tempo io sto cercando di inseguire il mio obiettivo, sia personale come una storia d’amore che professionale come proseguire la carriera.

E da pochissimo invece hai pubblicato l’ultima tua produzione, “Mai”, che vanta la partecipazione di Fred De Palma e Lele Blade con un riferimento a “Vamos a bailar” di Paola e Chiara. Com’è nato questo pezzo?

Avevo sentito un pezzo intitolato “China” di Daddy Yankee con J Balvin, Anuel AA, Karol G, Ozuna: loro avevano ripreso la melodia del ritornello di  “It wasn’t me” di Shaggy, uscito nel 2000. Ho pensato fosse una grande idea quella di riprendere un pezzo di quel periodo in italiano: la scelta è ricaduta su “Vamos e Bailar” di Paola e Chiara, che si sposa benissmo con ciò che si ascolta oggi grazie alla sua atmosfera festaiola e disimpegnata. L’abbiamo buttata su un ritmo reggaeton, il più adatto per reinterpretare una melodia del genere e un pezzo come quello.

Non posso salutarti senza chiederti del tuo album. Cosa bolle in pentola?

In realtà non abbiamo nessun album, è ancora presto. Stiamo aspettando il momento giusto: uscirà però un progetto che non è album ma qualcosa di parallelo. Ma più di questo non posso svelare.

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