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Intervista a Giuseppe Lanno: musica, da sentire e da vedere

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Giuseppe Lanno, cantautore siciliano ma prima di tutto un videomaker noto nella scena indie italiana. Sono tre i singoli pubblicati nei canali digitali e sono tre i video con cui li arricchisce nel contenuto e nella forma. Questo equilibrio delicatissimo fatto di immagini e di suoni, di quel peso poetico che hanno le parole di un cantautore impreziosito anche da un gusto estetico per le visioni e per i dettagli. Non potevamo non fermare Giuseppe Lanno in una breve intervista, doppia nei contenuti: cinema e musica che mai come prima trovano con grazia e semplicità un deciso punto di incontro.

Dal concetto video come si passa al suono? Oppure il percorso è contrario? Insomma chi determina cosa?

Per i tre brani e i rispettivi videoclip si sono verificati entrambi i percorsi. Forse è meglio dire che i percorsi si sono mescolati. “Caldo” ha un video che volevo girare da tempo, un concetto che poi si è sposato al brano. Il video di “Per Sempre” è venuto fuori passeggiando al parco con la protagonista e mentre giravo quell’unica take buona pensavo già di voler partire dall’immagine sgranata poiché l’immagine che stavo guardando mi suggeriva questo espediente. Il video della piscina è nato mesi prima, l’immagine si è rivelata nella realtà e istantaneamente ho deciso che quello sarebbe stato il video de “La Materia Oscura”. Facendo videoclip per lavoro, molto più spesso mi arriva un brano su cui rifletto e partorisco un’idea. In ogni caso non mi è (ancora) successo di scrivere una canzone dopo aver realizzato un video, ma a pensarci potrebbe essere molto interessante.

Hai sposato a pieno uno stile digitale per le tue canzoni. C’è una ragione precisa? Hai voluto cercare un dialogo, passami il termine, alla indie maniera? Oppure?

Se alludi al fatto che non esiste un supporto fisico direi che la ragione è che non esiste un disco in cui questi brani sono inseriti. Sono singoli, mi piace l’idea dei singoli. Acquisto dischi, libri e film, probabilmente una parte di me non abbandonerà mai l’aspetto materiale, del supporto e del feticcio. Se avessi un disco lo stamperei. D’altro canto lavoro col digitale, usufruisco di prodotti in digitale, non so quanto sia un dialogo alla indie maniera. Credo che sia la normalità, un dialogo che fanno quasi tutti gli artisti che producono qualcosa nel 2020.

Un trittico di brani… che sviluppo avranno? Nel futuro c’è la stampa di un disco di Giuseppe Lanno?

C’è in previsione l’uscita di almeno un altro singolo. Mi piacerebbe scrivere un disco e stamparlo. Prima di ogni cosa mi piacerebbe sentire dentro di me che ho scritto un disco, devo vedere la mia scrittura in questo modo.

Passiamo al cinema. Qual è il tuo approccio quando devi girare un videoclip?

Quando mi arriva un brano per cui mi si chiede di realizzare un videoclip la prima cosa che faccio è quella di analizzarlo musicalmente, nei limiti della mia competenza. Cerco suggerimenti dalla struttura armonica, dalle linee melodiche, dalle tessiture negli arrangiamenti. Suono il brano a casa, chitarra e voce, lo ascolto in tutte le passeggiate che faccio perché voglio capirlo. Il testo mi interessa sempre molto poco, mi piace leggerlo, ma solo perché mi può capitare che qualche parola mi suggerisca un campo semantico. Cerco di interpretare il brano e proporre la mia visione, estendendola in termini di significato. Scrivo sempre le mie considerazioni musicali e poi un concept che propongo. Mi confronto con l’artista parlando del brano, ma anche di cinema, del suo gusto personale, se è il caso cerco di incontrarlo e parlare di fronte a una bevanda. Poi, nella maggior parte dei casi, mi confronto con il direttore della fotografia con cui lavoro abitualmente (Simone Tacconelli) per cercare di capire come rendere al meglio la visione che ho ipotizzato. Anche questa ultima fase diventa determinante perché traggo sempre molti benefici dal confronto.

Tra i tuoi lavori ci sono anche dei documentari, tra cui uno con Cesare Basile, che rapporto hai con questo genere cinematografico?

Il documentario mi appassiona molto. Voglio girarne altri, è un’esperienza molto dinamica. Mi piace molto portare l’aspetto documentario anche in alcuni progetti fotografici, mi piace unire la posa e la documentazione. Per quel che riguarda questa forma cinematografica direi che nutro un grande piacere nel guardarli e questo mi stimola a girarli. Spesso mi ritrovo a pensare come qualcosa che vedo meriterebbe un film documentario. Mi piace molto lo sguardo sul reale, anche perché non esclude di poterlo usare in modo creativo anche senza passare alla trasposizione.

Sappiamo che tutto è iniziato da una reflex, che rapporto c’è per te tra immagine statica e in movimento?

Il legame è molto stretto. Prima di tutto perché, nel mio caso, il mezzo è lo stesso e quindi hai in mano le due possibilità. Prima o poi premerai il tasto sbagliato e sperimenterai. Per quanto mi riguarda, prima ho cominciato a fare video e poi a scattare. Fotografare mi piace molto e credo che influisca sul mio modo di comporre un’immagine ormai. Al di là dell’ovvio legame tra le due cose, c’è una grande fascinazione, perché sembra quasi una trasgressione o un’occasione in entrambi i sensi si percorra questo legame. Ci sono molti casi di fotografi famosi che hanno girato videoclip musicali, per esempio. A livello fotografico lavoro molto col ritratto e questo si riversa spesso nei miei video. Chi li ha visti riconoscerà facilmente il mio approccio alla figura umana perché trasferisco la mia “voglia” fotografica sui soggetti, mi piace giocare con la stasi e il movimento.

 

di Giuditta Danzi e Paolo Tocco

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